PISTOIA – La partecipazione ufficiale dell’Amministrazione, a distanza di anni, rappresenta un impegno preciso del Sindaco Giovanni Capecchi, non solo una formalità istituzionale, ma una scelta consapevole per ribadire i valori di pace, democrazia e antifascismo su cui si fonda la nostra comunità.

Pistoia non dimentica e rinnova, con la presenza del Sindaco Capecchi e del Gonfalone portato da un rappresentante dell’ANPI, il profondo legame con i luoghi simbolo della Resistenza e della sofferenza della popolazione civile durante il nazifascismo. La memoria è un esercizio collettivo necessario per costruire un futuro basato sul rispetto dei diritti e della dignità umana.
Queste le parole del Sindaco Capecchi in un post scritto dopo la conclusione della celebrazione e pubblicato sui suoi canali social:
“Lassù, all’ossario, si respira un’aria diversa, c’è un vento diverso. Un vento che sembra portare il peso di 560 storie, 560 pagine della nostra Storia, 560 vite. Lassù, davanti a quel monumento, davanti a quel silenzio, davanti a quella memoria, pesa ancora di più la medaglia d’argento al valor militare che porta il Gonfalone della nostra Pistoia. Sant’Anna di Stazzema è uno dei motivi per cui rappresentare una città fa paura. Paura di non essere all’altezza di quelle vite spezzate che la nostra Repubblica ha l’obbligo di rispettare, non solo con la memoria, ma con l’impegno, la responsabilità, la costante osservanza della Costituzione. Sant’Anna di Stazzema è, come ci ha ricordato il suo sindaco, ‘la capitale dell’antifascismo’.
Perché sì: a Sant’Anna c’erano i fascisti, con il passamontagna, ma c’erano. C’era una cultura del terrore, della rabbia, della violenza, che in vent’anni aveva lentamente cambiato l’Italia. E aveva cambiato qualcosa anche nelle italiane e negli italiani che scelsero nel 1943 di ribellarsi a quel sistema, ma non aveva cambiato il loro coraggio. Non ha cambiato il coraggio delle sopravvissute e dei sopravvissuti a quel giorno di terrore del 12 agosto 1944. Non ha cambiato il coraggio di chi tutt’oggi lavora perché Sant’Anna non sia una foto, una pagina su un libro, un cartello. Ma sia un punto di partenza per l’impegno di tutte e tutti noi. Sant’Anna è l’Italia, è la nostra Repubblica, è la consapevolezza che un’atrocità di queste dimensioni è esistita e può esistere, se ci dimentichiamo che l’orrore non inizia per caso”.







