PISTOIA – Qual è lo stato del fosso del Brusigliano nel suo tratto “tombato”? Lo chiede da mesi un gruppo di cittadini e anche il consigliere comunale del Pd, Paolo Tosi.
Una vicenda paradossale che non riesce a trovare la conclusione. Che sarebbe semplicissima: la fornitura della mappa del percorso generale del fosso.
“A maggio – spiega Lia Tosi – facemmo richiesta per un incontro con l’assessore ai lavori pubblici Alessio Bartolomei il quale, tramite la sua segreteria, ci spiegò che per l’incontro avrebbe dovuto mettere insieme i tecnici di diversi uffici, raccogliere documentazione, e così via”.
L’incontro è avvenuto due mesi dopo: il 18 luglio scorso. Di fronte ai cittadini, un solo tecnico senza alcuna documentazione relativa alla richiesta dei cittadini.
“Nell’incontro – racconta ancora Lia Tosi – ci ha parlato della preistoria geologica di Pistoia e di ciò che hanno fatto al fosso Brusigliano all’altezza del Bosco in città, nella zona di via Nazario Sauro. Chiedemmo informazioni sulla deviazione del fosso, quando avvenne e perché fu deviato dal percorso originario. Chiedemmo informazioni anche sullo stato di salute del fosso, se ci fossero monitoraggi. Nessuna risposta”.
Dal Comune l’invito a rivolgersi alla Protezione civile, ma il responsabile della Protezione civile è proprio l’assessore Bartolomei, che tace.
Anche il consigliere comunale del Pd, Paolo Tosi, si era interessato al problema con una lettera inviata al Sindaco e al Prefetto nella quale chiedeva lo stato di sorveglianza sul Brusigliano nel tratto che fu tombato.
“Un silenzio che ci preoccupa – scriveva Tosi – visti anche i tragici eventi che hanno colpito popolazioni così vicine a noi, la situazione che riguarda questo canale tombato sotto le vie densamente abitate dove insistono diverse scuole, superiori in via Panconi, elementari in via Paganini. Il Brusigliano tombato scorre sotto via Panconi, via Spartitoio, via Paganini per andare a riprendere il vecchio corso in prossimità del ponte di via Macallè. naturalmente la nostra ricostruzione si basa su memorie di abitanti e non sulle mappe che pare i vostri uffici stentano a cercare”.
Forse intorno agli anni ’60, il fosso subì una deviazione che richiese un percorso con curve forse anche ad angolo quasi retto, Questo per consentire l’edificazione di palazzi lungo la via Monteverdi dove scorreva tranquillo il piccolo corso d’acqua. “Sappiamo che canali tombati come questo – aggiungeva il consigliere – anche se non hanno curve, anche se sono costantemente ripuliti, rappresentano un grosso rischio in periodi anche meno violenti da un punto di vista climatico come questo che stiamo vivendo, perché grossi afflussi di acqua che investano le curve possono causare la rottura della struttura con conseguenze che possiamo immaginare”.
Tosi poneva poi una serie di domande, le medesime dei cittadini:
quale è il percorso preciso del Brusigliano da quando si origina? Perché non è possibile avere le mappe? Esistono e dove sono gli sportelli di ispezione? Con quale cadenza viene fatta l’ispezione? Come? Con quali strumenti? Ci dovrebbe essere un’Autorità di bacino che gestisce il regime delle acque e l’uso di questi canali; come usa il Brusigliano?







