PISTOIA – Un evento partecipato e ricco di spunti di riflessione, una conversazione a più voci sulla bellezza, la storia e la necessità di tutelare e valorizzare quello straordinario patrimonio cittadino costituito dalle “chiese zebrate” di Pistoia.
Oggi pomeriggio in una chiesa di San Giovanni Fuorcivitas gremita di pubblico si è tenuto un incontro sulle “chiese zebrate” di Pistoia, in dialogo con lo storico dell’arte Giacomo Guazzini e l’artista e architetto londinese Bill Homes, conoscitore e disegnatore appassionato delle antiche chiese medievali pistoiesi.
Nel 2017 Homes aveva realizzato e pubblicato per la Giorgio Tesi Editrice un volume dal titolo “Le chiese zebrate di Pistoia”, che per questa occasione è stato ristampato e reso disponibile per l’acquisto in loco da parte di tutti gli interessati.
L’appuntamento, promosso dalla Rettoria di San Giovanni Fuorcivitas, intende proporre una riflessione sulle chiese cittadine risalenti al periodo della fioritura del romanico pistoiese, contraddistinto dall’uso ricorrente dei marmi bicromati bianchi e neri (da qui la fortunata e calzante definizione di “chiese zebrate”) e che oggi si configurano come veri e propri “testi” artistici e architettonici che raccontano la storia di Pistoia e caratterizzano il panorama cittadino.

“Siamo i custodi di un’eredità fragile – ha esordito Gabriele Fedi, responsabile dell’animazione culturale della chiesa di San Giovanni Fuorcivitas – purtroppo gran parte delle chiese pistoiesi sono in fase di restauro o necessitano di lavori urgenti di messa in sicurezza; è un vero peccato perché Pistoia è una città ricca di antiche chiese medievali e può vantare un patrimonio illustre in questo ambito, ma non adeguatamente valorizzato e conosciuto dalla comunità locale, come è avvenuto invece per la vicina Lucca.
Pertanto rivolgo un appello alla comunità pistoiese perché questi beni non appartengono alla diocesi, ma sono parte di un patrimonio comune, riguardano la nostra storia e la nostra identità. Dobbiamo uscire dall’idea di una Pistoia immobile e sonnecchiante come appare quella di oggi, ma riscoprire ed essere consapevoli delle bellezze artistiche e architettoniche come quelle messe in evidenza da Homes nel suo volume, un libro che dovrebbe essere nella casa di ciascun pistoiese e essere fonte di ispirazione per ciascuno di noi”.
Sono seguiti i saluti istituzionali del vescovo Augusto Mascagna, della funzionaria della Soprintendenza Katiuscia Quinci, del sindaco Giovanni Capecchi e del presidente della Fondazione Caript Luca Gori, che hanno evidenziato la vastità e l’alto valore artistico e architettonico del patrimonio della Pistoia medievale, sottolineando la necessità di fare squadra per un’adeguata tutela, conservazione e valorizzazione di tutti i suoi beni.
Le sfide sono molte, sia per quanto riguarda il reperimento di risorse economiche, sia nell’organizzazione del personale per consentire aperture dei luoghi d’arte in orari più estesi, sia nell’impegno per conciliare bellezza e sicurezza cercando finalmente di “togliere le transenne” davanti agli edifici con lavori di restauro in corso.
La città di Pistoia e la sua comunità, ma anche i visitatori, meritano qualcosa di più: e in questo senso è stato ribadito che gli spazi d’arte e cultura della nostra città non devono limitarsi a essere musei statici e luoghi di sola conservazione, ma diventare ambienti vivi di propulsione della cultura e di attività sociali e civili, capaci di generare valore.

Lo storico dell’arte pistoiese Giacomo Guazzini ha poi effettuato una breve ricognizione storica e artistica sulle “chiese zebrate” della città, a partire dall’impetuoso sviluppo demografico, politico, economico e sociale di Pistoia alla metà del XI secolo, che ebbe tra le conseguenze una vera e propria “esplosione” architettonica con la grande stagione del romanico cittadino, che guarda certamente ai modelli pisani e lucchesi ma acquisisce ben presto caratteri assolutamente originali.
L’arrivo della reliquia jacopea e lo sviluppo del culto di questo santo, che rende Pistoia importante crocevia nelle vie di pellegrinaggio da e per Roma, unita all’alleanza politica con la potente Pisa, sono altri fattori decisivi che favoriscono, nell’arco di mezzo secolo, l’arrivo a Pistoia di maestranze romaniche di formazione pisana che ricostruiscono chiese preesistenti o ne edificano altre ex novo secondo i dettami del nuovo stile architettonico. Un’opera profonda e incisiva di riassetto urbano della città, che vide Pistoia cambiare volto per vivere poi una seconda e altrettanto importante fase di sviluppo artistico intorno alla metà del Duecento, grazie alle fabbriche di maestranze lombarde di origine comasca che si concentrano sulle decorazioni scultoree con la realizzazione dei grandi pulpiti pistoiesi e la risistemazione degli spazi interni delle chiese.

Ma ancora l’arte gotica del Trecento conserva la caratteristica della “zebratura” ereditata dalla precedente tradizione romanica in edifici come il Battistero o la chiesa di San Paolo, a testimonianza della lunga durata di questa caratteristica negli edifici sacri pistoiesi. Con un’eredità che arriva in maniera sorprendente fino all’arte contemporanea, come nel “Labirinto” di Robert Morris nella collezione Gori del Parco di Celle, che nei suoi muri in marmi bianchi e neri a strisce alternate riprende proprio la zebratura tipica del romanico pistoiese, in un omaggio alla storia cittadina e un dialogo a distanza con il passato.

“Ho sempre considerato questo libro non solo una celebrazione di queste bellissime chiese – ha spiegato Homes in conclusione – ma uno strumento per parlare attraverso il disegno, che continua a resistere nonostante le minacce della rivoluzione digitale. Sono rimasto affascinato, fin dalla loro prima vista, dalla geometria e dall’estetica delle chiese zebrate di Pistoia, e ho iniziato a disegnarle concentrandomi sui particolari e sui dettagli delle loro intriganti decorazioni. Questi disegni non sono le opere di un artista, ma di un architetto, non sono reinterpretazioni ma fogli in cui ho cercato di catturare l’anima e l’essenza di queste chiese, in particolare nel loro rapporto con il territorio”.







