mercoledì, Maggio 13, 2026

Prato. Cinque proposte dei riformisti dem per il rilancio della manifattura

di Andrea Mori

PRATO – “Con un pizzico di arroganza pensiamo di poter essere parecchio utili”.

Lo ha detto Matteo Biffoni durante “Innovare per competere – Le nuove sfide della manifattura”, l’appuntamento che l’area riformista del Pd ha dedicato a economia e distretti produttivi. Una frase che colpisce perché arriva poche settimane dopo che lui stesso, commentando l’esclusione dalla Giunta toscana nonostante le oltre 22mila preferenze, aveva rivendicato il suo percorso “senza arroganza, direi che fino a qui ci siamo”.

Matteo Biffoni

Nel contesto più ampio della discussione di oggi – il rapporto tra Partito democratico e mondo produttivo, il ruolo dei riformisti e il bisogno di allargare il confronto interno – quelle parole sembrano suonare come una nota personale, quasi un ritorno indiretto sulla vicenda regionale: non una rivendicazione esplicita, ma il segno di una consapevolezza che riaffiora mentre si parla del partito, delle sue direzioni future e dello spazio da far pesare (senza arroganza) dentro la sua comunità.

L’iniziativa, ospitata al Garibaldi/Milleventi, è il secondo appuntamento nazionale dei riformisti dopo quello di Milano. A Prato i promotori hanno scelto di dedicare la mattina a un tema molto concreto: lo stato di salute della manifattura italiana e le sfide che attendono un distretto simbolo come quello pratese. Alla discussione hanno partecipato economisti, rappresentanti delle imprese e figure del mondo produttivo, chiamati a offrire una lettura tecnica e operativa della situazione.

Giorgio Gori

A fare gli onori di casa è stato Matteo Biffoni, insieme all’europarlamentare dem Giorgio Gori. Obiettivo dichiarato: riportare il Pd dentro una discussione reale con il tessuto industriale, soprattutto quello della piccola e piccolissima impresa, dove negli ultimi anni il dialogo si è indebolito.

L’ex sindaco di Prato ha insistito sulla necessità di “uscire dalla zona di comfort”, allargare il perimetro del confronto e ristabilire un rapporto stabile con chi produce, con chi ha difficoltà e con le fasce più fragili. Un modo per rivendicare un protagonismo interno che non nega gli esiti congressuali, ma rifiuta l’idea di un Pd chiuso in se stesso.

In questo quadro, l’intervento di Gori ha spostato l’attenzione sulla tenuta del modello economico italiano. Dopo aver analizzato i dati – crescita quasi ferma, produttività in calo, salari erosi dall’inflazione – ha messo a fuoco un passaggio chiave: la competizione cinese, che oggi incide in modo diretto su decine di settori strategici, proprio quelli in cui l’Italia è stata storicamente forte. A questo si aggiunge la frammentazione del sistema produttivo nazionale e la difficoltà dell’Europa a dotarsi di una politica industriale adeguata.

La platea all’incontro

Per questo Gori ha presentato cinque proposte, pensate per rafforzare competitività e innovazione. La prima riguarda una nuova stagione di investimenti: rendere detraibili dall’imponibile tutti gli investimenti qualificati in innovazione e digitalizzazione, con un meccanismo più ampio e semplice rispetto alla stagione di Industria 4.0. La seconda punta a rafforzare il capitale delle Pmi, estendendo anche a loro gli incentivi oggi riservati alle start-up innovative, purché legati a investimenti in tecnologie, efficienza e transizione verde.

La terza proposta riguarda l’intelligenza artificiale: occorre un grande lavoro di formazione per imprenditori e lavoratori e un’azione di “digital assessment” che aiuti ogni azienda a comprendere quali dati possiede e come utilizzarli. La quarta interviene sul capitale umano: contrasto alla fuga dei giovani, aumento dell’occupazione femminile e una corsia più veloce per attrarre competenze qualificate dall’estero, con visti rapidi e diritti immediati per chi viene inserito in settori ad alta specializzazione.

Infine il tema dell’energia, che resta la priorità per tante imprese. Gori ha indicato due interventi immediati: spalmare nel tempo gli oneri in bolletta legati agli incentivi del passato e restituire integralmente alle imprese i proventi delle aste ETS, come previsto dalle norme europee ma non attuato in Italia, in modo da ridurre sensibilmente il costo dell’energia.

La mattinata, che ha tenuto insieme analisi economica e un messaggio politico inequivocabile, si chiude così con un doppio segnale: da un lato un Pd riformista che vuole restare pienamente dentro il partito e contribuire al suo percorso “senza timore”; dall’altro l’idea di una sinistra che non rinuncia al confronto con il mondo produttivo e che prova a misurarsi con le sfide della competitività, a partire da un distretto come quello pratese.

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