PISTOIA – Vito Fiorino, è un falegname e pescatore per passione. Il 3 ottobre 2013 è stato soccorritore durante una delle terribili tragedie del nostro mare, a Lampedusa, dove si è trasferito ormai da tempo, trascorrendoci la maggior parte dell’anno.
Fiorino era in rada in attesa dell’alba per uscire a pesca con un suo amico, quando si è trovato circondato da naufraghi che urlavano disperatamente chiedendo aiuto “Quelle urla che salivano dall’acqua mi sembravano gabbiani, invece erano uomini”.

I profughi erano in acqua da ore, e da conoscitore del mare Fiorino sapeva che la situazione era drammatica; cominciò subito a issare a bordo con l’aiuto dell’amico quante più persone possibili, fino a rischiare, per la sua scelta di umanità, il ribaltamento dell’imbarcazione. Dopo aver dato l’allarme alla Capitaneria di porto, ricondusse sulla terra ferma le 47 persone salvate (46 uomini e una donna), strappandole a morte certa. Perirono nel naufragio 368 persone – quasi tutte eritree – tra cui numerose donne e bambini. Proprio per ricordare quest’immane tragedia – che è solo un episodio del silenzioso genocidio nel Mediterraneo – il 3 ottobre, dal 2016 è stato proclamato Giornata della Memoria e dell’Accoglienza.
Ha ancora contatti con i migranti che ha soccorso e che oggi lo chiamano papà; ogni anno, durante l’anniversario del naufragio- scrive l’Assemblea permanente antirazzista antifascista di Vicofaro – i ragazzi eritrei da lui salvati (che vivono perlopiù nel Nord Europa) tornano per salutarlo e commemorare insieme a lui i compagni morti. Questa vicenda dolorosa ha colpito profondamente Fiorino, che non ha mai smesso di lanciare appelli per un maggiore impegno delle istituzioni nella questione dei migranti.
Domenica 15 maggio, durante la messa delle 11 nella chiesa di Vicofaro si svolgerà l’incontro con Vito Fiorino che sarà seguito da un aperi-pranzo a offerta libera.







