di Stefano Di Cecio
PISTOIA – Alessandro Milan è un giornalista, scrittore, conduttore. Ha lavorato in RAI e attualmente è il conduttore radiofonico della trasmissione “Uno, nessuno, cento Milan” in onda ogni mattina su Radio 24 insieme al suo collega ed amico Leonardo Manera (il Petrectek di Zelig). E’ abituato a raccontare i fatti con precisione e rigore, ma cosa succede quando viene invitato a partecipare ad un evento che, per definizione, celebra il contrario della verità? Lo abbiamo intervistato in vista del Campionato della Bugia dove, insieme a Leonardo Manera, sarà insignito della laurea di “Bugiardo ad honorem”.

Il tuo compito è quello di verificare i fatti. Come ci si prepara invece a una gara in cui vince la bugia più bella?
Con tanta curiosità intanto perché la bugia è sempre stata associata in teoria a un qualcosa di negativo. Invece mi incuriosisce tantissimo l’idea di poterla premiare e di poter incorniciare la bugia più bella, più simpatica, più creativa. Bisogna capire poi cosa vuol dire “bella” se creativa o innovativa o arzigogolata, bisognerà capire cioè il senso di “bello”, sono molto curioso e ne vorrò ascoltare molte.
Capita spesso di dire questa storia è talmente incredibile che sembra inventata. Il campionato della bugia dimostra che inventare una bugia è quasi un’arte
Immagino che la fantasia sarà una delle componenti da premiare maggiormente rispetto alle altre, perché è un po’ una forma d’arte come appunto il pittore che fa un dipinto e ti fa sognare, come come una canzone che ti fa evocare delle belle immagini, insomma è una forma artistica certamente ma non avrei mai pensato di dover premiare una bugia, però il bello è proprio questo.
La credibilità nel raccontare i fatti è praticamente tutto. È liberatorio in questo caso per te cambiare registro completamente anche solo per un giorno?
Ma sì, permettimi una battuta, occupandomi spesso di politica e politici, un po’ di bugie, qualche volta le incrociamo anche lì no? quantomeno di promesse che non vengono mantenute, però sono bugie di altro tipo, quelle fanno arrabbiare di più. Mi voglio immaginare che queste siano bugie che fanno sorridere, che è la cosa più importante.
C’è un esempio che tu citeresti come il più grande bugiardo, un modello fra quelli che hai incontrato nella letteratura, nella storia oppure in politica?
Sono cresciuto divorando dischi, ma anche libri, sentendo non so quante volte Pinocchio che era il mio idolo da bambino. Tanto che in prima elementare scappavo da scuola come lui, ma non è una bugia, è la verità. Ho rischiato di finire bocciato in prima elementare per le troppe assenze, evidentemente avevo troppo introiettato la storia di Pinocchio. Semplicemente non mi piaceva andare a scuola e quindi facevo un po’ il Pinocchio anch’io, quindi per la letteratura direi lui. Per quel che riguarda i personaggi, non vorrei essere in difficoltà citando un politico rispetto a un altro. E’ più difficile trovare qualcuno che in campagna elettorale dica “faccio questo” e poi mantenga le promesse, magari vorrebbe farlo ma non ce la fa, è raro trovare un politico che dice “farò questo” e poi lo fa veramente.
Quest’anno ricorre il bicentenario di Carlo Collodi e verrà ricordato a Le Piastre, Pinocchio è un prodotto toscano, conosciuto in tutto il mondo
Qualche anno fa, ero a New York, sono entrato in libreria e ho comprato una copia delle Avventure di Pinocchio in inglese. E’ qualcosa sì di globale, di universale, davvero c’è dappertutto.
C’è una bugia detta da bambino che tu ricordi con piacere?
Quelle banali dette ai genitori, chissà quante, anche se, ad esempio, e nel dirlo mi vergogno, non ho mai bigiato la scuola, come si dice a Milano. Fatta eccezione durante la prima elementare perchè scappavo, ma nel senso che tornavo a casa da mia mamma con delle scuse tipo il bidello aveva già chiuso il cancello perché papà mi ha accompagnato tardi, c’ho mal di testa, c’ho la febbre. Cose innocenti insomma, non grandi bugie. Da adulto non ricordo, vabbè magari in amore, qualche volta avrò detto sono qui e invece ero da un’altra parte

Com’è nato l’invito a Le Piastre?
Nasce così, da qualche anno, e credo questo sia il quarto, sono presidente di giuria del premio nazionale di poesia “Il fiore” a Chiesina Uzzanese. Lì ho conosciuto Emanuele Begliomini, mi aveva incuriosito il Campionato Nazionale della bugia e quindi l’ho intervistato in radio. Da lì è nata l’idea, un giorno mi ha mandato la tessera di bugiardo patentato e ne sono estremamente orgoglioso, posso sfoggiarla e mettermela come una medaglia sul petto. Negli anni successivi abbiamo provato a coniugare l’invito a Chiesina più Le Piastre senza riuscirci, quest’anno invece ce l’abbiamo fatta, il venerdì sarò al premio nazionale il Fiore di Chiesina e poi domenica sarò a Le Piastre, è stato necessario insistere ed avere pazienza.
Pensi di raccontare questa esperienza a Le Piastre in radio?
Venerdì io e Leonardo Maniera su Radio 24 ci fermiamo e riprendiamo il 7 settembre, quindi è un po’ difficile raccontare questi giorni perché noi ci occupiamo dell’attualità. Quindi in questa occasione sarà difficile, oppure potrei dire una bugia e affermando che il 7 settembre quando riprendiamo faremo uno speciale di due ore dedicate a Le Piastre e chi vuole ci può credere.
È una piccola frazione ma una grande presenza nel mondo, ci sei mai stato prima d’ora?
No, comunque Emanuele è sempre stato molto cortese, venendo spesso a Chiesina. Quindi stavolta, parafrasando Maometto, se Begliomini non viene alla Chiesina saranno la Chiesina e Alessandro Milan ad andare a Le Piastre.
C’è una qualità che accomuna un bravo giornalista a un bravo narratore di bugie?
Secondo me è l’onestà intellettuale, anche se dare dell’onesto a un bugiardo, in questo caso spero si capisca che il bugiardo è quello che dice la bugia, non io, può sembrare un paradosso. Però secondo me l’onestà intellettuale, la capacità di riuscire a porsi come una persona credibile nel raccontare quello che si vuole raccontare. La credibilità di chi racconta è tutto, vale gran parte del racconto perché vuol dire che la persona che ascolta ti dà autorevolezza in quello che dici.
In un mondo come il nostro regolato ormai dall’intelligenza artificiale e dai vari social che spesso sono solo diffusori di menzogne, c’è ancora spazio per queste manifestazioni, per questo tipo di cultura e di arte?
Io credo di sì, anche se effettivamente con l’arrivo dell’intelligenza artificiale e i social tutto si mischia: verità, menzogne, bugie. Sarà sempre più complicato distinguere ciò che è vero, ciò che è verosimile ciò che palesemente falso. Almeno a Le Piastre c’è un qualcosa di intoccabile, il fatto che si sa già dal principio che è tutto falso e questo secondo me è un qualcosa su cui puntare e che lo renderà, paradossalmente per questo, completamente credibile.
Lunga vita a Le Piastre, al suo festival e a tutti i suoi partecipanti, lunga vita alla bugia in sé. Spesso una piccola bugia può essere anche una fonte di salvezza. Lunga vita alla bellezza di persone che credono ancora che ci si possa ritrovare insieme e passare dei bei momenti, di questi tempi è già parecchio.


