FIRENZE – Esce per Edizioni Polistampa “Le fanciulle abbandonate di Pistoia. Storia ed evoluzione degli Istituti nati in loro soccorso” (224 pp, euro18), il volume di Maria Cristina Mengozzi – docente e ricercatrice – che riporta alla luce la vicenda del Conservatorio delle Fanciulle abbandonate e del Rifugio Pelagia Romoli.

Il volume sarà presentato venerdì 16 ottobre alle 17 nella Biblioteca Forteguerriana di Pistoia (Piazza della Sapienza, 5). L’autrice dialogherà con lo storico Luca Maccanti e con l’archivista Anna Agostini.
Attraverso documenti d’archivio, regolamenti, fotografie e testimonianze, il libro ricostruisce una pagina decisiva della storia sociale di Pistoia e, insieme, della storia delle donne in Italia. Al centro non soltanto gli istituti, ma le bambine e le giovani che li hanno abitati: orfane, povere, figlie di famiglie incapaci di sostenerle, spesso considerate un peso in una società che offriva alle donne scarsissima autonomia economica. Ecco allora che l’accoglienza in istituto garantiva protezione, istruzione e competenze pratiche, ma imponeva anche isolamento, obbedienza e un destino quasi sempre circoscritto ai lavori domestici, al servizio o al matrimonio.
Le voci di Angelina e Antonietta Orgolesu, entrate nel Rifugio nel 1928, danno anima e corpo a questa storia. Nei loro ricordi convivono la lontananza dalla madre, le punizioni e la rigidità della vita comunitaria, ma anche l’amicizia tra compagne, i giochi inventati e le abilità apprese. Sono tracce di una forza quotidiana: la capacità di crescere, costruire legami e immaginare un futuro anche dentro spazi che raramente riconoscevano inclinazioni e desideri individuali.
Una condizione la loro che richiama d’obbligo un confronto con il presente, nel quale l’abbandono non coincide più soltanto con l’ingresso in collegio, ma anche con quella forma di precarietà economica, di solitudine materna, di violenza e povertà educativa che ancora infragiliscono moltissime donne nel nostro Paese.
Il percorso della Pelagia Romoli, divenuta realtà di accoglienza per madri e bambini, racconta però anche un cambiamento radicale: dal controllo alla cura, dalla separazione al sostegno del nucleo familiare, dall’assistenza alla costruzione dell’autonomia.
Il volume invita a misurare il progresso sulle opportunità concrete offerte alle persone più vulnerabili. Istruzione, lavoro, reti sociali e ascolto restano oggi, come ieri, gli strumenti che permettono alle donne di sottrarsi alla marginalità. Con la differenza essenziale di essere non più destinatarie passive di beneficenza, ma titolari di diritti e risorse da riconoscere.










