PAVANA – Il concorso letterario 2026 indetto dalla Pro Loco Pavana con il contributo della Regione Toscana si intitolava “Tra i monti e le parole – Pavana, Sambuca e la montagna nel cuore”. Il concorso è terminato il 5 luglio scorso e la premiazione degli elaborati è avvenuta sabato 22 agosto nella piazza principale di Pavana. Al secondo posto si è classificato il racconto di Rossella Catani intitolato “Il mio paese”, lo proponiamo ai nostri lettori.

Il mio paese sono tante gocce di colore cadute su una tavolozza verde di un pittore sbadato.
Il mio paese è un profumo di bosco, di prato, di erba tagliata e secca; è un suono di acqua che scorre e riempie il pozzo dietro la chiesa; è lo schiamazzìo dei bambini che giocano davanti alla scuola durante la ricreazione; sono le campane della chiesa che la domenica mattina richiamano i fedeli alla messa.
Il mio paese è il paese di un personaggio famoso, ci sono giorni in cui vedi persone aggirarsi per le vie del borgo cercando la casa del “Maestro”.
Mai il mio paese è stato pieno di personaggi che nella mente e nei ricordi di quando ero bambina erano famosi, sicuramente gente semplice, ma per noi bambini sembravano quasi dei “miti”: Nino “Gocchia”, il sarto. La Beb, gestrice della bottega di alimentari.
Don Quinto, il parroco del paese, aveva le mani che sembravano dei badili. Il maresciallo Mazzanti che ci incuteva timore con la sua divisa nera. Il dottore, prima il dott. Lossi che arrivava con il cavallo a curare i suoi paesani, poi il dott. Santerini, pisano di nascita, pavanese di adozione; ambedue avevano un rimedio per tutto. Il vice prefetto Loris Filippini, uomo di alta statura morale. La Nalda, cuoca eccellente dell’asilo.
Le maestre Wanda e Annamaria, due pilastri. Hanno insegnato a due generazioni di bambini, e e poi, per ultima, ma non ultima l’Alm, la Paiara, la “strana” del paese.
Il mio paese è la festa padronale che si faceva in piazza ad agosto.
Le paste fritte con la salsiccia, il palo della Cuccagna dove vinceva sempre Renato di Blè Blè, il gioco del coniglio, dove gli animali non venivano maltrattati, la tombola dove Paolo Pitto aveva un “abbinamento colorito” per ogni numero che tirava fuori dal sacchetto.
Il mio paese è il Torneo dei Rioni che si disputava a giugno alla Piana (di Santino), con un freddo che si assisteva alle partite con la giacca a vento indossata nell’inverno; e anche delle partite Pigiamoni contro Mutandoni.
Il mio paese è la Pensione Sandra, che accoglieva i villeggianti che venivano a cercare la frescura nei mesi caldi dell’estate, con il pallaio per giocare a bocce e il giardino pieno di tavolini e sdraie.
Il mio paese è pieno di ricordi delle persone che non ci sono più, ma sono sempre nei nostri cuori; quando vogliamo farci due chiacchiere andiamo su, poco sopra il paese: sono tutti lì che ci aspettano. Giriamo tra le foto e le date scritte per sorridere ai tanti ricordi che affiorano nei nostri cuori e, a volte anche ad asciugarci qualche lacrima che scende sui nostri volti.
Il mio paese sono le lucciole che la sera riempiono i campi e i giardini, sembrano tanti minuscoli lampioncini che sventolano nell’aria, oppure le cicale che nelle calde giornate d’estate friniscono fino ad essere assordanti.
Il mio paese è un nido fatto sotto il tetto dove tutte le primavere le rondini tornano per nidificare e crescere i propri piccoli in attesa di migrare verso paesi lontani, per poi tornare e ritrovare la propria casa, o un nido di passerottini nascosto tra i rami degli alberi.
Il mio paese è una fotografia in bianco e nero dove vedo i miei cari genitori Loris e Luigina, mio fratello Maurizio, mia cugina Patrizia: giovani che mi sorridono e mi salutano.
Il mio paese è il mio respiro, il mio cuore, la mia mente.
Il mio paese è Pavana.


