mercoledì, Settembre 9, 2026

Medioevo simbolico: le sculture della facciata di San Pier Maggiore

PISTOIA – Fiori, animali, figure umane portatori di un messaggio simbolico che affollano la facciata della chiesa pistoiese di San Pier Maggiore.

Le mensole, il portale centrale e l’architrave della chiesa risultano ricchi di simboli e figure “misteriose”, costituendo un patrimonio simbolico di indiscutibile valore che non ha eguali a Pistoia e paragonabile solo, per numero e varietà delle decorazioni, solo ai grandi complessi romanici di Pisa e Lucca.

Tralasciando le sculture dell’architrave, raffiguranti scene della traditio clavis da Gesù a Pietro eseguite dalle botteghe di Guidetto e di Guido Bigarelli alla metà del Duecento, il nostro interesse si concentrerà in primo luogo sulle numerose figure di animali presenti sulle sei mensole della facciata, sui capitelli e sugli stipiti marmorei del portale centrale.

La facciata romanica della chiesa pistoiese di San Pier Maggiore (fotografie di Andrea Capecchi)

Si tratta di elementi caratteristici dell’arte romanica, ampiamente diffusi in tutta Europa nel corso dell’età medievale; essi uniscono animali reali, dotati però di un significato sacro tratto dalla tradizione cristiana, con figure mostruose e immaginarie riprese dai bestiari medievali e contraddistinte da attributi particolari inerenti la sfera religiosa.

Tutti gli animali sono comunque raffigurati con una precisa valenza allegorica, in quanto l’aspetto, i caratteri fisici o il comportamento degli stessi diventano metafore delle fede cristiana e spesso richiamano a un determinato vizio o virtù da condannare o da perseguire.

Possono avere una funzione protettiva e apotropaica, tenendo lontani gli spiriti maligni e difendendo l’edificio sacro dai nemici di Cristo; possono evocare i castighi infernali e la sorte dei peccatori, spingendo così i titubanti alla conversione; possono infine riferirsi a santi e apostoli.

In quanto opere “visive” di facile accesso e comprensione per i fedeli e per una popolazione in larghissima parte analfabeta, gli animali scolpiti furono gli strumenti privilegiati per veicolare messaggi religiosi e i fondamenti più semplici e immediati della fede cristiana, entrando fin da subito all’interno di quel “Vangelo di pietra” che gli scalpellini e gli sculturi romanici realizzarono sulle facciate e sui portali di innumerevoli edifici sacri.

A San Pier Maggiore una prima teoria di figure animali, scolpite in marmo bianco, è posta sui basamenti delle mensole della facciata: procedendo da sinistra verso destra, sono presenti un grifone che sovrasta un cervo atterrato, un leone, una coppia di leoni che atterrano un drago e un orso ai lati del portale centrale, un toro e infine un altro leone, posto sulla mensola dello spigolo destro. Un leone di guardia, con la bocca spalancata a digrignare i denti e la coda a forma di spirale, è scolpito sul capitello sinistro che sorregge l’architrave del portale centrale. Due animali sono presenti anche nelle incisioni marmoree sugli stipiti: a sinistra un drago alato con coda di serpente, a destra un leoncino accucciato. Sono dunque sei i tipi di animali raffigurati nelle composizioni scultoree della facciata: leone, orso, toro, grifone, drago e cervo.

Il portale centrale della chiesa

La figura certamente più importante e ricorrente è il leone, simbolo di forza, potenza, coraggio e dominio sul mondo animale, e per questo associato fin dall’antichità al potere regale. In ambito cristiano il leone diventa emblema di vigilanza e resurrezione, simbolo della signoria di Cristo sull’universo. La presenza di numerosi leoni scolpiti sulla facciata della chiesa potrebbe avere due significati, connessi alla duplice immagine del leone trionfatore su altri animali o del leone proteso in avanti e rivolto verso chi si accinge a entrare nell’edificio sacro: nel primo caso esso è simbolo della potenza di Cristo che schiaccia e sottomette il Male, rappresentato dalle forze tenebrose (l’orso) e malvagie (il drago); nel secondo il leone assume una precisa funzione apotropaica, proteggendo la chiesa dall’assalto degli spiriti demoniaci.

