PISTOIA – Il concerto di SCARDA al The dUMb di Pistoia inaugura il primo appuntamento di “Stanza d’Autore”, il format itinerante nato per azzerare la distanza tra palco e pubblico e riportare la musica nella sua forma più vicina, più respirata, più condivisa.
L’apertura della serata è affidata a LAROSSI (Barbara Rossi) accompagnata nelle elettroniche da Eleonora Iacopini, che nel suo set ha condensato un magnetismo raro.

Con una voce pura e un’attitudine che scivola con naturalezza dal pop più intimista a sfumature indie rock più graffianti, LAROSSI mostra una maturità artistica. Le sue canzoni rivelano una penna ironica e cinica al punto giusto, capace di fotografare fragilità e disagi quotidiani senza retorica. Poche tracce, ma sufficienti a delineare un talento solido, un nome che da subito si impone come uno dei più interessanti della nuova scena indipendente.
SCARDA sale sul palco senza imporsi, con quella naturalezza che è anche il filo conduttore della sua musica.

La sua voce definisce lo spazio, fatto di essenzialità e di una grande capacità narrativa, che portano subito l’ascoltatore dentro il suo mondo artistico. Le canzoni scorrono, mosse da una semplicità apparente che però nasconde una profondità fatta di dettagli e di immagini, capace di riportare alla luce quelle piccole verità che spesso diamo per scontate ma che hanno un valore enorme.
Il The dUMb, con la sua dimensione raccolta, amplifica ogni sfumatura: gli arpeggi, le pause, i sorrisi, i cambi di intensità diventano parte di un racconto che non ha bisogno di effetti per arrivare.
Il pubblico ascolta con attenzione, segue il flusso, si lascia portare da quel modo di cantare che procede come una conversazione sincera, senza sovrastrutture.

La serata cresce così, ripercorrendo l’evoluzione artistica di SCARDA con brani come Ventanni, Distrutto, Cicatrice, Palazzina Gialla, Una cosa importante e Sorriso, si fondono agli altri disegnando un percorso emotivo fatto di luci e ombre, di momenti più luminosi e altri più intimi, fino a condurre naturalmente verso l’epilogo conclusivo di questo racconto.
La conclusione di questa serata però, porta una inaspettata sorpresa, per il bis, SCARDA non sceglie la distanza del palco: fa un passo in avanti, si avvicina al bordo, scende tra le persone con la chitarra in mano e trasforma il club in un cerchio. Nessuna amplificazione, nessuna barriera, solo voce e corde che vibrano a pochi centimetri dai volti.

Tra le note e le parole di Tramonto, tutto si avvicina: il pubblico, lo spazio, l’intensità del momento. È un gesto semplice ma eloquente, che riporta all’origine, alla musica nuda, alla relazione diretta, a quel modo di cantare che non cerca di impressionare ma di condividere.
In quel cerchio improvvisato non c’è più un artista e una platea, ma un gruppo di persone che vive lo stesso momento.
Un finale che non chiude, ma apre: verso ciò che verrà, verso le nuove canzoni, verso un percorso che continua a muoversi con profonda leggerezza e autenticità.









