sabato, Maggio 2, 2026

In margine a un incontro sui primi tre anni di una sindacatura molto destra, ma poco desta

Di Mauro Banchini

POGGIO A CAIANO – Interessante serata, nella sala consiliare del Poggio, lo scorso 21 aprile. L’opposizione consiliare (“Poggio insieme”) ha svolto una sua assemblea (un’altra seguirà su altri argomenti) per fare il punto sui primi tre anni di giunta Palandri.
Una sindacatura che, nel suo piccolo, parecchio somiglia al governo nazionale: molto vittimismo, molto scaricabarile, molta propaganda, pochi risultati.
I quattro consiglieri hanno affrontato alcuni settori (cultura e turismo, sociale e sanità, scuola e servizi, polizia municipale e controllo del territorio). Hanno messo a confronto il programma presentato nel maggio 2023 dall’allora candidato “civico”, con le realizzazioni fatte da un sindaco nel frattempo sempre meno “civico” e sempre più vicino ai partiti della destra che lo sostiene.
Presenti anche i tre sindaci (Gelli, Martini, Puggelli) che hanno preceduto Palandri. Presenti tre consiglieri di maggioranza di cui due silenti e uno (il capogruppo Breschi) parlante.
I quattro dell’opposizione (Vettori, Pucci, Tasselli, Ricciarelli) hanno delineato un quadro fatto soprattutto di ombre.
Il raffronto fra le promesse e le cose fatte non pende, a giudizio della opposizione, in favore di Palandri. Forti, in particolare, le critiche su cultura e sicurezza (deleghe affidate alla vicesindaca Bresci).
Da notare che i poggesi stanno aspettando il fascicolo sui primi due anni e mezzo di giunta Palandri, mostrato in una assemblea organizzata dal sindaco lo scorso autunno.
Palandri promise che nel giro di pochi giorni quel fascicolo – con il punto di vista della giunta – sarebbe stato consegnato a tutti i cittadini in modo che tutti potessero giudicare.
Evidentemente un fascicolo era stato stampato (e dunque anche pagato). Ma altrettanto evidentemente poi è sparito. Perché? Che fine ha fatto? Perché annunciarlo e poi non distribuirlo?
Il confronto si è animato solo quando è stato toccato il tema della casa di comunità.
I lavori in via Giotto accanto al distretto socio sanitario – finanziati con il PNRR – dovevano essere già terminati. Pare però che il cantiere possa chiudere non entro giugno ma entro settembre.
Dall’opposizione, con interventi anche degli ex sindaci Martini e Puggelli, è stato notato che il ritardo dipende anche dalla interferenza, non bene calcolata dal Comune, con il cantiere necessario a montare e smontare, rimontare e rismontare la tendostruttura collocata accanto alla palestra di via Giotto.
Esistono infatti documenti – hanno riferito dal centrosinistra – che inchiodano Palandri sul motivo di questo tipo di specifico ritardo.
Il capogruppo di maggioranza ha contestato questa notizia, sostenendo che non era vera, ma gli è stato ribadito con nettezza che le cose stanno proprio così.
A una maggioranza messa un po’ in difficoltà, a quel punto è venuta bene una sorta di manovra diversiva.
Con abilità è stata spostata l’attenzione sul più classico e stanco, trito e ritrito, fra i temi poggesi (la viabilità): tema non toccato dall’opposizione perché riservato a una successiva assemblea.
Tra voci sopra i toni e urla, l’incontro ha dunque preso una piega diversa: nessuno è intervenuto sui temi oggetto dell’incontro (in primis, appunto, cultura e turismo) ma neppure sull’altro argomento che aveva messo in difficoltà la maggioranza: il motivo del ritardo nella costruzione della casa di comunità (uno fra gli argomenti davvero decisivi per i servizi socio-sanitari nella Poggio del domani).
Insomma: pare proprio che la scelta di aver montato (e poi smontato. E poi rimontato e poi rismontato …) quel tendone provvisorio, abbia inciso negativamente sul cantiere, allestito in contemporanea da ASL/Società della Salute, per la ben più importante casa della comunità.
I tempi per la casa comunità – così è emerso durante l’assemblea del 21 aprile – si sono purtroppo dilatati anche per colpa del cantiere ex tendostruttura. E adesso speriamo tutti che l’opera finisca. Nell’interesse della comunità
Ma quanto è costata quella tensostruttura? Ed è stato davvero conveniente comprare quel tendone dentro cui far svolgere una attività sportiva dopo la singolare chiusura del palazzetto dello sport?
E’ stato razionale aver comprato un tendone (usabile solo per un semestre con la necessità, poi, di smontarlo e di rimontarlo tenendolo comunque montato per non più di un semestre per poi smontarlo eccetera eccetera)?
Ma, soprattutto, è stato razionale e giusto aver chiuso il palasport di via Galilei sostenendo che lì dentro era pericolosissimo entrarci salvo poi, anni dopo, ammettere che i problemi non erano poi così gravi da doverlo chiudere?
Poteva il palasport di via Galilei vedere iniziare i necessari lavori di restauro senza una chiusura totale così prolungata?
Sarà difficile che, su questo, si trovi concordia.
L’unica cosa certa, documentabile, sono i costi della tendostruttura di via Giotto. Costi di acquisto e manutenzione, costi di montaggi e smontaggi ripetuti.
Tante determine comunali, tutte pubbliche, fino all’ultima (la 251 del 22 aprile scorso) che prevede una spesa di altri 8 mila euro circa per smontare un’altra volta ma anche “disallineare” e “stoccare” (cioè conservare in un magazzino) il tendone comprato nell’agosto di due anni fa.
Un tendone – ecco la notizia – che fino ad ora, tutto compreso, è costato la bellezza di oltre 120 mila euro. Cifra non banale, cifra ragguardevole.
Cifra che forse poteva essere investita in altro modo considerando che il palasport di via Galilei è stato prima considerato pericoloso (e dunque da chiudere) ma poi, anni dopo, è stato riconosciuto che aveva sì problemi, ma non tali da risultare così drastici.
Per invitare i cittadini alla loro assemblea del 21 aprile, i consiglieri comunali – anche con una loro campagna di autofinanziamento per coprire le spese – hanno stampato e distribuito volantini per tutta Poggio/Poggetto.
Ha molto colpito una irata reazione social, postata da una supertifosa della destra che governa il paese.
Sulla foto di un volantino dell’opposizione, raccolto per strada o trovato nella cassetta delle lettere, quella signora in vena di odio ha scritto parole offensive (“carta igienica per il poggio e poggetto”) che si qualificano da sole.
Chissà cosa le sarà sembrato di aver fatto, a questa signora così raffinata.
Nella sua foga di rancore, forse non si è neppure resa conto che ad aver organizzato quell’incontro, da lei così oltraggiato, non erano nemici da odiare ma quattro suoi concittadini: eletti, da altri concittadini, proprio per fare opposizione a chi governa visto che ad aver preso più voti, dunque a governare, sono stati gli altri.
Quello, cioè, era un incontro ufficiale e istituzionale.
Offendere in quel modo un gruppo consiliare ha significato offendere l’istituzione intera: tutto il Consiglio comunale.
C’è solo da augurarsi che la signora si sia scusata, o si scusi, da sola. Rendendosi conto di aver sbagliato.
E che nella prima seduta utile del Consiglio comunale qualcuno, dalla maggioranza e dalla Giunta, a tutela della istituzione, che è di tutti e non solo della maggioranza, si dissoci da questa volgare comunicazione d’odio.
La civile Poggio non merita questo.

Leggi anche

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

sport prato

ultime dalla regione