venerdì, Luglio 24, 2026

Giovani Dem alla Dogaia: ‘tempo scaduto, il Governo non può fingere che non esista il problema’

PRATO – Una delegazione dei Giovani Democratici, insieme al segretario del Pd Prato, ha incontrato il direttore Luca Cicerelli e visitato la Terza, la Settima Sezione di media sicurezza e quella per l’isolamento, confrontandosi direttamente con le persone detenute osservando il quotidiano dell’istituto. Tra le principali criticità emerse, il sovraffollamento, con celle fino a quattro brande, la carenza di 40-50 unità di personale di polizia personale, le condizioni della struttura e il malfunzionamento di alcune docce. Restano inoltre enormi difficoltà nell’attivazione di percorsi di socializzazione, di studio e lavoro, fondamentali per garantire la funzione rieducativa della pena e il reinserimento sociale.

La delegazione davanti al carcere di Prato



“Abbiamo trovato un sistema totalmente in crisi, con criticità profonde che vanno dal sovraffollamento alla carenza di personale, dalle condizioni strutturali alle difficoltà nel garantire percorsi di studio e lavoro e all’assenza di un sistema di trattamento della salute mentale che funzioni. Sono problemi che non possono essere affrontati soltanto in emergenza: il tempo è scaduto e il Governo deve mettere in campo risorse adeguate, non può fingere che il problema non esista. Se vogliamo parlare seriamente di sicurezza, dobbiamo avere il coraggio di investire nel reinserimento e nella rieducazione, perché un carcere che non riesce a costruire una prospettiva per chi vi è detenuto rischia di fallire anche nella sua funzione sociale. Abbiamo voluto confrontarci direttamente con le persone detenute e con chi vive e lavora ogni giorno nella Dogaia per comprendere la realtà e contribuire a costruire un modello diverso, più umano, più efficace e capace di garantire davvero sicurezza e giustizia”, dichiara Niccolò Ghelardini, Segretario dei Giovani Democratici di Prato.

“Le criticità che abbiamo riscontrato confermano quanto sia necessario superare una visione del carcere fondata esclusivamente sull’emergenza. Sovraffollamento, carenza di personale e condizioni strutturali difficili si sommano alle difficoltà nel garantire percorsi di formazione, studio e lavoro. La funzione rieducativa della pena non può rimanere un principio astratto, ma deve trovare spazio concreto nella vita quotidiana degli istituti. Per questo abbiamo scelto di partire dalla Dogaia e di proseguire il nostro percorso nelle carceri della Toscana, ascoltando chi ogni giorno opera nel sistema penitenziario, le associazioni e il volontariato. Vogliamo arrivare alla costruzione di una proposta politica per un nuovo modello carcerario, che metta insieme dignità, diritti e sicurezza e che rappresenti uno stimolo concreto per le istituzioni”, afferma Bernardo Taddei, Segretario regionale dei Giovani Democratici della Toscana.

Christian Di Sanzo, Deputato e Segretario reggente del PD Prato spiega: “Ascoltare realtà come quelle della Dogaia è importante, ed è quello che la politica dovrebbe fare ogni giorno. Il sovraffollamento, la carenza di personale, sono temi che richiedono scelte politiche urgenti. La situazione della Dogaia è la fotografia di un sistema carcerario lasciato al collasso dal governo Meloni – la conseguenza di scelte politiche precise e di risorse che non arrivano. Il ministro della giustizia Nordio promette, annuncia riforme, e intanto le carceri italiane restano in una situazione critica. È importante un investimento serio da parte del governo sul sistema carcerario per garantire una vera funzione rieducativa della pena, altrimenti ogni discorso sulla sicurezza resta solo propaganda – non si può parlare di legalità, dimenticandosi chi dentro il carcere ci vive e ci lavora ogni giorno. Da parte nostra, manterremo l’attenzione alta a Prato, e a livello nazionale, affinchè siano dedicate vere risorse al sistema carcerario”.

“Sono tornata alla Dogaia dopo pochi giorni dall’ultima visita che avevamo svolto con l’assessora regionale Nardini e sarò di nuovo lì a fine mese – aggiunge Marta Logli, consigliera regionale PD– Si tratta, per me, oltre che dell’adesione a un’importante iniziativa dei giovani Dem toscani, anche del naturale proseguo di un lavoro cominciato in commissione Sanità, prima da Matteo Biffoni e poi dalla sottoscritta, in stretto contatto con il garante Giuseppe Fanfani. C’è tutto l’impegno, da parte nostra, per capire come la Regione può dare un contributo, nell’ambito delle sue ristrette competenze, a una situazione delle carceri che diventa giorno dopo giorno davvero insostenibile. Ma il problema è strutturale, da qui non si scappa. Ne abbiamo avuto ulteriore conferma dall’ascolto di oggi dei racconti del direttore, del personale, degli agenti di polizia penitenziaria. Oltre alle condizioni di sovraffollamento, con la “quarta branda” che è arrivata anche a Prato, le precarie condizioni di vita dei detenuti, i suicidi, vi è l’annoso problema della mancanza di personale: parliamo di 70 unità sottorganico. Non è ammissibile che si vada avanti con i palliativi –conclude Logli– La dignità e i diritti civili non si misurano con i materassi ma con la volontà politica del governo e dell’amministrazione della giustizia di operare un cambio di passo deciso e affrontare, una volta per tutte, i problemi strutturali delle carceri italiane”.

Alla visita hanno partecipato Niccolò Ghelardini, Segretario dei GD Prato; Bernardo Taddei, Segretario dei GD Toscana; Christian Di Sanzo, deputato e segretario reggente del PD Prato; Marta Logli, Consigliera regionale della Toscana; Enrico Martini, Avvocato della Camera Penale di Prato; Demetrio Berti ed Elena Dottore, della Segreteria dei GD Prato; e Arjana Salimusaj, Consigliera comunale del Partito Democratico a Prato.

La visita alla Dogaia rappresenta la prima tappa del percorso promosso dai Giovani Democratici della Toscana, che proseguirà negli altri istituti penitenziari della regione. L’obiettivo è raccogliere, attraverso l’ascolto e il confronto con chi vive quotidianamente il carcere, criticità e proposte per arrivare alla stesura di un documento politico che possa offrire alle istituzioni uno stimolo concreto per ripensare il sistema penitenziario e rafforzarne la funzione rieducativa e di reinserimento sociale.

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