martedì, Maggio 12, 2026

“Rayuela”, l’ultimo album di Stefano Nerozzi ispirato alle suggestioni mediterranee

PISTOIA –   “Rayuela (il gioco della campana)” è il quarto album di inediti per il chitarrista Stefano Nerozzi (fondatore della storica band pistoiese òvera), autore in questo caso di una suggestiva musica strumentale con la chitarra battente, uno strumento tradizionale dell’Italia mediterranea, simile alla chitarra classica ma con diversa forma più allungata e diverse corde metalliche a doppia mandata.

Stefano Nerozzi

Il suono sviluppato da Stefano Nerozzi, grazie all’ispirazione del maestro calabrese Francesco Loccisano, è ricco di timbriche, sfumature ed effettistiche su cui l’artista sperimenta le sue composizioni originali. 
Con il nuovo lavoro  “Rayuela (il gioco della campana)” (dall’8 maggio su vinile e negli store digitali su etichetta Vrec) Nerozzi aggiunge un ulteriore elemento suggestivo: l’ispirazione della sua musica a grandi classici della letteratura mondiale. A partire dal brano che dà il titolo al disco (dal libro di Julio Cortàzar) passano per le opere di Marcel Proust, Anton Cechov, Josè Saramago,  Paul Auster, Ray Bradbury, Yukio Mishima e Raymond Carver, Nerozzi dipinge quadri sonori che con dolcezza arrivano direttamente al cuore dell’ascoltatore.
A coadiuvare l’opera anche Gabriele Gai (batteria, percussioni, contrabbasso, pianoforte, campionamenti oltre ad aver realizzato la registrazione del disco nel suo Needle Studio a Serravalle Pistoiese), Filippo Brilli al sax soprano, Paolo Ciampi, al trombone, Donatella Mencarelli al flauto,  Giulia Nuti alla viola e Cristiano Sacchi al violoncello. Menzione speciale per il maestro Francesco Loccisano che ha suonato nel brano “Anna”.
Sulla copertina dell’album, realizzato in una speciale tiratura su vinile 180 grammi, un’opera originale dell’artista boema di nascita ma lucchese d’adozione Michaela Kasparova.

La copertina dell”album

I brani

“Il gioco del mondo” da Rayuela di Julio Cortàzar; “Quante felicità possibili” da Dalla parte di Swann (Alla ricerca del tempo perduto) di Marcel Proust; “William Stoner” da Stoner di John Williams; “Anna” da La signora con il cagnolino di Anton Čechov; “Intermittenze” da Le intermittenze della morte di José Saramago; “Auster” da Baumgartner di Paul Auster; “Carminio” da Carminio di Stefano Salmoria; “Clarisse” da Fahrenheit 451 di Ray Bradbury; “Aceri rossi e neve” da Neve di primavera di Yukio Mishima; “Di cosa parliamo” da Di cosa parliamo quando parliamo d’amore di Raymond Carver.
Stefano Nerozzi, chitarrista degli òvera, affianca all’attività con la storica band pistoiese un percorso personale nella musica strumentale. Questo prende forma nel 2007 con “Cromatico”, cd autoprodotto costruito su loop e disparati timbri di effettistica per chitarra. Nel 2017 viene pubblicato “Pause di silenzio” (Il popolo del blues) che contiene suggestioni sonore e nuovamente episodi di idee timbriche poliedriche. Nel 2023, grazie anche all’influenza del chitarrista calabrese Francesco Loccisano, scopre la chitarra battente e realizza “Note di prossimità” (Visage), arricchito da arrangiamenti per archi, fiati e pianoforte e dalla collaborazione con Gabriele Gai: ospite di eccezione in questo lavoro Riccardo Tesi (Ivano Fossati, Fabrizio de Andrè, Gianluigi Trovesi, Patrick Vaillant) all’organetto diatonico in un brano. Nel 2026 esce “Rayuela”, progetto che lega ogni brano a un libro, unendo musica e letteratura, con la partecipazione di Francesco Loccisano, Giulia Nuti (viola), Cristiano Sacchi (violoncello) e molti altri con la produzione di Gabriele Gai. 

Discografia: Cromatico (2007), Pause di silenzio (2017), Note di prossimità (2023), Rayuela (2026)

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