PISTOIA – Il Coordinamento “Scuole per la Palestina” torna a esprimere la propria angoscia per la situazione nella regione dell’Asia sud-occidentale, in cui ancora una volta dilaga la guerra, la guerra senza fine del Terzo Millennio.

In Iran, nelle prime ore dell’attacco iniziato ieri, i bombardamenti israeliani e statunitensi hanno colpito, in pieno giorno, la scuola elementare femminile “Shajareh Tayyebeh”, a Minab, nel sud del paese, nei pressi dello Stretto di Hormutz (passaggio obbligato per gran parte del petrolio e del gas naturale mondiale), e hanno ucciso più di cento bambine: molte di loro erano coetanee di Hind Rajab, la cui voce e il cui volto sono memoria e simbolo dei 20mila bambini martirizzati a Gaza.
E a Gaza nel frattempo continua il genocidio – a più bassa intensità, si dice: ma qual è l’intensità “normale” di un genocidio? – e i neonati muoiono di freddo nelle tende; nel frattempo in Cisgiordania la violenza infuria, e un quattordicenne viene ferito da soldati dell’IDF che poi lo piantonano in attesa che si dissangui a morte.
Ancora una volta, nel silenzio colpevole degli ignavi si afferma la legge del più forte e più brutale. Oggi, di nuovo si bombarda una popolazione con la promessa di affrancarla dalla tirannide; si giustificano atroci dinamiche di potere, profitto e dominio sbandierando i diritti delle donne, la libertà dei popoli, la sicurezza del pianeta dal terrorismo islamico e dall’apocalisse nucleare. Ancora una volta, la ferocia coloniale mira a imporre l’egemonia assoluta sulle risorse e le ricchezze di un paese, e nel farlo viola apertamente la Carta delle Nazioni Unite, infrange i principi del diritto internazionale che garantiscono la sovranità degli Stati e l’integrità dei loro territori, massacra i civili, gli innocenti, i bambini. Le invasioni e le stragi non hanno fermato il terrorismo, l’hanno moltiplicato; le guerre non hanno garantito la liberazione dei popoli, li hanno sterminati, stritolandoli semmai tra aggressione esterna e repressione interna. Solo l’autodeterminazione dei popoli può sconfiggere le dittature, non l’ingerenza armata e rapace delle potenze imperialiste, non le loro guerre. Ogni guerra incrementa la violenza, radicalizza l’odio, chiude ogni spazio democratico, legittima l’autoritarismo, la censura e il controllo.
Di fronte alle carneficine – di incolpevoli, di inermi, di bambini – noi docenti di “Scuole per la Palestina” non possiamo tacere: chi tace, o tergiversa, diventa complice dell’atrocità. Noi non lo saremo mai.
Di fronte alle guerre (che siano preventive o ibride, “umanitarie” o “intelligenti”) noi come sempre richiamiamo la nostra inviolabile Costituzione e il suo articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
Scuole per la Palestina











