di Andrea Mori
PRATO – Poco più di un mese fa il famoso rapper Fedez venne sottoposto a due operazioni chirurgiche all’ospedale Fatebenefratelli di Milano, nel corso delle quali i medici furono costretti a eseguire tre trasfusioni di sangue. Trasfusioni fondamentali, tanto che all’uscita dalla struttura sanitaria, il cantante volle “ringraziare specialmente tutti i donatori di sangue, perché senza di loro non sarei qui”.

Dopo le parole del rapper il numero delle donazioni ha immediatamente registrato una crescita tra i giovani di 18 e 35 anni (la prima domenica dopo i ringraziamenti ndr)
“In genere in una domenica normale le richieste non sono più di dieci”, spiega il presidente di Avis Lombardia, Oscar Bianchi, quel giorno invece per donare si è presentato un centinaio di persone.
Nel giugno del 2023 il ministro della salute Orazio Schillaci, diceva che in Italia solo il 2,7% della popolazione dona il sangue, “negli anni il totale delle donazioni ha avuto un trend in diminuzione e c’è stata una flessione in particolare nella donazione tra le fasce più giovani della popolazione con un calo lo scorso anno del 2%”.
A Prato al 21 novembre 2023, i donatori sono 5574; le donazioni di sangue nel 2022 al Centro strasfusionale di Prato sono state 5866, mentre le donazioni di plasma sono state 1221.
Rispetto al 2020, le donazioni hanno subito un calo dovuto al Covis. L’età media dei donatori pratesi è tra i 40 e i 50 anni.
C’è un progressivo invecchiamento della popolazione dei donatori di sangue a cui non sembra corrispondere un adeguato ricambio generazionale.

Per saperne di più abbiamo interpellato il presidente di Avis comunale, Andrea Fusi.
Presidente, com’è la situazione donazioni a Prato?
Abbiamo avuto un calo sostanziale a inizio anno, anche se col passare dei mesi siamo riusciti ad azzerare il punto meno. L’andamento negativo, per quanto riguarda Prato, è cominciato da quando non c’è più il centro trasfusionale. Quello era un luogo in cui i donatori si sentivano a casa, l’ospedale è invece di per sé un ambiente più asettico. Il segno meno comunque riguarda tutta la Toscana e i motivi sono certamente diversi.
Si dice che la paura per l’ago freni le donazioni. È un mito da sfatare oppure è davvero così?
È così, in molti temono l’ago. Va però detto che si tratta di una paura solo mentale, il “dolore” che la puntura provoca è infatti paragonabile a quello di un pizzicotto. Le persone quindi non hanno paura della puntura, ma dell’ago, cosa che si capisce dal fatto che anche a chi ha tanti tatuaggi fa effetto donare il sangue.
Cosa potrebbe succedere se mancasse il sangue?
Si bloccherebbe l’ospedale. Le attività ospedaliere sono tutte a rischio, il sangue viene infatti usato in tutti i reparti. Per singoli interventi che oggi si fanno anche di routine come i trapianti possono essere necessarie 5, 10, 20 o addirittura 70 sacche (una sacca equivale alla donazione di una persona ndr.).
E se il sangue non c’è, occorre comprarlo?
Esatto, anche se fino ad un certo punto ci sono delle compensazioni con altre regioni. Un problema in questo senso riguarda maggiormente il plasma (la componente liquida del sangue ndr), perché in Italia ne produciamo soltanto il 70% di quello che servirebbe; quel 30% che noi acquistiamo significa una spesa enorme per la sanità (manca plasma per produrre farmaci salvavita. In Italia nel 2023 si dovranno spendere circa 179 milioni di euro per acquistare medicinali plasmaderivati sul mercato internazionale ndr.).
Come fare per incentivare la donazione di plasma?
A volte vado ad incontri sportivi come le maratone e tanti atleti che incontro mi dicono “vorrei donare ma se lo facessi poi non potrei correre”: beh, non è vero. E non solo non è vero, ma si può fare proprio il discorso opposto, perché la donazione di plasma è ideale per uno sportivo. Io non sono un medico, ma quello che so è che la donazione di plasma fa sì che si riproducano cellule nuove che, rispetto a quelle vecchie, hanno una maggiore capacità di ossigenazione e questo per l’organismo equivale ad una sorta di doping naturale.
Parliamo di Fedez. Spesso al centro delle polemiche, ma in questo caso non c’è proprio niente per cui polemizzare.
Intanto va detto che fin quando una persona guadagna i propri soldini in maniera lecita può fare ciò che vuole, che poi ciò che faccia sia gradito oppure no è una questione di gusti. Tralasciando questo discorso e tornando a quello sulle donazioni, Fedez è una persona che ha avuto il buon senso di dire grazie, cosa che magari le cosiddette persone “rispettabili” non fanno. Comunque ci tengo a dire una cosa. Spesso, in particolare quelli della mia generazione, sostengono che i giovani di oggi “non sono come quelli di una volta” e non è assolutamente vero. Ne ho visti tanti a donare e una volta mi è capitata una cosa che mi ha commosso. Vidi questa ragazzina parecchio giovane che voleva donare e le chiesi se avesse 18 anni (l’età minima per donare ndr.), al che lei mi rispose “sì, li ho fatti ieri”. Insomma, questa giovane la mattina dopo aver compiuto 18 anni ha pensato di venire a dare il proprio sangue a chi ne ha bisogno, sono cose che fanno molto piacere.
Insomma, andare a donare non ha veramente nessuna controindicazione: si aiutano gli altri e si fa risparmiare tanto alla sanità. In più: la giornata di lavoro saltata è retribuita, la colazione è offerta, il parcheggio è gratuito. Certo, c’è da battere la paura dell’ago, ma forse ne vale la pena se si considera il fatto che le cellule nuove, con la loro maggiore capacità di ossigenazione, ci “dopano” un po’.
A questo link tutte le informazioni necessarie per chi fosse interessato a donare: https://www.avis.prato.it/donare/



