venerdì, Luglio 31, 2026

Il futuro del Ceppo e Ville Sbertoli, l’assessore Sandro Giannessi svela i piani

di Marcello Paris

PISTOIA – Con l’insediamento della Giunta del sindaco Giovanni Capecchi, la guida dell’assessorato alla salute, al sociale e alla casa è stata assegnata al dottor Sandro Giannessi, già dirigente della chirurgia all’ospedale del Ceppo e poi al San Jacopo.

Fresco di pensionamento ha deciso di dedicarsi alla politica in prima persona. Con lui abbiamo fatto una chiacchierata, stimolati da un recente incontro che insieme al sindaco ha fatto con la dirigenza dell’Azienda sanitaria per parlare di una più completa utilizzazione del vecchio ospedale e delle Ville Sbertoli, un complesso architettonico, quest’ultimo, di proprietà della Asl che sta andando in malora.

Ma iniziamo dal principio, così da conoscere meglio il nostro interlocutore.

Giovanni Capecchi e Sandro Giannessi

Dottor Giannessi, un passaggio dalla Sanità praticata a quella organizzativa nella parte che compete al Comune e alle sue deleghe. Come è nata la scelta di cimentarsi nella politica attiva?

La decisione è nata dopo avere conosciuto Giovanni Capecchi. Per la verità avevo già partecipato in modo indiretto alle precedenti elezioni regionali con movimenti politici, ma non avevo nessuna intenzione di entrare a farne parte. Poi, dicevo, l’incontro con Capecchi, che stimavo ma non conoscevo, e che mi ha proposto di portare la mia conoscenza all’interno dell’amministrazione. Così mi sono candidato come civico e poi Giovanni mi ha chiesto di fare l’assessore che non è solo sanitario ma anche nel sociale e una delega che ritengo molto importante per le politiche per la casa, dove anche a Pistoia c’è un gran bisogno; che poi comprende anche il terzo settore, il volontariato.

È presto per fare anche un primo bilancio ma qual è la prima impressione anche dal punto di vista emozionale?

È una domanda che mi sollecita più risposte, ma diciamo che entrare in questa macchina amministrativa, che è molto pesante, pensare di fare qualcosa per la mia città per i cittadini, insomma di rendermi utile attraverso il bagaglio della mia quarantennale vita professionale a contatto con i malati e i loro familiari ho imparato tanto e mi piacerebbe restituire almeno una parte di questa esperienza. E la proposta di occuparmi di questa materia mi ha stimolato ad accettare e spero di fare almeno una parte di quello di cui c’è bisogno.

Dunque una sfida. In questa sfida ci sono delle priorità. Accennava ai problemi legati alla casa, all’abitare che, mi sembra è considerata un’urgenza.

Vero, ma partiamo dalla sanità. Ci stiamo interessando al potenziamento del San Jacopo, un ospedale che ha numerose eccellenze ma che negli ultimi tempi ha avuto qualche rallentamento nella crescita: come mancanza di personale mancato adeguamento di certe tecnologie. Poi, come si accennava all’inizio, abbiamo fatto un sopralluogo con il direttore generale della Asl in tutta l’area del Ceppo per la quale sabbiamo già delle idee.

Sandro Giannessi

Approfondiamo la questione del sociale.

Nell’ambito del sociale, in questo primo mese di attività mi sono reso conto dell’emergenza abitativa: gente che ha sempre più bisogno di trovare un’abitazione o non la trova con affitti compatibili con il loro stato. Come Comune ci stiamo muovendo. Poi mi sono reso conto che c’è un problema nell’assistenza dei ragazzi in età scolare, che hanno bisogno di insegnanti di sostegno ma anche di tutori, psicologi, sui quali, credo, si debba investire di più nei prossimi anni. Mi sono fatto fare una relazione dai nostri uffici dove emerge che negli ultimi 4, 5 anni abbiamo numeri crescenti di disagio.

Torniamo alla Casa. C’è disponibilità nel patrimonio immobiliare del comune?

Il Comune ha una discreta disponibilità di strutture abitative sociali: vale a dire l’edilizia popolare, la maggioranza gestita dalla Spes che nel comune di Pistoia, ha circa 980 immobili e ho verificato che di questi 110 sono inutilizzati perché da ristrutturare o da mettere a norma. Ne ho parlato con il presidente, l’avvocato Sensi, al quale ho chiesto un progetto di ristrutturazione e di vedere, nel tempo, di rendere disponibili una parte di questi alloggi. C’è il recente Piano Casa del Governo, parteciperemo ai bandi ma i fondi a disposizione sono pochi e dovremo cercare risorse altrove. Ci sono altre abitazioni che fanno capo al Comune e anche per queste ho chiesto un censimento per conoscerne la consistenza e quanti sono sfitti e di che tipo di intervento hanno bisogno. Un quadro che ci fa capire il lavoro necessario non solo per fare, ma di conoscenza.

