mercoledì, Settembre 9, 2026

La musica come ricerca “lenta” e passione: i Perturbazione in concerto ad Agliana

AGLIANA – Un lungo lavoro di ricerca della propria identità musicale in sala prove, un percorso “lento” attraverso sperimentazioni e contaminazioni.

Sul palco del Carabattole Love Park di Agliana sono saliti i Perturbazione, band piemontese dalla carriera più che trentennale con all’attivo otto album in studio, una partecipazione al Festival di Sanremo nel 2014 e una serie di progetti che vanno al di là dell’ambito musicale, come lo spettacolo teatrale “Le città viste dal basso” che ha visto il coinvolgimento di ospiti di grande spessore come Manuel Agnelli, Francesco Bianconi, Emidio Clementi, Vasco Brondi e Mauro Ermanno Giovanardi.

I Perturbazione in concerto al Carabattole Love Park di Agliana (fotografie di Simone Chelucci)

Il concerto aglianese è stata l’occasione per compiere un viaggio a ritroso tra le canzoni che hanno segnato la carriera e la storia del gruppo, guidato dal frontman Tommaso Cerasuolo, per una nuova serata di emozioni all’insegna di sonorità pop, indie e rock. Da “A luce spenta” a “Trentenni”, da “Agosto” a “L’unica”, la band è entrata presto in sintonia con il pubblico e ha dato vita a un concerto di grande energia, ripercorrendo insieme ai fan le tappe più significative di questo “percorso musicale” iniziato quasi in sordina, con la pubblicazione nel 1998 del primo album “Waiting to Happen”, cantato interamente in lingua inglese, ben dieci anni dopo la formazione della band.

Una “lentezza” che oggi stupisce, abituati come siamo ad artisti che sono lanciati al successo giovanissimi da social, talent show, agenzie di management ed etichette discografiche: ma i Perturbazione hanno fatto della loro crescita graduale, delle loro collaborazioni (Max Casacci, Dargen D’Amico, Luca Carboni, solo per citarne alcuni) e della loro costante ricerca dei punti di forza, che si sono rivelati anche durante il concerto di Agliana con il trasporto e il coinvolgimento del pubblico durante l’esecuzione dei loro brani.

In attesa di vederli di nuovo a settembre a Prato insieme a Nada per presentare il progetto di “reinterpretazione” e “rilettura” integrale de “La buona novella”, celebre album del 1970 di Fabrizio De Andrè, che la band piemontese e la cantautrice livornese hanno voluto omaggiare e celebrare a 25 anni dalla scomparsa.

Intervistato da Report a margine del concerto aglianese, Tommaso Cerasuolo ha tracciato una sorta di “bilancio” dell’esperienza e della carriera artistica dei Perturbazione, sottolineando in primo luogo il “vantaggio” di essere una band: “far parte di un collettivo, quindi di un insieme di individui, è stato il motore che ci ha uniti e che ci ha fatto partire nel nostro percorso musicale. Questo soprattutto all’inizio, quando eravamo ancora dei ragazzi ancora inesperti su alcuni aspetti musicali: è stato proprio il lavorare a stretto contatto in sala prove a permettere a ciascuno di noi di migliorarsi e di trovare il proprio stile e il proprio linguaggio”.

Tommaso ricorda come la band, che si è formata alla fine degli anni Ottanta quando i loro componenti erano ancora degli studenti liceali, abbia impiegato una dozzina d’anni per “mettere a fuoco” il proprio lavoro musicale. Un lavoro di costante ricerca che continua ancora oggi: “nella musica non si smette mai di imparare cose nuove, e secondo noi è fondamentale fare un passo alla volta”, in maniera molto diversa da come succede spesso a livello commerciale, con la ricerca talvolta spasmodica di un successo immediato e del pezzo che possa diventare un “tormentone”.

I Perturbazione, invece, eccetto alcune brevi “incursioni” nel genere pop con canzoni più “radiofoniche”, hanno forse per lo stessa ammissione un approccio più “letterario” nella loro musica e nei loro testi, non disdegnando contaminazioni con altri linguaggi artistici come il cinema e il teatro, e amando mescolare stimoli che provengono da altri “mondi”.

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