di Marcello Paris
PISTOIA – Un luogo in Cisgiordania poco conosciuto assurto in questi giorni alle cronache per l’occupazione selvaggia da parte dei coloni ebrei: Taybeh l’unico villaggio in Palestina dove gli abitanti sono tutti cristiani e dove le incursioni armate, terreni occupati con nuovi insediamenti stanno costringendo le famiglie a lasciare il villaggio nonostante la dichiarazione di “zona militare chiusa”.

È qui che il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, si è recato il 15 agosto, nella festa dell’Assunzione, per portare alla popolazione un segno concreto di vicinanza e di incoraggiamento.
Ma perché ci stiamo occupando di questo piccolo villaggio palestinese a circa 25 chilometri da Gerusalemme sulla vecchia strada romana che scendeva a Gerico abitato da poco più di 1000 abitanti.
Non parleremo di cronaca, che può essere letta altrove, ma di un momento vissuto negli anni 2000 che coinvolse Firenze, e tutt’ora la coinvolge, e più precisamente la Diocesi con la Basilica di San Lorenzo e l’Opera Medicea Laurenziana in prima fila.

Taybeh è l’antica Efraim, villaggio situato ai margini del deserto di Giuda, appena al di là della Giudea biblica; già nelle montagne della Samaria, a 960 metri di altitudine s.l.m. Insediamento cananeo abitato da agricoltori, forse già coltivatori di olivi, da almeno 5000 anni. Verso il 1200 a.C. il villaggio venne conquistato da Giosuè ed assegnato alla tribù di Beniamino.
Oggi l’attività economica del luogo è principalmente rappresentata da un po’ di artigianato, si costruiscono lampade ad olio di coccio, c’è un importante birrificio che esporta il prodotto in varie parti del mondo e c’è la produzione di olio, anche questo esportato.
Ed è di olio che qui parliamo. Olio prodotto da un frantoio nato da un progetto degli anni 2000 al quale aderì il Priore della Basilica di San Lorenzo di Firenze monsignor Angelo Livi (scomparso a 100 anni nel 2014) e l’Opera Medicea Laurenziana con il suo presidente Enrico Bocci.
La Diocesi di Firenze inviò a Taybeh degli esperti per impiantare un nuovo uliveto e costruire un frantoio. Il poco olio che si produceva era di tipo lampante, quello usato per i lumi, ora il villaggio è economicamente autonomo grazie alla commercializzazione dell’olio che produce e che viene esportato, principalmente in Francia.
Dopo quella realizzazione e il gemellaggio di Taybeh con Firenze il vescovo di Firenze Cardinale Ennio Antonelli, durante la Messa di ringraziamento del 31 dicembre 2003, disse “Taybeh è il nostro villaggio perché adottato dall’Arcidiocesi di Firenze”.
È questa una piccola storia di un luogo apparentemente lontano ma che per la chiesa fiorentina ha un valore che va oltre la religione. Una piccola storia che valeva la pena essere raccontata anche in omaggio a quei cristiani che nonostante tutto resistono alle angherie degli usurpatori .





