FIRENZE – “La Regione Toscana si dimostra assente di fronte al dilagare del virus della Peste suina africana, e non ha dato sostegno all’opera del commissario nazionale Giovanni Filippini. La popolazione degli ungulati in Toscana è fuori controllo e determinate posizioni ideologiche non fanno che aggravare la situazione. La malattia comporta gravi ripercussioni a livello economico e sociale. La Peste suina africana non si trasmette all’uomo, non comporta quindi alcun rischio per la salute dei cittadini, ma mette a rischio il patrimonio zootecnico, e dunque le produzioni del settore carni.”

A dirlo il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Alessandro Capecchi, dopo il caso del ritrovamento nel Pistoiese di 3 cinghiali morti risultati positivi al virus della Psa.
“Ho chiesto di sentire, sul Piano faunistico venatorio, il commissario nazionale Filippini, in un’audizione congiunta delle Commissioni Ambiente, Territorio e Agricoltura. Ho anche chiesto l’audizione del Nucleo Unificato Regionale di Valutazione che ha dato tante, troppe prescrizioni di carattere ambientalista al Piano faunistico rendendo molto più difficoltoso l’esercizio della caccia – ha spiegato Alessandro Capecchi -. L’audizione del commissario Filippini si sarebbe dovuta tenere nella giornata di giovedì 9 luglio, ma le commissioni consiliari sono state rinviate alla prossima settimana dopo due giorni – con discussione notturna – interamente dedicati alla variazione di bilancio.”
“Si tratta di un piano da migliorare, non soltanto sotto il profilo del contrasto alla Psa, e di altre possibili pandemie che possano diffondersi tra gli animali selvatici. Per altro, secondo sentenze della Corte di Cassazione, le Regioni sono responsabili in caso di sinistri provocati da animali selvatici – ricorda Alessandro Capecchi – e sono centinaia i sinistri già aperti, alcuni anche mortali. C’è, poi, tutta la partita aperta dei terreni di coloro che non vogliono che vi si cacci, il che rischia di ridurre ulteriormente lo spazio per la caccia di selezione che non può più essere effettuata nelle aree protette e in quelle contigue, che insieme coprono quasi un quarto della superficie della Toscana. Rischiamo di ritrovarci gli animali selvatici, cinghiali in particolare, nei centri abitati con gravi conseguenze anche in fatto di sicurezza stradale.”
“La gestione ideologica e vetero-ambientalista non aiuta ambiente e territorio. L’ultima forzatura sarebbe quella di approvare il Piano faunistico prima della conclusione dell’iter del disegno di legge sulla riforma della 157/92. Tale iter potrebbe concludersi a settembre, quindi sarebbe opportuno che la Regione si prendesse questo lasso di tempo per approfondire le controdeduzioni alle osservazioni formulate da tanti soggetti al Piano Faunistico e attendere la nuova cornice normativa nazionale prima di renderlo operativo. Già oggi si prevede che il calendario venatorio verrà modificato soltanto a partire dalla prossima stagione, quindi, attendere un mese in più non sposterebbe niente ma, anzi, consentirebbe alla Toscana di avere un Piano faunistico in linea con la normativa italiana.”
“Anche i cacciatori hanno fatto notare alla Regione, per bocca del presidente dell’Atc (Ambito Territoriale di Caccia) pistoiese Antonio Andreini, di aver dimostrato negli anni responsabilità. Sono in prima linea da 2 anni per approntare le azioni di competenza al contrasto della Psa, mettendosi a disposizione delle autorità per far fronte a quest’emergenza. Vorrei ricordare che, sotto il controllo dell’Autorità Sanitaria, hanno organizzato corsi di formazione sulla biosicurezza e messo a norma locali idonei al trattamento degli animali abbattuti, in larga parte realizzato a spese dei singoli cacciatori – sottolinea Capecchi -. Purtroppo, nel Piano faunistico sono scomparsi i cenni alla buona gestione del territorio e il riconoscimento dell’azione positiva svolta dai cacciatori attraverso gli Atc, e anche su questo chiediamo che venga corretto.”


