di Vannino Chiti*

E fu Repubblica! Oggi sembra scontato ma non fu così. La guerra era terminata da più di un anno, fascismo e nazismo erano stati sconfitti, ma l’Italia era un Paese ancora occupato dagli alleati angloamericani. Quel 2 giugno 1946, 12 milioni e 718.641 italiani, il 54,27 %, votarono per la Repubblica, in Toscana la scelsero 1 milione e 260.815, il 71,63%.
Le asprezze di quella fase politica, decisiva per l’avvenire dell’Italia, si possono rileggere nelle riflessioni di Piero Calamandrei sulla sua rivista Il Ponte, pubblicate di nuovo, recentemente, da Mompracem.
Tutto questo per ribadire, una volta di più, che Repubblica, libertà e democrazia non sono un dono ma conquiste che richiesero lotta e sacrifici.
La Resistenza ha permesso agli italiani di poter decidere la forma del loro Stato, se Monarchia o Repubblica, e di scrivere la nostra Costituzione. Non è stato così per Germania e Giappone, nostri ex alleati e responsabili con noi della Seconda guerra mondiale!
Fondamentale fu il diritto al voto di tutti gli italiani, degli uomini e, per la prima volta nella nostra storia, delle donne.
L’Italia non è arrivata tra i primi a questo traguardo. La Resistenza, in cui le donne furono protagoniste nelle brigate partigiane, ponendo e anche scontrandosi a volte su questioni di uguaglianza, come staffette, nelle case dove, rischiando la vita, offrirono ospitalità e assistenza a oppositori e combattenti, sancì l’approdo a un diritto universale, anch’esso conquistato non concesso.
Si realizzò così una condizione fondamentale per dar vita, nell’Assemblea costituente, a una Costituzione che ha costruito una democrazia nuova rispetto a quella prefascista, unendo alle libertà civili i diritti economico-sociali.
Non si è invece ancora compiuta, dopo ottant’anni, una ricomposizione dell’unità degli italiani sul solo terreno giusto e possibile, quello fondato sull’assunzione come valore comune del patrimonio congiunto Liberazione-Resistenza-Costituzione. È la causa della fragilità del nostro del nostro Paese rispetto alle sfide e ai compiti di oggi: per primo quello di contribuire da protagonista al compimento della democrazia europea e all’affermazione della pace. Sono questi gli obiettivi su cui adesso, con lo stesso spirito di quel 2 giugno 1946, dobbiamo impegnarci fino allo sfinimento.
*Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età Contemporanea