L’orso è un’altra figura animale dai vari significati simbolici, qui raffigurato nella sua valenza negativa di personificazione del potere diabolico e della pericolosità dell’oscurità e dell’inconscio.

Il toro nella tradizione cristiana viene ben presto associato alla funzione sacrificale che esso mutua dalla precedente cultura ebraica e dalle tauromachie delle antiche civiltà mediterranee; nell’iconografia sacra tale animale è dunque visto come simbolo di Cristo, sacrificatosi sulla Croce per la redenzione dell’uomo.

Il grifone, animale fantastico con testa d’aquila e corpo di leone, è nella letteratura cristiana il portatore di una duplice simbologia: poiché le sue due nature, felina e volatile, alludono alla fusione tra la sfera terrena e quella celeste, il grifone ben si prestava a essere interpretato in senso cristologico, simbolo delle due nature di Cristo, umana e divina, come testimoniato da Isidoro di Siviglia. Un grifone che atterra un cervo potrebbe rappresentare da un lato l’elevazione e il passaggio di Cristo da innocente vittima sacrificale (simboleggiata dal cervo) a dominatore del cosmo (il grifone) attraverso la Resurrezione, dall’altro la conversione del pagano o del peccatore e il suo percorso verso Cristo, fonte della salvezza dell’anima.

Portale centrale, particolare delle sculture e delle incisioni del capitello destro

Altra figura animale molto importante è infine quella del drago, simbolo diabolico per eccellenza: il drago schiacciato dal leone diviene metafora della lotta tra Cristo e Satana e della vittoria delle forze celesti su quelle oscure e demoniache; è inoltre il trionfo delle virtù cristiane sul peccato e sulle tentazioni del maligno, delle quali il drago-serpente è personificazione. La doppia raffigurazione di un drago e di un leone sugli stipiti del portale centrale può simboleggiare l’eterna e frontale contrapposizione tra Bene e Male e la presenza di entrambi i princìpi nel mondo terreno.

C’è infine una figura animale di incerta identificazione, scolpita sotto la mensola sinistra del portale, che pare raffigurare di profilo due pesci, o meglio due delfini, con le bocche spalancate e le code incrociate: un simbolo di derivazione paleocristiana, forse connesso al tema del fluire del tempo e della linea ininterrotta dell’eternità. Ma i due delfini incrociati sono anche simboli di salvezza, in quanto fin dall’antichità questi animali marini erano ritenuti protagonisti dei salvataggi dei naufraghi, come testimoniato dalla mitologia greca e dai racconti leggendari della tradizione romano-ellenistica.

Portale centrale, particolare delle sculture e delle incisioni del capitello sinistro

Passando poi a esaminare le figure antropomorfe scolpite sulla facciata di San Pier Maggiore, la principale e più interessante è il green-man posto sul capitello sinistro del portale centrale, seminascosto dal leone marmoreo. Si tratta di un “nome di convenienza” per indicare un volto umano, di solito circondato da fogliame e altri motivi vegetali, dalla cui bocca fuoriescono fusti arborei o rami d’albero. La sua origine è incerta e dibattuta: in ogni caso la sua frequente presenza nelle chiese romaniche, pur con notevoli varianti locali, ha posto numerosi interrogativi circa il valore simbolico da attribuire a questa enigmatica figura.

Non v’è dubbio che il green-man abbia rappresentato, fin dalle prime attestazioni, un elemento di fusione e di compenetrazione tra l’uomo e la natura, la cui forza creatrice e capacità rigeneratrice è ben testimoniata dalle raffigurazioni vegetali di tralci e foglie. Nel mondo cristiano il suo significato è stato trasferito in chiave cristologica, rendendo il green-man simbolo di resurrezione e rinascita attraverso la Parola divina: l’uomo, in quanto parte della natura (da qui i rami e gli arbusti che escono dalla sua bocca) osserva un ciclo di nascita, crescita e morte tipico di tutte le creature viventi, ma la sua anima ha la capacità di innalzarsi e di sottoporsi a un continuo processo di rinnovamento e di rigenerazione spirituale.

