PISTOIA – Un altro significativo esempio di arte e architettura barocca in città, con la visita all’aula dell’ex chiesa di Santa Maria degli Angeli.
Uno sguardo sulla Pistoia dell’età moderna nel segno della presenza delle monache benedettine: è questo il filo conduttore delle aperture straordinarie di tre edifici nel centro storico in occasione delle Giornate FAI d’Autunno, che come sempre rappresentano un’occasione da non perdere per conoscere la storia e ammirare l’arte e l’architettura di luoghi solitamente chiusi al pubblico.
Grazie alla cortesia e alla disponibilità dei volontari del Gruppo FAI di Pistoia, che ringraziamo, abbiamo preso parte a una visita guidata ai tre luoghi pistoiesi condotta dalla storica dell’architettura Giuseppina Carla Romby, che ha illustrato ai partecipanti la storia degli edifici e le loro peculiarità artistiche, stimolando collegamenti tra essi e sviluppando un’interessante visione d’insieme.
Un itinerario in tre tappe che ha preso avvio dalla visita all’ex chiesa di Santa Maria degli Angeli, posta a fianco dei locali del Liceo Forteguerri tra corso Gramsci e via dei Cancellieri: qui si trovavano delle abitazioni e forse un ospizio dove nel 1322 vennero trasferite per ragioni di sicurezza le monache benedettine del Monastero da Sala, posto in origine al di fuori dell’antica Porta Lucchese. Il monastero trecentesco acquisì nuovi terreni e si ampliò nel corso degli anni, fino alla costruzione di una nuova aula intitolata a Santa Maria degli Angeli, dove le celebrazioni vi ebbero inizio nel 1584. Grazie a un ingente lascito testamentario, già negli anni seguenti fu avvitato un progetto di rinnovamento di tutti gli ambienti e della chiesa, con la costruzione del nuovo altare maggiore.

Ma un restauro generale si ebbe nei primi anni del Settecento grazie all’intervento di Giovan Battista Foggini, scultore e architetto della corte medicea all’epoca del granduca Cosimo III, che si recò a Pistoia più volte per visionare e seguire i lavori di rifacimento della chiesa.
Giovan Battista Foggini progettò e fece realizzare nel 1726 una nuova facciata in intonaco e pietra arenaria inquadrata da lesene che sorreggono un’alta trabeazione terminante a timpano; la porta d’ingresso è affiancata da finestre a edicola ed è incorniciata da lesene e una cornice incurvata su cui s’innestava uno stemma, oggi perduto.
L’accesso all’aula interna avviene attraverso la porta laterale che si apre su via dei Cancellieri: appena varcata la soglia, non si può non rimanere a bocca aperta di fronte alla ricchezza decorativa delle pareti e soprattutto delle volte, in un vero e proprio trionfo di stucchi e ori di chiara matrice barocca.

Le pareti laterali dell’aula sono decorate con un motivo di candelabri e girali dorati che testimoniano una notevole raffinatezza compositiva, mentre il soffitto presenta un’alternanza tra volte a botte e volte a crociera con queste ultime “sorrette” da figure di angeli in volo.
Nonostante la ricchezza degli stucchi e delle decorazioni, in un continuo succedersi tra medaglioni dorati, semicolonne con capitelli corinzi, finti marmi a intarsi, la volta dell’edificio trasmette un senso di straordinaria leggerezza, accresciuta anche dalla particolare illuminazione dell’aula.
Un apparato artistico e architettonico, come ha sottolineato Carla Romby, assimilabile a quello presente in altre chiese coeve di Pistoia come quella dei Santi Prospero e Filippo e della Santissima Annunziata, ma che per la sua ricchezza e qualità d’esecuzione può essere tranquillamente messo a confronto con gli esempi d’arte sacra barocca della Roma papale del Settecento, con la quale la nostra città intratteneva stretti rapporti a livello artistico.

Inoltre la stessa Romby ha rimarcato l’esistenza di un vero e proprio itinerario sacro, una sorta di riproduzione della Via Crucis che in maniera prospettica attraversava gli spazi del monastero delle benedettine partendo proprio dalla chiesa di Santa Maria degli Angeli per giungere al Tempietto della Croce situato all’interno dell’oratorio del Santissimo Crocifisso, seconda tappa del nostro percorso.
Un’aula ricca di arte e di storia, da ammirare in ogni suo dettaglio, che oggi è occupata dalla sede della Banda Comunale. Infatti la chiesa ha subito due soppressioni, la prima durante l’occupazione napoleonica, la seconda e definitiva nel 1867, a seguito dell’Unità d’Italia, quando Santa Maria degli Angeli è stata sconsacrata e molti dei suoi arredi sono stati alienati: alcuni purtroppo sono andati perduti, altri sono stati venduti e si sono dispersi, altri ancora sono stati riacquistati dalle stesse monache che nel frattempo erano state trasferite nei locali del vicino Palazzo Tolomei.
Qui infatti, come abbiamo potuto notare nel corso della visita organizzata dal FAI, le monache benedettine di Pistoia hanno cercato di ricostituire il loro spazio di clausura e di “ricreare” l’ex chiesa, trasferendovi oggetti e arredi sacri.









