di Francesco Belliti
PISTOIA – Dopo il ritorno al successo contro Chieti, la Giorgio Tesi Group Pistoia si avvia dunque verso il finale di questa prima fase con un’altra convincentissima prestazione difensiva. Gli abruzzesi non sono infatti riusciti a sfondare quota 60 punti: si tratta della sesta volta in cui un’avversaria non supera quel punteggio alla fine dei quaranta di gioco. Un dato senza dubbio sorprendente, che diventa ancora più eclatante quando ci si accorge che nessuno in questa stagione è mai riuscito ad infliggere ai biancorossi almeno 80 punti (Mantova e Chiusi, le migliori, si sono fermate a 79).

La media dei punti subiti a gara si attesta oggi sui 65.4, dato che migliorerebbe ulteriormente se si decidesse di includere anche le due partite contro Ferrara, con un abbassamento di altri due decimi. Di fronte ai progressi visti nell’ultimo mese e mezzo sul fronte attacco, ci si è probabilmente scordati, dandola ormai come scontata, dell’attitudine difensiva di Pistoia. Un’identità vera e propria, plasmata e perfezionata nel tempo da coach Nicola Brienza e il suo staff. E, oggi, lodata all’unanimità da allenatori e giocatori rivali.
Il segreto, insomma, di queste due annate sta tutto nella capacità di Della Rosa e compagni di limitare le potenzialità dell’avversaria di turno. Ogni gara viene affrontata in questo modo, con linee guida fisse e precise, ma anche con una capacità di adattare e correggere in corso d’opera aspetti tecnici come accoppiamenti o tipo di difesa. Il successo con Chieti può rappresentare un esempio per comprendere la forza di questo assetto, specie per quanto riguarda i quarti centrali della partita.
Anzitutto Pistoia non è squadra che ama snaturarsi, anche quando l’avversario vive un momento più che buono nella metà campo offensiva. Il principio rimane quello di interrompere il flusso di gioco e ciò avviene a diversi livelli. In prima battuta gli esterni vengono spesso mandati in pressione sulla rimessa da fondo campo con lo scopo di rosicchiare immediatamente importanti secondi di possesso: una volta arrivati nella metà difensiva, gli accoppiamenti a uomo sono già più che fissati. Pistoia spinge molto affinché l’avversaria scelga di affidarsi al solista, con i 24 secondi che intanto volgono verso il termine. Da qui può nascere l’errore al tiro oppure addirittura un recupero palla grazie ad un raddoppio.
Un sistema che oggi funziona alla perfezione per diversi motivi. In primis perché tutti sono coinvolti appieno in questa fase del gioco, basti pensare che anche un giocatore di indole offensiva come Copeland è tra i migliori recupera-palloni della squadra, praticamente allo stesso livello di Wheatle e Della Rosa. Proprio parlando dell’inglese, il suo ritorno da esterno in questa stagione ha sicuramente permesso a coach Brienza di poterlo dirottare sui migliori tiratori avversari senza correre troppi rischi di mismatch. Naturalmente le cose si fanno più complicate quando la rivale di turno può disporre di lunghi atipici e con una buona mano, aspetto che comunque rappresenta quasi una rarità nell’attuale A2. Escludendo lo stesso Jordon Varnado, i nomi che possono venire in mente sono Nathan Adrian (Forlì), l’ex Poletti (Nardò), A.J. Pacher (Cremona) e, solo da pochi giorni Francesco Candussi, appena accasatosi alla Fortitudo Bologna.
L’aggiunta, in questa stagione, di un altro specialista della difesa come Matteo Pollone ha poi contribuito a rendere ancora di più Pistoia una squadra ad altissima vocazione difensiva. Ma l’analisi sulla capacità dei biancorossi di arginare le velleità altrui non finisce comunque qui. Un’altra particolarità mostrata lungo tutto l’annata è quella di un roster che, pur cercando spesso di creare gioco offensivo in transizione, è in grado di avere un equilibrio tale da impedire all’avversario di colpire con la stessa moneta. Segno, questo, di una squadra che non smette mai di correre e coprire il rettangolo di gioco, andando subito a riprendere le posizioni nel momento in cui un tiro sbagliato può generare un ribaltamento.
Infine i numeri mostrano che Pistoia è eccellente anche dal punto di vista della lotta al rimbalzo. Nella classifica dei primi quindici carambolisti del Girone Rosso, infatti, ben tre vestono biancorosso: Wheatle (primo della lista con 9.2 di media), Varnado (ottavo con 7.3) e Magro (tredicesimo con 6.4). Il britannico è anche il migliore nella più specifica classifica dei rimbalzisti difensivi, assicurando ben 7.4 carambole a gara, mentre l’americano è sesto con 5.7.
Insomma, uno strapotere pressoché assoluto nella propria metà campo che oggi rende Pistoia la squadra più temibile in ottica post-season. Anche i roster più talentuosi di questa A2 sono pienamente consapevoli del fatto che una serie play-off contro Della Rosa e compagni potrebbe rivelarsi estremamente logorante.





