SAN MARCELLO PITEGLIO – Il 25 aprile 2026 riapre al pubblico OCA – Oasy Contemporary Art and Architecture, il progetto di Oasi Dynamo che negli ultimi tre anni ha portato arte e architettura contemporanee sull’Appennino Pistoiese, con un percorso immerso nella natura tra installazioni di artisti internazionali e uno spazio espositivo, dedicato a mostre d’arte e di fotografia.
Sotto la direzione artistica di Emanuele Montibeller, OCA è cresciuta di anno in anno, offrendo un’esperienza unica in cui opere e paesaggio dialogano con boschi, radure e crinali, invitando i visitatori a scoprire una natura non più scenario, ma interlocutore attivo.
In questo paesaggio in continua trasformazione, il percorso permanente nell’oasi non vuole essere un semplice museo all’aperto né un parco di sculture, ma un progetto curatoriale unitario, dove ogni intervento nasce dal confronto con il luogo e ne ridefinisce la percezione.

Per la stagione 2026, OCA accoglie una nuova presenza internazionale: l’artista belga Arne Quinze, che porta a Oasi Dynamo Ceramorphia, un’opera che va ad aggiungersi al percorso nella natura, e presenta nello spazio espositivo la mostra personale I’m a Gardener, che approfondisce la sua ricerca sul rapporto tra uomo e biodiversità.
L’installazione di Arne Quinze Ceramorphia, già presentata alla Biennale di Venezia del 2024, offre un dialogo profondo con il paesaggio dell’Appennino Pistoiese: più che un oggetto, l’opera si configura come un dispositivo di pensiero, capace di instaurare una dinamica osmotica con l’ambiente circostante, senza imporsi né aderire passivamente al contesto. Le forme ceramiche evocano una “natura altra”: non la riproduzione del mondo naturale, ma una sua riformulazione. Steli, germinazioni e crescite spontanee sono attraversati da un’intenzionalità che ne altera la logica originaria. Ceramorphia non rappresenta la natura, ma ne mette in scena la trasformazione attraverso lo sguardo e l’azione dell’uomo, invitando a riflettere sulla condizione contemporanea: mai come oggi l’essere umano incide sui sistemi naturali, e mai come oggi ne appare così distante.
La personale che si tiene contemporaneamente, I’m a Gardener, è allestita nello spazio espositivo di OCA e presenta una selezione di dipinti e lavori su tela che esplorano il rapporto tra uomo e natura. Le superfici, attraversate da tensioni cromatiche e stratificazioni dinamiche, non descrivono il paesaggio, ma ne restituiscono l’energia vitale, tra crescita, collisioni e metamorfosi. Pittura e installazione si rivelano così due manifestazioni dello stesso nucleo creativo: un’indagine sulla forza generativa della vita e sulla necessità di riportare equilibrio e varietà negli spazi abitati dall’uomo.
Artista di fama internazionale, Quinze ha sviluppato una ricerca coerente sulla relazione tra natura e spazio antropizzato. Dopo gli esordi nella scena della Graffiti Art negli anni Ottanta, la sua pratica si è evoluta attraverso grandi installazioni pubbliche e cicli pittorici presentati in musei e contesti internazionali. Al centro del suo lavoro vi è il giardino di fiori selvatici che circonda il suo atelier in Belgio, un laboratorio vivente osservato da oltre trent’anni secondo logiche autonome: è da questa immersione quotidiana nella biodiversità che nasce una pratica che trova in OCA un contesto ideale di confronto diretto con il paesaggio.
La mostra I’m a Gardener sarà accompagnata da un catalogo edito da Metilene.
Con l’ingresso dell’opera di Arne Quinze, il percorso di OCA, articolato come itinerario che attraversa la riserva, si arricchisce di una nuova presenza internazionale, confermando il carattere dinamico e in continua trasformazione del progetto.
Il cammino tra boschi e radure offre l’incontro con opere che dialogano con il paesaggio in modi sorprendenti. Il Dynamo Pavilion di Kengo Kuma si insinua tra le piante come una folata di vento, mentre Nella terra il cielo di Mariangela Gualtieri e Michele De Lucchi intreccia poesia e architettura, in una riflessione su mito e memoria. Più avanti, Fratelli Tutti di Matteo Thun invita alla contemplazione tramite monoliti in pietra locale disposti in forma circolare, simbolo di unità e ciclicità della vita. Erosions di Quayola, composta da blocchi di pietra lavica lavorati da algoritmi generativi, mette in luce la tensione tra forza naturale e intervento tecnologico, mentre Self-regulation di Alejandro Aravena trasforma una struttura preesistente in un invito a ripensare le modalità dell’abitare. Completano il percorso Home of the World di David Svensson e la colorata Plastic Bags di Pascale Marthine Tayou, ormai parte integrante della collezione permanente.
Nel corso dell’estate, il progetto si arricchirà ulteriormente con due nuove opere. Il collettivo fuse* presenterà Vanishing Horizon, un’installazione in acciaio corten che rende percepibile la condizione limite dei buchi neri e il rapporto tra ciò che possiamo osservare e ciò che resta oltre. L’opera traduce in materia le traiettorie della luce vicino a questi fenomeni estremi, creando uno spazio attraversabile che invita il visitatore a confrontarsi con la soglia tra conoscibile e immaginabile.
A questa dimensione cosmica si affiancherà la nuova opera di Stefano Boeri, Deus Sive Natura – What I Believe, realizzata nell’ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco d’Assisi. L’opera consiste in un inginocchiatoio in marmo bianco di Carrara lungo dieci metri, orientato verso l’orizzonte, che si inserisce nel paesaggio dell’Appennino come invito alla contemplazione. Non si presenta come un monumento, ma come un gesto minimo e universale: inginocchiarsi davanti alla natura, riconoscendola come interlocutore e trasformandola in un tempio panteista. Il progetto si ispira al Cantico delle creature di San Francesco, al credo laico What I Believe di J.G. Ballard e, più in generale, al panteismo spinoziano, secondo cui Dio e l’Universo sono la medesima sostanza immanente e necessaria.
Sotto la direzione artistica di Montibeller, OCA continua così a svilupparsi come un organismo vivo: ogni nuova installazione ridefinisce il ritmo del cammino, moltiplica le relazioni tra opera e paesaggio e rafforza l’esperienza immersiva che distingue il progetto.
OCA, che fa parte del network Grandi Giardini Italiani, sarà visitabile dal 25 aprile al 1 novembre 2026, dal giovedì alla domenica, ore 10.00 – 18.00. Per il solo mese d’agosto la visita si potrà fare anche il mercoledì, sempre nel solito orario. L’ingresso alla mostra è gratuito, mentre il percorso guidato nel parco ha un costo di 20,00 € (gratuito per i bambini fino ai 10 anni) e si può effettuare solo su prenotazione, agli orari consultabili sul sito web: www.oasycontemporaryart.com.
Al Centro Visitatori della riserva, sarà in funzione il ristorante bistrot Casa Luigi che, su prenotazione, offrirà proposte gastronomiche di assoluta qualità. I visitatori potranno usufruirne oppure godere del prato e degli spazi all’aperto.


