mercoledì, Settembre 9, 2026

La collezione permanente di Palazzo Fabroni: un viaggio nel Novecento pistoiese

PISTOIA – Un viaggio nell’arte del Novecento attraverso le opere di alcuni tra i maestri più significativi dell’arte contemporanea pistoiese e non solo.

Il Museo del Novecento e del Contemporaneo di Palazzo Fabroni, facente parte della rete dei Musei Civici di Pistoia, è oggi ospitato nel palazzo della nobile famiglia pistoiese che lo abitò fino al 1842, e si affaccia lungo via Sant’Andrea proprio di fronte all’omonima pieve romanica.

Il museo espone la collezione permanente di arte moderna e contemporanea del Comune di Pistoia, che, costituita da fondi civici originari, acquisizioni e donazioni, consente di compiere un itinerario attraverso il panorama artistico dagli anni Venti del Novecento fino ai nostri giorni.

Il viaggio alla scoperta dell’arte contemporanea a Palazzo Fabroni inizia dalle sale del pianterreno, a cui si accede alla destra del corridoio centrale, appena superata la biglietteria.

La prima sala espositiva del Museo di Palazzo Fabroni, dedicata all’arte fra le due guerre (fotografie di Andrea Capecchi)

La prima sala del museo è dedicata alla scuola pistoiese attiva nel periodo tra le due guerre, con ritratti, nature morte e paesaggi campestri e rurali nelle opere di artisti come Bugiani, Chiappelli, Cappellini, Mariotti, Innocenti e Caligiani, a cui si uniscono i busti in bronzo nella serie dei “ritratti umani” di Zanzotto. Sono opere che, passata la grande temperie delle Avanguardie, declinano in maniera originale il linguaggio figurativo della prima metà del Novecento, nel segno di una comune adesione ai principi della raffigurazione di scenari quieti di vita quotidiana, dell’ uso di colori tenui, della misura e dell’intimità creativa.

Nella seconda sala si illustra l’evoluzione del Novecento pistoiese tra anni Quaranta e Sessanta, i cui principali protagonisti sono stati gli autori della cosiddetta “generazione di mezzo” come Frosini, Gelli, Gordigiani e Vivarelli, attivi nel secondo dopoguerra in un clima di grande fervore artistico e culturale che coinvolge e anima anche la città di Pistoia.

La sala che ospita l’arte del Novecento pistoiese nel secondo dopoguerra

Dai paesaggi campestri di Cappellini e le nature morte di Fabbri e Agostini, ancora legate alla tradizione figurativa, si passa a opere come “Passeggiata lungo il fiume” di Gordigiani che vertono verso una destrutturazione dell’immagine in chiave astrattista. Senza dimenticare la scultura “La vita” di Jorio Vivarelli, già compiuto “manifesto” della sua arte, in cui i richiami al primitivismo si uniscono in una nuova interpretazione del tutto originale.

La saletta successiva è dedicata allo scultore pistoiese Marino Marini, presenza di assoluto rilievo nell’arte italiana e internazionale del Novecento: qui trovano spazio l’opera giovanile “Giovinetta” del 1938, un “Cavallo” del 1945 – archetipo ricorrente nella produzione artistica del maestro pistoiese – e il “Ritratto di Igor Stravinskij” nella prima versione del 1950.

La quarta sala del pianterreno è dedicata all’ultima generazione della “scuola pistoiese”, attiva negli anni Sessanta sulla scia della corrente della pop art, che annovera al suo interno artisti come Barni, Natalini, Buscioni e Ruffi, presentati nei ritratti fotografici realizzati da Aurelio Amendola e successivamente donati alla città.

Un “Cavallo” di Marino Marini

La grande stagione artistica pistoiese degli anni Sessanta e Settanta continua al primo piano del museo, con sale monografiche dedicate ai principali maestri che hanno animato e illuminato la scena artistica pistoiese e non solo durante questi anni.

C’è la riflessione di Mario Nigro sui concetti di “spazio totale” e “tempo totale” con opere che, partendo dai modelli astratti e cubisti e nutrendosi di suggestioni derivanti dalla musica, si caratterizzano per le complesse prospettive geometriche e i molteplici punti di fuga. È un continuo succedersi di quadrati, rettangoli, linee interrotte e spezzate, che riempiono lo spazio e danno all’osservatore l’impressione di trovarsi di fronte a un reticolato, un vero e proprio “labirinto” di linee e colori.

C’è l’arte astratta e minimalista di Fernando Melani, che nelle sue opere, utilizzando materiali diversi, riflette sul valore del monocolore come elemento dinamico e allo stesso tempo portatore di armonia ed equilibrio. Ci sono le geometrie astratte e colorate di Gualtiero Nativi, autore di composizioni dinamiche caratterizzate da rettangoli fittissimi che pur contrastanti tra loro tendono verso il centro della tela. Ci sono infine le sculture in bronzo di Agenore Fabbri, che, come nella serie dei “Personaggi” del 1980, colpiscono l’osservatore per la loro “tragicità allucinata” e per la riduzione della figura umana a uno stato primitivo e ancestrale, metafora della condizione di un’umanità ferita nella coscienza attraverso le ferite visibili, inferte nel corpo delle due sculture.

Due opere di Gualtiero Nativi nelle sale monografiche del primo piano

La collezione permanente di Palazzo Fabroni si è arricchita nel corso degli ultimi anni di nuove acquisizioni che hanno trovato anch’esse sistemazione nei locali del primo piano. Una sala raccoglie una selezione di immagini del fotografo Mario Carnicelli, realizzate in occasione dei funerali del leader comunista Palmiro Togliatti nel 1964; un’altra ospita le opere a tema musicale di Chiari e Lombardi, autori fiorentini che hanno sperimentato la fusione tra musica e arti figurative; un’altra ancora presenta le installazioni di Kounellis e Ranaldi, poste in diretto e ideale dialogo con l’architettura romanica della facciata della pieve medievale di Sant’Andrea, ben visibile dalle finestre del palazzo.

Non poteva infine mancare uno spazio dedicato all’arte della fotografia: un piccolo corridoio ospita la suggestiva “galleria dei ritratti” di Aurelio Amendola, serie di sei fotografie in cui sono immortalati grandi nomi dell’arte italiana e internazionale come Kounellis, Warhol, De Chirico, Castellani, Burri e Marini, quest’ultimo nella famosissima foto del 1973 che lo ritrae sulla spiaggia di Forte dei Marmi insieme a un cavallo.

La serie dei “Ritratti” di Aurelio Amendola

Visitare gli spazi espositivi del palazzo, che ospita anche mostre temporanee, significa dunque compiere un affascinante viaggio alla scoperta dei grandi maestri pistoiesi del secolo scorso e la loro arte, attraverso un’interessante selezione di opere che nel loro piccolo esprimono tutta la vivacità e la vitalità delle correnti e dei movimenti artistici che hanno segnato la storia dell’arte italiana e non solo nel Novecento.

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