di Ilaria Lumini
PISTOIA – “Chiedo giustizia, qualcuno a Larciano, in via Francesca, ha interrotto i miei sogni e ha spezzato la mia vita”.

La ‘protesta dei fiori rossi’, davanti al Tribunale di Pistoia, è stata chiamata così dalla signora Flora Spanò, madre di Antonio Maria Parisi, ragazzo di 23 anni morto il 25 settembre del 2017 in un incidente stradale a Larciano, in via Francesca Sud, mentre tornava a casa, poco prima delle 16, dopo una giornata di lavoro.
Le indagini hanno individuato nella velocità dell’auto guidata dal giovane le cause dell’incidente.
Ma la ricostruzione non ha mai convinto la madre che chiede giustizia da quattro anni. “Ieri è stata la giornata in ricordo delle vittime della strada. Ma ieri non potevo essere qui a Pistoia, in Toscana, perché abito a Padula in provincia di Salerno”.
E per non far dimenticare suo figlio la signora Flora ha preso un autobus che da Salerno l’ha portata a Pistoia. E davanti al Tribunale, stamani, ha appeso un cartello con le foto del suo bambino, e tre mazzi di fiori rossi.
“Lo faccio per tutte le vittime della strada, perché ci sia giustizia, dignità. Io vorrei che… per archiviare un caso, quando c’è la morte di una persona, non si dovrebbe archiviare a tre giorni. Vedere bene”.
La madre di Antonio Maria Parisi dentro al suo cuore ha la convinzione che l’incidente mortale di suo figlio “non è stato autonomo”. La donna è convinta che la Peugeot 207 guidata dal ragazzo si sia scontrato con un’altra auto che poi ha proseguito la sua corsa.
“Si era innamorato ed era andato via da Salerno e abitava a Larciano. Io l’ho detto dal primo momento che un altro mezzo è coinvolto nell’incidente di mio figlio. Da mamma, il cuore di una mamma sa queste cose. Mi sono soffermata dove hanno messo mio figlio a terra. Non mi fermo, io chiedo giustizia. C’è stato un altro mezzo per far perdere la vita a mio figlio, sì. Dai colpi vicino alla macchina troviamo segni verdi-blu… e altre mille anomalie”.
E alla donna, mentre guarda le foto del figlio le lacrime scendono dagli occhi. “Era maestro di clarinetto mio figlio, aveva fatto il conservatorio, era entrato con il massimo dei voti”.