Veniamo all’incontro, chiamiamolo istituzionale, fatto con la dirigenza della Asl per approfondire sul Ceppo e individuare prospettive per Ville Sbertoli che, ricordiamo, è un complesso nato fra il ‘600-‘700, di origine nobiliare a fine ‘800 diventato casa di cura e dal 1950 ospedale psichiatrico, sino alla chiusura a metà anni’80. E da allora non più utilizzato, tanto da essere quasi un rudere. Partiamo dal Ceppo che dopo la dismissione da ospedale oggi ha nuovi usi, come la casa di comunità, e altri ne dovrà avere.

Nell’area del Ceppo ci sono tre strutture: una è il padiglione Cassa di risparmio, il più vecchio dove c’è il Cup, il centro prelievi, poi il Lazzareschi ora demolito e che potrebbe diventare un’area verde, e il padiglione emodialisi che ha funzione a sé. Nella struttura centrale è ubicata la Casa di comunità, che può essere definita come il centro socio sanitario territoriale, una specie di cerniera fra l’ospedale e il territorio e dove c’è la degenza. Questo spazio è diviso in tre unità, la Casa di comunità, l’ospedale di comunità, che prima si chiamava di cure intermedie, e la Cot (centrale operativa territoriale) previsti da un decreto ministeriale. Il così detto ospedale di comunità (dove ci sono infermieri e medici di famiglia che, sulla base di un accordo, vi prestano la loro opera) e i geriatri, fa da cuscinetto fra l’ospedale vero e l’abitazione del paziente.

Qui sono operativi 24 posti letto che a breve diventeranno 36 con personale già programmato. La Cot che si occupa della logistica fra ospedale, casa di comunità e territorio che significa andare a casa del paziente. Per esemplificare, se un paziente deve essere trasferito verso l’ospedale, oppure in una Rsa o nella propria abitazione la struttura, dove operano principalmente infermieri, gestisce tutta la situazione. Insomma un servizio di rete. Qui c’è anche la Guardia medica che di notte copre il PIR, Punto di Intervento Rapido, che durante la giornata ha personale suo e risponde al n. 116117. Ci sono già odontoiatria, il Centro di salute mentale e il servizio dipendenze; a fine anno ci verrà portato il servizio di senologia e l’ambulatorio proctologico, ora in via della Quiete, e l’oculistica. In seguito ci verrò trasferito anche il Centro Donna, ovvero il Consultorio di San Bartolomeo. La Società della salute comprende ambulatori e uffici dove stanno gli assistenti sociali. Un passo indietro: nella Casa di comunità c’è anche il servizio infermieristico territoriale con gli infermieri che assistono sia in loco che a domicilio.

Si parlava della necessità di un Hospice per cure palliative.

Un hospice avrebbe necessità di un luogo indipendente ma nell’attesa vorremmo farne uno lì con 10 posti letto. Al terzo piano ci sarebbe lo spazio. Insomma tutte cose che abbiamo chiesto alla Usl, con la quale vogliamo collaborare per la parte di nostra competenza.

Veniamo all’ultima parte, ovvero l’uso di Ville Sbertoli che in realtà è della Asl con il Comune vorrebbe esser parte del progetto.

Sì, l’area è della Asl ma l’amministrazione vorrebbe che venisse ridiscusso l’accordo. Su questo si è fatto un ragionamento: tornare cioè a utilizzare quegli spazi. La struttura è enorme con tanto terreno intorno. In passato ci sono stati tentativi di vendita senza successo. In questa fase abbiamo dato incarico ai nostri tecnici di valutare la fattibilità, anche per l’area Lazzareschi, anche in termini economici, per nuove installazioni socio sanitarie. Abbiamo sollevato la questione ma non abbiamo ancora un’idea precisa e, come ha detto il sindaco in campagna elettorale, vorremmo portare nella disponibilità della città tutta l’area.

La Asl cosa ha detto, come ha reagito?

Anche loro, con i propri uffici, faranno delle valutazioni sia tecniche che di impatto economico perché si tratterà di cifre importanti. Dunque, se per lo spazio Lazzareschi è più facile intervenire, sulle Ville il problema è complicato anche se può essere considerato un tema unico. Come si è detto, gli spazi delle Sbertoli sono enormi per cui si pone il problema del loro utilizzo. Per concludere, possiamo dire che mentre per il vecchio Ceppo le cose procedono, si vedono i risultati e i progetti ci sono, per Ville Sbertoli ci sarà da aspettare e ci sarà tempo per riparlane.

Un’ultima domanda di curiosità. In tutto questo “da fare” rimane un po’ di tempo per la professione o è capitolo chiuso?

Per il momento qualche spazio me lo sono riservato. È difficile dopo quarant’anni abbandonare del tutto. Mi sono riservato un paio di mezze giornate a settimana per interventi ma più di questo non è possibile.

So che c’è un po’ di volontariato

Sì. mi dedico alla Lilt, la Lega contro i tumori dove faccio prevenzione, perché mi sembra giusto dare il mio contributo. Poi tengo i contatti con il mondo del volontariato, il terzo settore, un ambiente che conoscevo poco ma fondamentale per un aiuto alla collettività senza il quale i problemi che ci sono sarebbero amplificati.

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