PRATO – Si è insediato in Palazzo comunale il gruppo di lavoro dell’ Osservatorio sulla povertà educativa, la dispersione e l’abbandono scolastico.
Si tratta di uno strumento intersettoriale di collaborazione fra uffici ed enti pubblici impegnati in questo ambito che coinvolge non solo il Comune di Prato, ma anche uffici regionali, l’Agenzia regionale per il lavoro (Arti), l’Ufficio scolastico provinciale, la Provincia, il Pin, il Cpia e la rete Rispo dei dirigenti scolastici, nella convinzione che l’educazione non sia solo un aspetto circoscritto all’ambito della scuola, ma una materia che riguarda tutta la società, le sue prospettive di crescita e di sviluppo.
L’istituzione dell’Osservatorio, promossa dal Commissario straordinario, ha avuto come base lo studio effettuato dall’Ufficio Statistica comunale sul fenomeno dell’abbandono e dispersione scolastica, dati che sono stati incrociati con quelli dell’Osservatorio scolastico regionale e con i risultati del censimento permanente e del progetto Idise 2025 dell’Istat, che in particolare analizza l’Indice di Disagio Socio-Economico di individui e famiglie a livello sub comunale.
Quello che emerge è un contesto educativo con criticità: Prato, con un indicatore pari all’ 11%, detiene il record di studenti che abbandonano gli studi o ripetono l’anno nell’ambito delle 24 città analizzate nell’Idise dall’Istat. A titolo indicativo, tra queste città si trovano Firenze, che ha un indicatore pari al 7,3%, Roma 5,3%, Napoli 9,8%, Palermo 8,8% (solo Olbia ha un indicatore peggiore di Prato, pari all’11,7%). La quota di diplomati tra la popolazione di 25-64enni pratesi si ferma al 50%, 18 punti sotto la media regionale e 17 sotto quella nazionale. La percentuale di laureati nella popolazione di 25-39enni corrisponde al 25%, mentre in Toscana l’indicatore segna il 33% (nel Paese corrisponde al 31%).
Lo studio dei percorsi scolastici individuali ha rilevato che la quota di studenti con almeno un anno di ritardo è significativa e, soprattutto, è alto il gap tra performance degli studenti con o senza cittadinanza italiana: alla scuola primaria la probabilità di accumulare almeno un anno di ritardo è per gli studenti stranieri sei volte più alta di quella degli studenti italiani. Il differenziale sale a sette volte alla scuola secondaria di I grado (32% gli studenti stranieri, 4% gli italiani) e si riduce a tre volte alla scuola secondaria di II grado, dove, tuttavia, l’espressione più esplicita dell’insuccesso scolastico non è tanto il ritardo quanto l’ abbandono precoce. In Italia si registrano valori della dispersione significativamente inferiori a quelli pratesi: la media nazionale calcola un abbandono dello 0,5% alle scuole medie e del 2,6% alle superiori, mentre a Prato abbandona una quantità di studenti compresa tra il 3-4% alle medie e tra il 3-7% alle superiori. Il momento critico dell’abbandono coincide con il sedicesimo anno di età, quando si realizza l’adesione all’obbligo. In termini assoluti a Prato più di 500 giovanissimi ogni anno lasciano la scuola senza aver acquisito le competenze indispensabili per un inserimento sociale ed economico pieno e soddisfacente. Così come per il ritardo negli studi, la probabilità di abbandonare precocemente la scuola è più alta tra gli stranieri.
Esiste, infine, un’altra faccia dell’abbandono scolastico che è quella dei 300 minorenni residenti a Prato ma mai iscritti a scuola: il 59% di questi sono giovanissimi in età dell’obbligo, il 73% del totale sono di nazionalità cinese.
La costituzione e l’insediamento dell’Osservatorio ha costituito il punto di approdo e la restituzione di un’attività, durata alcuni mesi, promossa e coordinata dal Commissario straordinario. Il gruppo potrà continuare i lavori ampliando la partecipazione ad altri enti ed uffici e sarà in condizione di fornire elementi di valutazione agli amministratori sulla situazione locale della povertà educativa, abbandono e dispersione e scolastica, tematiche cruciali nella prospettiva di preparare adeguatamente le generazioni più giovani e la futura classe dirigente.



