lunedì, Agosto 31, 2026

La sentinella di pietra: la pieve millenaria di San Giorgio a Brancoli

LUCCA – Se esiste un luogo dove la pietra millenaria, la spiritualità medievale e la natura toscana si fondono in una sintesi perfetta, questo è il borgo sparso di Brancoli, frazione rurale della collina lucchese.

Superato Ponte a Moriano e salendo lungo le pendici orientali della valle del Serchio, il traffico e il brusio della piana sfumano gradualmente, lasciando spazio a una carreggiata stretta che si arrampica tra terrazzamenti di ulivi, boschi di castagni e piccoli castelli di case quasi immobili nel tempo. È qui, a poco più di trecento metri di altitudine, che appare all’improvviso sulla destra, affacciata su una terrazza naturale, l’antica pieve di San Giorgio a Brancoli: una visione d’eccezione, maestosa nella sua sobria eleganza e dominante sull’intera piana lucchese.

Dalla piazzetta antistante la chiesa lo sguardo spazia libero a sud verso la piana di Lucca e le alture del monte Pisano, mentre verso nord e verso ovest si profilano le vette frastagliate delle Alpi Apuane e i rilievi più dolci dell’Appennino; tutt’intorno la vegetazione avvolge l’architettura in un abbraccio cromatico che cambia con le stagioni, dal verde argenteo degli uliveti all’oro autunnale dei castagneti.

La sensazione per il visitatore è quella di un profondo isolamento contemplativo, un’oasi di silenzio dove l’opera dell’uomo rispetta e valorizza la morfologia del paesaggio, e dove a dominare sono la quiete e i piacevoli suoni campestri di quest’angolo di collina lucchese in cui la presenza umana mostra tracce nobili e antiche.

La pieve vanta infatti una storia più che millenaria, venendosi a trovare nei pressi della vallata del Serchio che era attraversata fin dall’età altomedievale da un percorso secondario della via Romea, che dalla Cisa attraverso la Lunigiana e la Garfagnana – ma anche con la sua diramazione verso Nonantola, risalendo la vicina valle della Lima – faceva convergere su Lucca mercanti e pellegrini in transito attraverso l’Appennino, e ancor più durante il periodo tra il XI e il XIII secolo che registrò il grande sviluppo di Lucca come fondamentale centro commerciale, economico, politico, religioso e culturale.

L’interno della pieve di San Giorgio a Brancoli, che conserva quasi intatto l’antico aspetto medievale (foto Turismo Lucca)

Il primo documento ufficiale che attesta l’esistenza della pieve risale all’anno 772, in tarda epoca longobarda, quando la chiesa viene citata come dipendente dal vescovado lucchese. Tuttavia l’edificio che ammiriamo oggi è il risultato di una totale ricostruzione intrapresa tra la fine dell’XI e la prima metà del XII secolo, periodo di straordinario fervore edilizio per l’intera Lucchesia e di affermazione dell’architettura romanica in Toscana, in particolare nei due centri propulsori di Lucca e Pisa.

La tradizione locale e diverse fonti storiche legano la rifondazione della pieve alla figura di Matilde di Canossa (1046-1115), la potente grancontessa che governò ampie porzioni dell’Italia centrale e che promosse la costruzione di decine di pievi lungo le vie di pellegrinaggio. Nel 1097 San Giorgio a Brancoli è citata come una pieve dotata di fonte battesimale da cui dipendevano diverse cappelle minori sparse nei paesi circostanti, fungendo da piccolo centro di vita sociale e religiosa all’interno di un territorio rurale e dal popolamento diffuso, privo di centri abitati di rilievo.

Nonostante il trascorrere dei secoli, i conflitti territoriali e i restauri ottocenteschi e del secondo dopoguerra, la pieve ha conservato inalterata la sua struttura romanica originaria, scampando ai pesanti rifacimenti barocchi che hanno trasformato molti altri edifici religiosi della regione.

