PISTOIA – ”A Pistoia e in provincia c’è una forte carenza di farmacisti qualificati”.
A lanciare l’allarme è il dottor Franco Palandri, legale rappresentante della Pharmagroup sas, società che possiede farmacie nel Pistoiese. Il problema, spiega, non riguarda solo gli addetti al settore ed è diffuso in tutta Italia. Palandri invita perciò Ordine e associazioni sindacali a prendere provvedimenti in materia, visto che la carenza di personale qualificato porterebbe le farmacie a ridurre il servizio.
Secondo i dati forniti dall’Ordine dei farmacisti, nella sola area pistoiese, tra strutture pubbliche e private, si registra la carenza di almeno una quindicina di professionisti.
”La carenza di personale può comportare dei gravi disservizi per i cittadini”, ribadisce Palandri. E’ il caso, per esempio, di Montagnana dove Farmagroup ha una struttura che quando è chiusa – spiega: ”costringe gli abitanti del posto a doversi spostare per 10 chilometri prima di trovarne un’altra”.

Della questione comunque le istituzioni locali non sembrano esserne a conoscenza.
”Nei due comuni dove lavoriamo, i sindaci sono letteralmente cascati dalle nuvole quando ho sollevato il problema – commenta Palandri – E il problema non riguarda solo la qualità del servizio offerto. Le farmacie devono infatti rispettare gli obblighi di apertura sanciti per legge. Non possiamo scegliere liberamente quando aprire o quando tenere chiusi”.
A causare la carenza di personale comunque, secondo il responsabile della Faramgroup, sarebbe da una parte la crescente fuga dei laureati verso il sistema pubblico (l’insegnamento) e dall’altra la legge Monti del 2012 che ha liberalizzato l’apertura di nuove sedi: ”Così facendo – osserva – il personale disponibile sul mercato è stato drenato”.
La vicenda si è repentinamente aggravata negli ultimi due anni a causa del boom dei servizi richiesti alle farmacie.
”Dal Covid in poi c’è stata un’evoluzione della nostra attività – dice Palandri – offriamo molti più servizi rispetto a qualche anno fa”.
Stessa tesi è sostenuta anche dal presidente dell’Ordine dei farmacisti di Pistoia, il dottor Andrea Giacomelli. ”Con la pandemia c’è stata una vera e propria rivoluzione di settore – osserva -. Ci stiamo muovendo verso una farmacia che è sempre di più un presidio territoriale”.
In questa transizione è essenziale allora il ruolo dell’Università che dovrebbe, secondo i due esponenti, regolare non solo l’afflusso di personale qualificato ma offrire anche una formazione rimodellata sulle esigenze richieste dal mercato. Se sul primo versante le prospettive non sono delle più rosee (“ci sono talmente pochi iscritti che l’Ateneo di Firenze ha dovuto togliere il numero chiuso”, spiega Giacomelli), sul secondo si registrerebbero alcuni passi in avanti. Dall’Ordine infatti spiegano di aver avanzato una serie di richieste affinché i corsi offerti siano sempre più in sintonia con il nuovo modello di farmacia che si è sviluppato negli ultimi due anni.
Proprio in questi giorni intanto è uscita una nuova legge nazionale che favorisce la condivisione e la cooperazione tra personale delle farmacie.
“Per gli adattamenti – conclude Giacomelli – ci vorrà del tempo. Potremo vedere i frutti sperati non prima di 5 anni”. (rb)







