mercoledì, Settembre 9, 2026

Sanità. Appropriatezza delle prescrizioni, la scure sulla testa dei malati

di Alberto Vivarelli

PISTOIA – Pistoiesi che vanno, pistoiesi che rimangono. Nell’inchiesta di alcuni giorni fa abbiamo parlato delle migrazioni sanitarie dei pistoiesi al di fuori degli ambito provinciale e regionale affidandoci ai dati ufficiali, quelli forniti dalle Aziende sanitarie locali. I dati sono chiari: per visite specialistiche e esami diagnostici, il 36% dei pistoiesi si rivolge altrove, il 12% alle strutture pratesi, il 24% fuori dell’ambito territoriale dell’azienda sanitaria Toscana centro.

Nel dicembre 2011 venne sottoscritto tra Regione Toscana ed Emilia Romagna un accordo sulla mobilità sanitaria, quell’accordo garantiva la vigilanza sull’appropriatezza delle prestazioni fornite, ma non assicurava percorsi agevolati a chi veniva da fuori regione. Insomma nessuna quota riservata, come ha ben spiegato a Reportpistoia (https://www.reportpistoia.com/inchiesta-migrazioni-sanitarie-dove-vanno-a-curarsi-i-pistoiesi/), la dottoressa Sandra Mondini, responsabile del Distretto Appennino bolognese dell’Asl di Bologna.

Nell’accordo (https://www.toscana-notizie.it/-/toscana-emilia-romagna-un-accordo-per-la-gestione-della-mobilita-sanitaria), si legge che “ciascuna Regione intende garantire ai propri cittadini le necessarie forme di assistenza con modalità che, indipendentemente dalla complessità del bisogno, rispettino gli standard di qualità dell’assistenza, siano logisticamente vicine alla residenza e siano facilmente fruibili dai cittadini stessi. Saranno oggetto di monitoraggio la mobilità ospedaliera (sia in regime di degenza ordinaria che in day hospital ) e la mobilità specialistica ambulatoriale”.

Analogo accordo venne stipulato con la Regione Liguria.

Appropriatezza delle prescrizioni, le paroline magiche della sanità, ovvero “i risultati di un processo decisionale che assicura il massimo beneficio netto per la salute del paziente, nell’ambito delle risorse che la società rende disponibili”. Quindi l’intervento della sanità pubblica a favore del paziente (tempi, luoghi e modi) è subordinato alle risorse economiche disponibili. Al di fuori c’è lo spazio privato. E poi su quali basi si decide l’appropriatezza? Si tiene conto del disagio psicologico dei malati?

In questi dodici anni i problemi non sono migliorati: le solite lunghissime liste di attesa per visite ed esami diagnostici e il ricorso obbligato, per chi può permetterselo, alle strutture private. E pare che ogni nuovo tentativo cada nel vuoto.

Perché la questione ha un nome preciso: risorse umane, quelle che mancano negli ospedali italiani e nella sanità territoriale. Ma si continua a tagliare perché assumere significa appesantire la spesa corrente, il terrore dei politici, tutti, così si preferisce l’appropriatezza al potenziamento delle risorse umane.

E’ normale, ad esempio, affidare il personale delle sale operatorie a cooperative di medici? E’ normale fare contratti a sei mesi a chirurghi quando la qualità di una equipe si basa soprattutto su gruppi di lavoro che stanno insieme da anni? Mancano medici, mancano infermieri e si sbagliano perfino i bandi per l’assunzione di personale (1 unità) infermieristico; chi lavora negli ospedali è sottoposto a ritmi duri, massacranti nei casi di emergenza, come si è ben visto negli anni del Covid. E’ possibile continuare a sopportare pronti soccorso che vanno in difficoltà al minimo di aumento di accessi per mancanza di personale? Eppure in Italia esistono esempi virtuosi di pronti soccorso che funzionano.

In questo modo l’eccellenza sanitaria toscana di assoluto livello internazionale e l’elevata qualità dei professionisti che ci lavorano vengono mortificate da una organizzazione quotidiana non all’altezza che scarica i disagi dei pazienti sul personale.

Tra le tante segnalazioni che abbiamo ricevuto nelle scorse settimane, ne pubblichiamo alcune che riassumono lo spettro del disagio che è generalizzato.

F. è in vacanza a Marina di Grosseto, per una caduta incidentale si frattura il malleolo, fortunatamente in modo composto. Lunedì mattina torna a Pistoia e nel pomeriggio viene visitata dalla sostituta del medico curante che esclude la frattura e predispone la ricetta “non urgente” per una radiografia.

