mercoledì, Settembre 9, 2026

Sei buone pratiche per la sostenibilità alimentare: Carlo Petrini apre i Dialoghi

PISTOIA – La denuncia dei cambiamenti climatici, la critica all’idea di uno sviluppo incontrollato e illimitato, ma anche sei utili consigli, che tutti noi possiamo seguire nella nostra quotidianità, per un approccio più sostenibile al tema alimentare.

Ad aprire la quattordicesima edizione dei Dialoghi di Pistoia, dal titolo “Umani e non umani: noi siamo natura”, è Carlo Petrini, gastronomo, sociologo, ideatore e fondatore dell’associazione Slow Food, divenuta ormai un presidio internazionale per la tutela delle tradizioni agricole ed enogastronomiche di ciascun Paese e per la promozione di un sistema alimentare ecosostenibile.

Carlo Petrini sul palco dei Dialoghi (foto di Federico Melani)

“In questo momento tutti noi avvertiamo la necessità esiziale di stabilire un nuovo rapporto con la natura, che sia fondato su paradigmi diversi rispetto a quelli in vigore fino a oggi – ha esordito Petrini – noi stiamo vivendo l’inizio di una nuova fase storica, denominata transizione ecologica, una fase in cui l’umanità dovrà cambiare il proprio modo di vivere, di produrre, di viaggiare, di mangiare, di relazionarsi con l’ambiente. E non sarà una fase breve che si andrà a esaurire nel giro di pochi anni; così come noi veniamo da tre secoli di sviluppo economico, demografico, commerciale, scientifico che affonda le proprie origini nella rivoluzione industriale del Settecento e che ha portato a cambiamenti così radicali come non ce ne erano mai stati nei millenni precedenti della storia umana.

Questa fase storica ci ha consegnato enormi progressi, ma essa si basava su un concetto oggi rivelatosi falso e giunto al punto di rottura, ovvero che le risorse del pianeta fossero illimitate. In realtà già dagli anni Settanta del secolo scorsi alcuni scienziati hanno cominciato a mettere in guardia sui limiti dello sviluppo umano e sui rischi ambientali di uno sfruttamento indiscriminato delle risorse terrestri: un monito che però non venne colto nè dalla politica nè dal mondo economico e civile”.

Petrini svela al pubblico dei Dialoghi, che ha affollato il “tendone” di piazza Duomo per questa lezione introduttiva, la propria visione pessimistica sul problema dei cambiamenti climatici: l’umanità nei prossimi decenni dovrà fare i conti con disastri naturali ed eventi meteorologici sempre più estremi, mentre la governance politica internazionale non riesce a trovare un punto di accordo e di condivisione. Da qui la polemica contro le Cop annuali a cui partecipano i vari Stati del mondo ma portando avanti i propri interessi economici e politici, non capendo che i Paesi sono tanti ma l’umanità e il pianeta Terra sono una cosa sola.

Secondo Petrini la situazione è giunta a un punto irreversibile, ed è il momento che la “vecchia” generazione in buona parte responsabile di questo problema accompagni i giovani e le loro legittime rivendicazioni verso l’affermazione di nuove idee che mutino i paradigmi seguiti fino a oggi.

Petrini passa poi a definire la gastronomia, il suo settore d’interesse, come una forma di antropologia culturale e di economia politica, perché l’alimentazione è alla base della vita di miliardi di persone e il possesso della terra e dell’agricoltura è da sempre strumento di potere.

“La gastronomia – chiarisce – è qualcosa di molto diverso da quella che vediamo esibita in televisione in discutibili programmi di cucina; parlare di gastronomia vuol dire parlare di economie locali, relazioni umane, tradizioni e stili di vita, e spetta proprio a questo settore dal carattere multidisciplinare stimolare una riflessione sui limiti e gli errori del sistema alimentare attuale, offrendo alternative e possibili soluzioni”.

Petrini denuncia in particolare due criticità di tale sistema: la prima, “autentica vergogna”, è lo spreco alimentare, dal momento che oggi circa il 33% degli alimenti prodotti viene buttato via, mentre milioni di persone nei Paesi più poveri vivono ancora in condizioni di malnutrizione. E lo spreco porta con sé lo sfruttamento dell’acqua, risorsa sempre più scarsa per la quale già oggi sono in corsi conflitti, e per il cui controllo in futuro scoppieranno guerre.

Petrini enuncia poi sei comportamenti virtuosi per il futuro, che possono incidere positivamente in questa fase di transizione ecologica: ridurre il più possibile lo spreco alimentare, ridurre il consumo di carne a favore di legumi e proteine vegetali, impegnarsi a privilegiare la stagionalità dei prodotti e la filiera corta, evitare i prodotti iperprocessati che hanno avuto più trattamenti, eliminare la plastica monouso nel settore alimentare, usare con responsabilità l’acqua bene comune.

“Sono semplici idee per tutelare l’ambiente, eliminare gli sprechi, migliorare la nostra salute, porre le basi per un futuro più sostenibile. E il compito spetta prima di tutto ai cittadini, alla comunità civile: non possiamo aspettare le decisioni di una politica che ancora non ha compreso la gravità della situazione. Bisogna ripensare a una nuova economia della sussistenza, non per tornare al passato, ma per andare oltre l’idea del profitto a ogni costo”.

Petrini ha concluso raccontando alcuni curiosi aneddoti sulla nascita della sua amicizia con papa Francesco: è la storia dell’incontro tra un pontefice e un laico nel segno della comune attenzione ai problemi della sostenibilità ambientale e della giustizia sociale, che ha portato Petrini a scrivere la prefazione dell’enciclica papale “Laudato sii” pubblicata nel 2015. “Un documento – conclude Petrini – che almeno all’inizio non è stato compreso nè dai laici nè dai cattolici a causa della sua portata rivoluzionaria, e che non è tanto un testo di carattere ambientale, ma di valore sociale, perchè afferma la necessità di un mutamento nel rapporto tra società umana e natura”.

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