Dal punto di vista architettonico, osservando la pieve di San Giorgio si rimane colpiti dall’incredibile regolarità dell’apparato murario. L’edificio è costruito interamente in blocchi squadrati di pietra, tagliati con millimetrica precisione e messi in opera a filari paralleli senza quasi lasciare spazio per la malta. La facciata a capanna è un esempio virtuoso di proporzione geometrica: sobria e priva di sovrastrutture ornatissime, presenta un unico portale d’ingresso sormontato da un arco a tutto sesto con lunetta monolitica. La parte superiore è alleggerita da una piccola finestra a forma di croce e da archetti pensili che corrono lungo il sottotetto.

Accanto alla facciata, sul lato sinistro, svetta l’imponente campanile a pianta quadrata e con merlature a coda di rondine, secondo una struttura tipica e ricorrente nel romanico lucchese. Massiccio alla base, si alleggerisce visivamente man mano che sale verso il cielo grazie all’apertura progressiva delle finestre, semplici feritoie nei primi livelli inferiori, monofore al centro, bifore e trifore nell’ordine superiore.

L’elegante abside semicircolare della pieve con il caratteristico campanile (foto Turismo Lucca)

L’interno della chiesa è diviso in tre navate da due file di colonne monolitiche sormontate da capitelli scolpiti con motivi vegetali, geometrici e zoomorfi. La copertura è a capriate lignee a vista, elemento che restituisce un calore intimo all’ambiente e amplifica la suggestione della luce naturale che penetra dalle strette monofore laterali.

La navata centrale termina con una splendida abside semicircolare, perfettamente conservata all’esterno e all’interno, decorata lungo il cornicione da una serie di mensole scolpite con volti umani, animali fantastici attinti dai bestiari medievali e simboli cristologici.

Tra le sculture presenti nella pieve, la più curiosa e interessante si trova sull’architrave del portale laterale della chiesa: si tratta di una figura umana stilizzata, raffigurata con grandi braccia spalancate e mani grandi e sproporzionate, che molti abitanti del luogo hanno ribattezzato come “il Brancolino” e il cui significato appare ancora oggi avvolto dal mistero e oggetto di discussione, anche se è possibile – facendo un confronto con figure simili presenti in pievi coeve – che rappresenti una sorta di “segnale” per i pellegrini in visita alla pieve per l’ingresso attraverso un accesso ad essi dedicato.

La curiosa figura umana scolpita sull’architrave di un portale laterale, possibile “segnale” di indicazione per i pellegrini in transito (foto Turismo Lucca)

La pieve di San Giorgio racchiude inoltre al suo interno alcuni esempi di alto valore della scultura romanica toscana, a partire dal pulpito in marmo, datato 1194 e attribuito al maestro Guidetto e alla sua cerchia, legata al celebre scultore Biduino. Sostenuto da quattro colonne – due delle quali poggiano su leoni stilofori che sbranano draghi e uomini, simbolo della vittoria del Bene sul Male – l’ambone è riccamente decorato con rilievi raffiguranti i simboli dei quattro Evangelisti e motivi vegetali intrecciati di rara raffinatezza.

Da segnalare anche un fonte battesimale monolitico e ottagonale risalente al XII secolo, ornato da rosette e motivi a intreccio, una scultura in cotto invetriato raffigurante San Giorgio a cavallo nell’atto di trafiggere il drago, attribuita alla bottega di Andrea della Robbia e un crocifisso sagomato su tavola del XIII secolo, collocato nell’area presbiteriale.

Visitare la pieve di San Giorgio a Brancoli significa fare un salto indietro nel tempo e sostare in un’oasi di pace, lontano dagli itinerari più battuti. La combinazione tra il rigore geometrico del romanico lucchese, la ricchezza delle sculture interne e la poesia del dolce paesaggio collinare rende questo luogo una delle tappe più affascinanti e autentiche di quest’angolo di Toscana.

Un monumento dove ogni pietra racconta una storia di fede, arte e profondo legame con la propria terra.

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