mercoledì, Settembre 9, 2026

Il percorso giudiziario dopo l’aggressione di Martina Mucci, parla il padre Paolo

di Andrea Mori

PRATO – Era la notte tra il 20 e il 21 febbraio 2024 e Martina Mucci, una ragazza di 29 anni che tornava a casa dopo un turno di lavoro come cameriera nel pub Hop ‘N Drop, venne attesa davanti al portone della propria abitazione per essere picchiata selvaggiamente da due giovani uomini che, si scoprirà poi, furono ingaggiati per poche centinaia di euro dall’ex di Martina, che voleva vendicarsi sia per un presunto tradimento sia per essere stato lasciato.

Martina Mucci, oggi

Al momento le sentenze nei confronti dei responsabili sono state emesse in primo grado, tutte con rito abbreviato – cosa che prevede uno sconto di pena –, nell’ambito di un procedimento seguito dal giudice per l’udienza preliminare (GUP) Marco Malerba.

In sintesi, ecco come sta andando per adesso il percorso giudiziario che vede coinvolti quattro uomini.

  • Emiliano Laurini (mandante): condannato a 9 anni.
  • Kevin Mingoia (esecutore): 6 anni e 8 mesi.
  • Mattia Schininà (intermediario): condannato a 4 anni.
  • Gianluca Roselli (esecutore): non è stato condannato perché ha ottenuto la messa alla prova, misura alternativa prevista per i minori.

I tre maggiorenni hanno presentato ricorso. Il processo d’appello è fissato per il 29 settembre.

Al fianco di Martina in questa brutta storia c’è Paolo, suo babbo, a cui abbiamo chiesto il punto su come stanno stanno andando le cose in Tribunale.

Buonasera Paolo. Come va?

Potrebbe andare meglio. Hanno verificato il percorso fatto fino a questo a questo momento da Roselli, e quindi i lavori socialmente utili ecc. E se da qui a fine anno si comporta come un bravo bambino non subirà nessuna punizione, uscendone completamente pulito. E io purtroppo non ci posso fare niente perché questa è la legge, anche se francamente mi sento di dire che così si dà un bruttissimo esempio. Non mi arrendo però dal punto di vista civile, come genitori il danno me lo devi risarcire.

Martina dopo l’aggressione

Il processo di appello è stato rimandato perché si stava aspettando la decisione della Corte Costituzionale sulle pene previste per il reato di “sfregio permanente”. E ora?

Questo apre ad uno scenario di discrezionalità del giudice. Significa che uno sfregio permanente che non impatta su quella che è la fisionomia della persona potrebbe essere sanzionato con una pena minore. Nel caso di Martina però la cicatrice sul naso è e sarà sempre visibile, per cui secondo il nostro avvocato niente dovrebbe cambiare. Mia figlia tra l’altro ha una perizia fatta da un chirurgo estetico, incaricato dal tribunale, in cui è scritto che quello al naso è un danno irreparabile e permanente. E poi va ricordato anche il discorso masticatorio, i denti: perché nonostante non si veda, anche quello è un danno permanente.

Martina ha problemi a masticare?

No, però l’impianto masticatorio è indubbiamente rimasto indebolito (si è dovuta rifare i denti). Dopo un anno dall’intervento i denti stanno bene, ma fra 10, di anni? Qui parlano solo del taglio, ma il discorso non è unicamente estetico. 

Il padre di Martina, Paolo Mucci

C’è qualcosa che vuole aggiungere Paolo?

Sì. Il 3 giugno 2024, giorno della chiusura del processo di primo grado, fu decretato il pagamento di una provvisionale di 3000 euro sia a me che a sua mamma, cioè un anticipo sul danno civile stabilito dal giudice. Il discorso riguarda Laurini e Schininà, ma da giugno dell’anno scorso non si è visto niente. Nonostante l’avvocato abbia sollecitato, non è arrivata nessuna risposta.

Noi comunque continueremo a lottare, nelle sedi opportune, per avere giustizia sia in sede civile che penale, visto che la partita è ancora aperta.

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