giovedì, Luglio 9, 2026

“Genesi del rigenero”: Beppe Allocca racconta l’artigianato pratese

di Martina Lepore

PRATO – Continua nel mese di luglio il ricco programma di Prato Estate 2026, progetto del Comune di Prato che offre alla cittadinanza numerosi eventi che spaziano dal cinema al teatro, dai concerti ai laboratori fino alle mostre, rivolti a un pubblico di tutte le età.

Il centro storico, con la Corte delle Sculture come protagonista, insieme all’area verde del Polo Campolmi, al Giardino Buonamici, al Castello dell’Imperatore, a Palazzo Datini, al Chiostro di San Domenico e ai musei cittadini, oltre ai circoli e ai quartieri della periferia, ospita una variegata offerta estiva.

Beppe Allocca

La serata di mercoledì 8 luglio è stata dedicata allo spettacolo Genesi del rigenero di Beppe Allocca, un racconto teatrale dedicato al ruolo dei cenciaioli in cui l’autore ripercorre con ironia e in prima persona l’esperienza di artigiano.

La Corte delle Sculture del Museo del Tessuto ha così ospitato il racconto del cosiddetto “Artigiano Teatrante”, che dal 2014 porta avanti il mestiere dell’artigiano e che, dal 2020, ha unito quest’attività alla passione per il teatro.

Protagonista dello spettacolo è il cenciaiolo, figura emblematica per Prato e simbolo dell’epoca d’oro del recupero e della rigenerazione dei tessuti, un’attività molto antica che ha reso la città un centro celebre su piano internazionale. Il cenciaiolo è difatti colui che ricicla indumenti usati, che riconosce la composizione dei tessuti e che li suddivide correttamente sulla base delle diverse fibre per donargli una nuova vita.

«Questa vita, come l’hai vissuta e la stai vivendo, dovrai riviverla ancora una volta e ancora infinite volte». Con queste parole di Friedrich Nietzsche, Beppe Allocca ha introdotto nello spettacolo il tema del riciclo e del riutilizzo nel settore tessile, punto di forza della sua stessa azienda. Riprendendo le parole di uno dei più celebri pratesi della storia, Curzio Malaparte, tratte da Maledetti toscani: «A Prato dove tutto va a finire: la gloria, l’onore, la pietà, la superbia, la vanità del mondo», la città viene rappresentata come un centro tessile di recupero di vitale importanza, a partire dall’acquisto degli stracci, alla loro separazione per colore e materiale, fino al recupero delle fibre e al successivo processo di filatura.

La storia di come Prato sia diventata un centro fondamentale a livello internazionale per il riciclo tessile è il punto di partenza del racconto di Beppe Allocca, che ha poi spiegato come si passa dagli abiti usati al cosiddetto filato “rigenerato” attraverso sei fasi principali. In primo luogo c’è la raccolta dei cosiddetti cenci, destinati a essere rigenerati. Questi vengono successivamente suddivisi per colore e composizione, così da creare categorie differenti da cui ottenere diversi tipi di filato. Si passa poi alla separazione del superfluo, con la rimozione delle parti non tessili come cuciture, bottoni ed etichette.

Il materiale viene quindi sottoposto alla cardatura, il processo attraverso cui le fibre vengono aperte e sfilacciate. Seguono la pulizia e la miscelazione delle fibre con altre fibre riciclate o vergini, fino ad arrivare alla filatura e alla tessitura finale.

Lo spettacolo si è concluso con una riflessione sul concetto di purezza del capo, che difficilmente può raggiungere il 100% nei capi riciclati. Da questa considerazione nasce il motto di RILANA, la linea di oggetti realizzati con lane rigenerate: “La verginità non è più una virtù”.

Un messaggio ironico che dà nuovo senso al significato tradizionale del termine, celebrando la lana non vergine come una risorsa capace di rinascere e trasformarsi nuovamente in materia prima per la produzione dei capi dell’azienda Lofoio.

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