di Giacomo Martini
PORRETTA – Chi ha la fortuna di venire a Porretta Terme (oggi Alto Reno Terme dopo l’unione con Granaglione) durante il Porretta Soul Festival trova un’altra cittadina, diametralmente diversa ed opposta a quella abituale, un luogo pieno di gente, giovani, anziani, donne, uomini, colori, voci, musica, uno spettacolo di incontro e comunicazione che si verifica solo una volta all’anno.

Quando il soul torna padrone delle vie, delle strade e delle piazze del centro termale, le persone si ritrovano nei luoghi deputati per l’ascolto e il ballo, il Parco Rufus Thomas, la grande arena sempre stracolma, la piazza della Libertà con il palco che durante la giornata allieta e prepara il pubblico per il galà finale nel parco, la chiesa dei Cappuccini dove domenica mattina è stato eseguito un concerto Gospel con decine di coristi che hanno monopolizzato e paralizzato il traffico della principale via di comunicazione, via Mazzini, riempita nei due lati da bancarelle di ogni tipo, per arrivare alla piazza del Comune dove si concentra la parte food del festival, con decine di ristoranti in rappresentanza di varie cucine regionali e non solo.
Al termine dell’evento il festival ha ospitato dai 18.000 ai 20000 spettatori solo nel Parco Rufus Thomas, un risultato che va oltre le aspettative degli organizzatori.
Registriamo a questo proposito le dichiarazioni di Graziano Uliani.
“Quarantamila persone in quattro serate sono numeri da scarica elettrica – gongola Graziano Uliani, patron della rassegna, partendo da una dichiarazione del novantenne Bobby Rush, una delle grandi étoile con MonoNeon –. È sembrato più riflessivo in questi giorni. Niente più mutande giganti o imitazioni di Elvis e Michael Jackson, ha urlato al pubblico che festival come questo sono il nutrimento del soul e del rhythm & blues. Prenotandosi per la prossima edizione. Meritati i suoi murales”.
Nella serata d’esordio ha bucato la scena MonoNeon, alias di Dywane Thomas Jr., un culto online sterminato, bassista prediletto da Prince: ad altissimo volume. Creando sconcerto in Uliani, respinto dal genio della sperimentazione a cui aveva chiesto di abbassare i decibel.
“Tra una sghignazzata e un coup d’oeil con il pubblico più giovane – ammette Uliani –, mi ha quasi mandato a quel paese”. Ne è seguito un applauso.
Altro clou, la seconda serata, con Bobby Rush che ha reso intense le luci della ribalta per la compagna ballerina di 25 anni Mizz Lowe. Autrice di un album d’esordio da solista, “Classy Woman”, stipato dei vecchi brani dell’headliner, come “Chicken Heads” e la vincitrice del Grammy “Porcupine Meat”.
Ancora riflettori su John Németh, crooner elettrico- armonicista, beatificato dalle Blues Awards Nominations, svettante quanto la diva newyorkese McKelle, sublime nel tributo a Ella. Alla fine è sbucato l’inossidabile Curtis Salgado & Soul Shot. Bagliori protrattisi domenica per Sax Gordon & Luca Giordano, Charlie Wood e The Norman Sisters.


