mercoledì, Settembre 9, 2026

Teatro Manzoni, l’occhio di Freud osserva la vita di Zeno

di Susanna Daniele

PISTOIA – Al Teatro Manzoni di Pistoia è andato in scena l’adattamento teatrale di uno dei romanzi fondamentali del Novecento: “La coscienza di Zeno”, capolavoro di Italo Svevo che quest’anno compie cento anni.

A dare vita al complesso protagonista Zeno Cosini un attore molto conosciuto, Alessandro Haber.

L’enorme occhio del dottor S., proiettato sul sipario ancora chiuso de “La coscienza di Zeno” e accompagnato da una voce fuori campo che declama la minacciosa prefazione del romanzo sveviano: «Debbo scusarmi di aver indotto il mio paziente a scrivere la sua autobiografia» ma la «pubblico per vendetta e spero gli dispiaccia» lascia intendere come la regia di Paolo Valerio abbia voluto mantenere intatta l’originaria impronta psicoanalitica di uno dei massimi autori del Novecento. Il flusso di coscienza dell’inquieto Zeno, trasposto in scrittura su consiglio dello psicanalista, è simbolizzato dall’inquietante presenza di un enorme occhio che evoca sogni, rifrazioni, ricordi e rimorsi del protagonista.

Alessandro Haber in una scena dello spettacolo “La coscienza di Zeno” (foto di Simone De Luca)

In scena dominano i grigi dei costumi e il nero dei pesanti tendaggi che delimitano la scena: un salotto borghese ideato da Marta Crisolini Malatesta. Una sorta di scatola in cui Haber/Zeno, seduto in una grande sedia, rievoca, dialoga, osserva, scherza con il suo alter-ego giovane, l’attore Alberto Onofrietti, fino a suggerirgli le batture, oppure a costringerlo a modificare i toni.

Di spalle, in ombra, a ridosso del fondale, costretti a non abbandonare mai lo spazio psichico di Zeno, gli otto protagonisti della sua vita, di volta in volta chiamati a rievocare episodi, sentimenti, passioni, delusioni, sconfitte della vita di Zeno.

Il foro circolare collocato per l’intera durata dello spettacolo al centro del fondale fa pensare a una lente o a una serratura attraverso cui spiare i ricordi di Zeno: le vie di Trieste, il mare accarezzato dalla bora o sferzato dalla pioggia, schiene nude di donna, i ritratti delle attrici stesse in costume da scena. Le videoproiezioni sono ideate da Alessandro Papa. Le scene sono rese vivaci dal dinamismo scenico corale che vede agire tutti i personaggi come in una coreografia.

L’intera vita del protagonista viene sviscerata cronologicamente, seguendo passo dopo passo le celebri pagine: il travagliato rapporto con il padre e la sua morte, l’incontro con le tre sorelle e il matrimonio con una di loro, più per ripiego che per amore, la suocera, il cognato socio in affari e l’amante, piacere effimero fra le responsabilità di una vita piena di rimorsi e scelte quasi casuali.

Le intuizioni della regia rendono attuale e godibile per leggerezza e semplicità un testo-monstre del Novecento, assolutamente non facile da comprendere.

Unica osservazione, la recitazione di alcune attrici e di Haber stesso, in certi passaggi non è perfettamente chiara e calibrata nei toni.

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