Ecco il primo passaggio-trappola della cosiddetta appropriatezza della prescrizione. In casi clinici come questo, il medico di famiglia non può scrivere “urgente” perché così hanno deciso coloro che vigilano sull’appropriatezza delle cure: c’è una lista consegnata a tutti i medici di famiglia che indica ciò che è “urgente”. Chi sgarra, viene richiamato all’ordine. E i medici di famiglia stretti tra una burocrazia sanitaria asfissiante e un sistema che li considera macchinette, fuggono dalla sanità pubblica come dimostrano le difficoltà che hanno le aziende sanitarie a sostituire i medici di base.
Con la ricetta in mano, la signora F. sonda le disponibilità del servizio pubblico sul sistema telematico: Firenze 18 ottobre; Pistoia 13 gennaio.
Trattandosi di sospetta frattura, spiega alla donna un medico amico, la radiografia andrebbe fatta prima che l’osso si solidificasse spontaneamente in modo scorretto producendo ulteriori problematiche.

Martedì mattina presto, la donna telefona a Villa Maria per vedere se c’è posto a pagamento, l’appuntamento viene dato per lo stesso giorno alle 13 con ritiro del referto alle 14.

Nel pomeriggio viene ritirato e la donna torna dalla sostituta del medico curante che ci spedisce al pronto soccorso, dove prendono atto del risultato delle radiografie e dispongono tutore, stampelle e Eparina per 30 giorni, più controlli intermedi.

“Fortunatamente – spiega F – abbiamo una parziale copertura assicurativa che ci ha permesso di avere una prestazione rapida, altrimenti un problema già di non poco conto si sarebbe ingigantito a dismisura”.

Il problema apparentemente non è grave ma, vista l’età, preoccupa. M. deve sottoporsi a una visita specialistica reumatologica. Siamo a metà giugno, M. cerca le disponibilità sul territorio pistoiese, per lui non è un problema di località ma di tempi, prenderà il primo disponibile, ma il primo appuntamento è per il 31 novembre ad Agliana. Rinuncia perché non può attendere quattro mesi e mezzo e allora si rivolge a uno specialista privato.

Altro caso analogo. Per una sospetta Sindrome di Sjögren-Larsson, S. ha necessità di una visita specialistica reumatologica per avviare il percorso di cure: fino a dicembre non ci sono disponibilità.

Non va meglio a chi ha bisogno di un oculista. Il 21 giugno G.R. cerca le disponibilità per una visita oculistica su prescrizione del medico. Al Cup hanno comunicato che la prima visita prenotabile sarebbe stata il 24 aprile 2024.

M.V. aveva bisogno di eseguire un elettrocardiogramma sotto sforzo, il Cup le ha proposto una finestra a gennaio 2024, a Pitigliano.

M.B. ha chiesto di iniziare un percorso psicologico in una struttura pubblica: appuntamento 26 novembre 2025.

Con una richiesta medica di prestazioni strumentali entro 60 giorni, E.B., va al Cup, deve sottoporsi a una radiografia dinamico articolare sotto stress. Il primo disponibile nel territorio dell’Asl Toscana centro è il 30 dicembre 2023 a San Marcello.

“A Pistoia abbiamo delle eccellenze in questo campo – commenta – ma gli strumenti dovrebbero lavorare almeno 12 ore il giorno. Le mie ginocchia sono gonfie e doloranti ma devo aspettare 5 mesi per la visita”.

Poi ci sono gli “ultimi” la cui assistenza è da sempre sottoposta ai venti dell’assistenza pubblica.

“A questi casi – spiega Luigi Bardelli, presidente della Maic – devo aggiungere il trattamento degli… Ultimi che non sono una categoria economica, ma disabili spesso fin dalla nascita, con i quali i genitori devono fare i conti, ogni giorno, per tutta la vita. In questo campo, grazie al professore Milani Comparetti, in Toscana eravamo all’avanguardia non solo in Italia. Oggi, nonostante incontri con i massimi responsabili della Regione, che magari danno anche il loro assenso verbale, assistiamo al fatto che si rimangiano la parola e ti lascerebbero alla deriva, nonostante gli investimenti che ti hanno inviato a fare perché urgenti e necessari. Poi non succede niente e non sai nemmeno con chi parlare. Anche il buon Giani promette, e poi lo rivedi? È evidente che ora si dovranno aspettare una clamorosa protesta, anche perché, per i diritti degli ultimi, non ci possono essere scelte ideologiche o comunque di parte. I quattro centri che abbiamo costruito senza nessun contributo del pubblico, appartengono alla città. E se parliamo di numeri, abbiamo oltre 2000 assistiti con varie patologie fra i quali 200 bambini affetti dallo spettro autistico. Quasi 150 dipendenti specializzati senza nessun apporto di cooperative proprio per il principio che sopra tu richiamavi. Dipendenti di una Fondazione che mai prima d’ora sono stati a rischio. Ora, non è più così”.

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