di Stefano Di Cecio
CAMPO TIZZORO – Sabato pomeriggio nell’edificio G della zona artigianale (ex Sedi) di Campo Tizzoro, si è svolta la cerimonia di inaugurazione dell’archivio documentale della Ferrovia Alto Pistoiese. Molte le autorità intervenute nonché associazioni e l’Ufficio Cultura e Turismo del Comune di San Marcello per celebrare non solo i cento anni della FAP, che fu inaugurata il 21 giugno 1926, ma per aver ricomposto i documenti che ne formavano l’archivio. Gli interventi sono stati moderati dall’Assessore Alice Sobrero, che, prima di cedere la parola ai relatori, ha invitato Giancarlo Filoni, ultimo capotreno in servizio della FAP, a dare il fischio di inizio con la sua trombetta di servizio. La sala era piena di persone visibilmente interessate e partecipi dell’evento, dimostrazione tangibile di una comunità che si stringe attorno ad un prezioso bene comune.

Il Sindaco Luca Marmo nei suoi saluti istituzionali ha ringraziato i tanti appassionati della montagna pistoiese e fra questi Roberto Prioreschi che dopo molto lavoro e studio ha sicuramente il merito di aver riacceso l’attenzione sul tema della FAP.
Il percorso che l’Amministrazione comunale intende portare avanti ha un duplice obiettivo, da una parte quello di restituire alla memoria dei cittadini, degli studiosi e dei ricercatori la storia di ciò che è stato, dall’altra implementare un elemento di promozione turistica.
La ricostituzione dell’archivio si è svolta in due fasi, la prima nel riordino del materiale che era già di proprietà dell’amministrazione comunale, la seconda nella riacquisizione di quello che aveva il Copit (Consorzio Pistoiese Trasporti). Un lavoro complesso e articolato svolto da Andrea Ottanelli che ha riassunto l’operazione in un libro dal titolo “Il secolo della F.A.P.”, edito a cura del Comune di San Marcello e distribuito gratuitamente ai presenti. Per quanto riguarda invece il turismo, l’idea è quella di ricucire tutto il tracciato in un percorso turistico da fare a piedi che non costringa a passare per la strada. Fra gli obiettivi futuri ma non troppo c’è il recupero della stazione di Pracchia. Il rudere, già acquistato dall’Unione dei comuni, è oggetto di una progettazione finanziata con fondi PNRR e a oggi il quadro finanziario è completato, è stata pubblicata la gara di appalto che scadrà fra qualche giorno. L’auspicio è che sul finire dell’estate possano partire i lavori. La stazione FAP di Pracchia è una sfida importante, non soltanto come edificio in sé, ma, vista la sua collocazione, fa parte di un sistema a vantaggio della promozione turistica del territorio.
L’Assessora al turismo Clio Cinotti ha sottolineato che la FAP non è stata solo un’infrastruttura importante di viabilità ma è stata soprattutto un collegamento affettivo tra le persone dei vari paesi che si davano appuntamento su questo trenino, perché si volevano bene.
Il neo eletto assessore Riccardo Trallori, figlio di macchinista ferroviere ha raccontato: “Oggi ho detto ai miei che sarei andato a rappresentare l’amministrazione comunale a questo evento. Mio padre, pensionato, quando ha iniziato a lavorare, l’esperienza della FAP si era già era conclusa, si è ricordato però di una perla che girava tra alcuni vecchi ferrovieri che invece l’avevano conosciuta. FAP stava anche per Falla A Piedi Fino A Pracchia Farai Assai Prima”.
Una battuta che ha raccolto, come era ovvio, sorrisi ed applausi fra i presenti, ma l’assessore ha evidenziato come l’ideazione della FAP, all’inizio del novecento avesse rappresentato, oltre a una felice intuizione, una capacità di investire nello sviluppo del territorio in maniera straordinaria.
“Oggi oggettivamente – ha proseguito – lo dico in senso anche autocritico, manca quella capacità di visione e di lungimiranza, penso che da questo compleanno, da questo centenario, non si debba semplicemente ricordare solo l’infrastruttura materiale, ma anche un elemento concreto di coesione territoriale sociale ed economica. Bisogna fare tesoro di quella capacità di visione e di quel coraggio, perché senza, noi non potremo scrivere pagine nuove per far crescere in maniera rigogliosa tutti i territori a partire da quelli più distanti da centri urbanizzati”.

Andrea Ottanelli ha svolto il lavoro di inventario e di ricerca dei documenti. L’esperienza della FAP nasce dalla progettazione avvenuta nel 1916, cioè durante la prima guerra mondiale. Ha quindi riassunto la storia della FAP anche parlando di due grandi società dell’epoca che cambiarono in maniera determinante il territorio pistoiese: da una parte la San Giorgio e dall’altra la SMI. Quest’ultima rivoluzionò l’urbanistica del territorio di Campo Tizzoro creando un villaggio operaio ideale, case popolari, scuole, distribuzione alimenti, e ovviamente il percorso di 16 km della ferrovia a scartamento ridotto, fra i due binari la distanza era meno di un metro: 950 mm”.
Qualcuno ricorda ancora i cartelli posti a lato della strada prima di entrare in Campo Tizzoro. Ogni 50 metri avvertivano l’inizio della “Strada riscaldata con cavi pyrotenax”. L’archivio contiene anche alcune foto ed anche una copia del decreto ministeriale dell’agosto 1965 con cui il ministro dei trasporti Mannironi sancì la chiusura dell’esperienza FAP”.
L’ultimo intervento è stato affidato all’Associazione culturale LetterAppenninica, che, col fine di salvaguardare la memoria per le nuove generazioni, ha raccomandato il recupero della stazione FAP di Limestre chiedendo la partecipazione di chiunque voglia collaborare per creare un progetto condiviso.
Prima del taglio del nastro, infine, sono stati consegnati due riconoscimenti, uno a Giancarlo Filoni, l’altro all’architetto Roberto Prioreschi che è stato un po’ il motore della la riscoperta della FAP con le sue ricerche e i suoi studi. Quest’ultimo non ha nascosto alcune critiche nel confronti delle condizioni della viabilità attuale compresa la pericolosità di alcuni ponti.


