mercoledì, Settembre 9, 2026

Morte Alessio Cini, la Corte d’Assise: “Maiorino unica persona che poteva commettere l’omicidio”

di Ilaria Lumini

AGLIANA Daniele Maiorino, oltre ad abitare nella villetta trifamiliare di via Ponte dei Baldi, alla Ferruccia, dove si è consumato l’omicidio e “quindi fisicamente vicino al punto dove è stata consumata la brutale aggressione di Cini, quella notte ben poteva uscire dall’abitazione senza essere notato o sentito da alcun componente della sua famiglia”.

E’ quanto si legge nelle motivazioni della sentenza di condanna di Daniele Maiorino a 24 anni per l’omicidio di suo cognato Alessio Cini, aggredito poco prima delle 6 della mattina dell’8 gennaio 2024 nel piazzale di casa, colpito alla testa e al torace con un oggetto contundente e poi preso a calci e dato alle fiamme con della benzina quando era ancora vivo ma privo di coscienza.

Daniele Maiorino accusato dell’omicidio del cognato, Alessio Cini, viene portato in tribunale

Inoltre, “la posizione della sala di casa Maiorino, affacciata sulla corte condominiale, consentiva di notare i movimenti in entrata e in uscita degli altri abitanti del complesso: da quel punto Maiorino era in grado di vedere la partenza (ore 5,41) e il ritorno (ore 5.50) di Alessio Cini per l’acquisto della benzina e l’allontanamento del vicino di casa per recarsi al lavoro (ore 5.52)”.

Per i giudici della Corte d’Assiste di Firenze quindi l’unica persona che poteva commettere l’omicidio di Cini è il cognato Daniele Maiorino “che dal punto in cui si trovava poteva conoscere i movimenti degli altri residenti e che poteva uscire dalla propria abitazione ed accedere rapidamente ed in modo silenzioso alla corte condominiale senza essere notato da nessuno, neppure dai priopri familiari”.

Nelle motivazioni della sentenza, poi, i giudici spiegano come, dalle intercettazioni ambientali dei carabinieri “emerge in modo chiaro e nitido come, dalle primissime ore dopo l’omicidio, l’imputato cercasse di spostare l’attenzione dei conoscenti e degli investigatori lontana da sè”.

Oltre cento pagine dove i giudici della Corte esaminano e spiegano la sentenza di condanna di Daniele Maiorino per omicidio volontario. Una sentenza dove è stata tolta l’aggravante della crudeltà (come aveva chiesto invece, con l’ergastolo, il pubbico ministero De Gaudio durante la sua requisitoria).

Per i giudici: “l’azione aggressiva certamente cruenta, ma limitata alla causazione della morte della persona offesa e dunque non finalizzata a cagionare alla stessa sofferenze aggiuntive rispetto a quelle necessarie ad ottenerne il decesso”.

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