Tuttavia non è da escludere che il green-man possa avere anche una valenza negativa, personificando le antiche divinità silvestri diffuse presso i culti pagani, le quali, nascoste tra la vegetazione, osservano e spiano gli uomini, pronte ad aggredirli per riportarli all’idolatria e per traviarli verso il peccato. Una tesi simile vede nelle fronde e nei tralci che opprimono il volto un’allegoria dei lacci e delle catene del mondo e della sua materialità che tengono legato e prigioniero l’uomo, rendendolo incapace di innalzarsi verso il cielo e, quindi, verso la perfezione spirituale.

La mensola destra con figure pisciformi

Sotto la mensola sinistra si trova scolpita la testa di una figura barbuta di incerta identificazione, forse un antico profeta biblico. L’assenza di precisi riferimenti non ci consente tuttavia di avanzare possibili ipotesi circa l’identità e il significato di tale personaggio.

Completano le decorazioni simboliche della facciata alcune incisioni di fiori e stelle poste sia sugli stipiti del portale centrale, sia ai lati della lunetta. La figura più significativa è quella del cosiddetto “fiore della vita”, presente sullo stipite destro e alle due estremità inferiori della lunetta, e costituita da un fiore a sei petali inscritto in una circonferenza. Il fiore, indicato anche come “sesto giorno della Genesi”, è ottenuto dalla rotazione di sei sfere, ciascuna corrispondente a un giorno della Creazione, che traccia i diversi movimenti del cerchio divino durante la nascita del mondo. Scaturito da una griglia di sfere intersecate che sono emblema del cosmo, il fiore della vita diventa simbolo di creazione, rinascita e resurrezione; di origine antichissima, è una figura assai utilizzata durante il Medioevo con un significato cristiano, e viene raffigurato con grande frequenza all’esterno e all’interno delle chiese romaniche.

La mensola sinistra con testa barbuta

Sullo stipite destro compaiono due fiori a cinque petali, uno dei quali ha il centro costituito da un pentagramma: ritorna la simbologia di questo numero, legato alla forza creatrice di Dio e alla signoria divina sugli elementi che costituiscono e governano il mondo. Inoltre la doppia ripetizione del pentagramma dà luogo al numero dieci, simbolo per eccellenza dei comandamenti divini e, di conseguenza, dell’ordine dato all’umanità e al cosmo attraverso l’osservanza dei princìpi della legge.

Sullo stipite sinistro, proprio sotto il green-man, si trova invece una stella a otto punte, simbolo connesso alla rinascita e alla salvezza dell’uomo dalle tentazioni del Male attraverso le beatitudini.

Si può ipotizzare una composizione oppositiva nelle decorazioni incise sui due stipiti, con quello di sinistra rappresentante il maligno (il drago) e il duro cammino di redenzione spirituale dell’uomo (la stella e il green-man), e quello di destra celebrante la potenza divina e il dominio di Cristo sull’universo (il leone e i fiori).

Da notare, infine, la Croce patente a otto punte posta al centro della lunetta, in posizione esattamente simmetrica. Si tratta di un particolare molto interessante perché sopra e sotto la detta Croce si notano ancora i chiari segni di fissaggio di un blocco marmoreo, un tempo addossato alla lunetta e successivamente asportato altrove. La lunetta sovrastante il portale centrale fu infatti occupata dalla duecentesca statua di san Pietro, titolare della chiesa, eseguita forse dal marmorario fiorentino Buono di Bonaccolto, che solo nel 1939 venne trasferita nel Museo Civico di Pistoia. La statua del santo sembrava posta quasi a voler “coprire” la Croce della lunetta: questo curioso aspetto ha dato adito ad alcune riflessioni, connesse con il possibile legame tra la chiesa di San Pier Maggiore e l’ordine dei cavalieri Templari.

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