PISTOIA – Negati gli arresti domiciliari per Daniele Maiorino, in carcere dal 19 gennaio per l’omicidio del cognato Alessio Cini. La Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dai legali dell’uomo a febbraio scorso. Maiorino resta detenuto a La Dogaia di Prato.
L’indagato, difeso dagli avvocati Katia Dottore Giachino e Fulvia Lippi, dal giorno del fermo si è sempre dichiarato innocente.
Lunedì 8 gennaio. La mattina dell’omicidio – hanno ricostruito i carabinieri del nucleo operativo del Norm diretti dal sostituto procuratore Leonardo De Gaudio – la vittima Alessio Cini, operaio 54enne di Agliana, è aggredita nel piazzale, pochi metri dalla porta di accesso al suo appartamento, e poi data alle fiamme semi-cosciente a terra. Quello che è chiaro è che alle 5.58 le telecamere vicine alla villetta registrano un forte bagliore, come una esplosione, proprio nel punto dove verrà poi ritrovato il corpo di Alessio Cini. E’ delle 6.30 la telefonata di richiesta di intervento.
La perizia del medico legale rivela che la causa della morte è un trauma cranico causato da un colpo inferto con un oggetto metallico, a sezione quadrangolare, come una spranga. Il corpo presenta colpi alle costole e allo sterno ed è stato dato alle fiamme quando la vittima era semi-incosciente, a terra.
L’indagato. Daniele Maiorino viene indagato e fermato dopo 10 giorni dall’omicidio: per lui gravi indizi di colpevolezza per l’omicidio con crudeltà del cognato Alessio Cini, “poichè il giorno 8 gennaio avrebbe cagionato con crudeltà la morte del cognato e suo vicino di casa Alessio Cini, colpendolo con una spranga alla testa, con plurimi colpi al torace e quindi poi dando fuoco al corpo”.







