di Riccardo Agostini
PISTOIA – Il 30 settembre arriverà a Pistoia il Sindaco di Gerico, città della Cisgiordania in Palestina, per firmare la lettera di intenti per la sottoscrizione del patto di gemellaggio tra le due città.
Lo ha annunciato Giovanni Capecchi, sindaco di Pistoia, in occasione dell’incontro con Sulaima Ramadan, giovane imprenditrice palestinese e co-fondatrice dell’impresa sociale Ibtikar (innovazione, in arabo).

L’incontro, promosso dall’Associazione “L’Acqua Cheta” (bottega del commercio equo e solidale), si è tenuto nella sala delle suore domenicane, in piazza San Domenico a Pistoia. Ha visto la partecipazione di un numeroso pubblico interessato e partecipe all’esperienza della 36enne imprenditrice, protagonista con la sua iniziativa della resistenza pacifica da parte della società civile palestinese all’occupazione e alla crescente violenza nei territori occupati, perpetrata dall’esercito e dai coloni israeliani.
Sono circa 1.200 donne, ragazzi e bambini coinvolti ogni anno nei percorsi di formazione e avviamento alla micro imprenditoria. Un tentativo nobile di riscatto di un popolo contro l’oppressione e l’apartheid. Sulaima Ramadan era accompagnata, per questo tour in Italia, dalla sorella Dalia e dalla giornalista Manuela Borraccino. L’evento pistoiese è stato introdotto da Laura Malloggi, presidente de “L’Acqua Cheta”.
Si respira orgoglio, coraggio e ingegno nell’attività di Sulaima, contro la forza bruta e la violenza. L’imprenditrice palestinese porta un messaggio di speranza e voglia di resistere di un popolo oppresso: la testimonianza che difendersi si può e si deve, anche contro una superiorità militare schiacciante che tenta di estirpare ogni legame tra la gente e la terra in cui vive dal millenni. Non una resistenza violenta, ma operosa.

“Le condizioni di vita in Cisgiordania – ha detto Sulaima – si fanno sempre più difficili. L’economia è soffocata dall’apartheid, dal taglio dei permessi di lavoro e dalle limitazioni alla mobilità imposte da Israele”. Ma la resilienza e la sopravvivenza passano attraverso la laboriosità e l’impegno dei giovani palestinesi.
Con la sua impresa sociale, Ibtikar, Sulaima risponde proprio a questa esigenza, tentando di avviare al lavoro donne, giovani e intere famiglie. “Attraverso l’organizzazione che abbiamo creato – ha aggiunto – facciamo formazione e insegniamo a fare rete, creando piccolissime micro impresse artigianali (fornai, ricamatrici), ma anche nelle nuove tecnologie, aiutate dal micro credito. Le donne sono al centro dell’economia sommersa nei territori occupati e con queste attività riescono a sostentare le proprie famiglie, decimate dagli oltre 20mila uomini palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Un percorso che inizia dal basso, ma che ci consente di vivere del nostro lavoro e non dipendere dalle donazioni. Un proverbio arabo dice che ‘se non hai un passato, non puoi avere un futuro’. Dando un reddito a una famiglia, noi assicuriamo la salvaguardia di una cultura e della memoria di un popolo”.
Chi volesse aiutare la causa palestinese e l’iniziativa imprenditoriale di Sulaima Ramadan, potrà trovare i prodotti delle ricamatrici della Cisgiordania presso il negozio del commercio equo e solidale, gestito dall’associazione “L’Acqua Cheta”, in via della Madonna.







