di Stefano Di Cecio
LE PIASTRE (PISTOIA) – Marcello Toninelli è un fumettista che durante la propria carriera ha svolto anche molti ruoli diversi: disegnatore, sceneggiatore, letterista, traduttore, grafico, redattore. Per cui conosce il mondo del fumetto a 360 gradi, e il mondo del fumetto conosce lui, infatti numerosi premi costellano la sua vita artistica, mancava quello consegnatoli ieri sera a Le Piastre, la Laurea Ad Honorem in Bugiardo. E’ stata per noi una preziosa occasione per conoscerlo ed intervistarlo davanti ad un folto pubblico che ha seguito la serata dopo la cena bugiarda.

Ben 57 anni di attività, quando hai cominciato?
Ho cominciato a 19 anni appena uscito dalla scuola. Mi capitò un’occasione, in quel periodo, una rivista romana a distribuzione nazionale che si chiamava Offside, cercava nuovi fumettisti che facessero strisce umoristiche. Io già sui banchi di scuola avevo cominciato a buttar giù una sorta di presa in giro, una parodia, della Divina Commedia. Mentre la professoressa spiegava, per ascoltare meglio e non per distrarmi, buttavo giù dei disegnini, ogni tanto qualche battuta, eccetera. Poi mandai questo materiale alla rivista Offside a cui piacque tantissimo e nel novembre del 1969, appunto 57 anni fa, uscì il numero 11 con in copertina a tutta pagina Dante disegnato da me. La rivista era in formato tabloid come il quotidiano La Repubblica e per me fu sconvolgente vederlo in edicola. Offside dopo un po’ di tempo chiuse ma io questo Dante me lo sono portato dietro per decenni. Fu pubblicato su “Il Giornalino” una rivista a fumetti per ragazzi delle Edizioni San Paolo ed ebbe un successo strepitoso. In seguito è stato raccolto in volume e tuttora continua a vendere felicemente, l’ultima edizione, la più recente, è dell’editore Nicola Pesce, uscita nel febbraio di quest’anno ha esaurito la tiratura di 1200 copie in due mesi ma è stata prontamente ristampata per cui si trova tranquillamente in libreria e online.
Gli anni in cui hai cominciato erano anni difficili, c’erano tante riviste politicamente impegnate, come è stato dedicarsi a Dante?
Come me ti ho detto tutto è nato sui banchi di scuola, era soltanto una versione umoristica fatta con il linguaggio delle strisce che in quel periodo andavano tantissimo dopo l’uscita della rivista Linus con Charlie Brown, Braccio di ferro eccetera. Anch’io mi ero innamorato di questo linguaggio, quello della striscia umoristica e l’ho utilizzato. Però non c’era nessuna connotazione politica era soltanto una versione umoristica della Divina Commedia che seguivo però tale e quale, così come quella scritta da Dante. L’ho portata in fondo fino a tutto il paradiso ma ovviamente non ho fatto solo quello.
Infatti la tua è una storia articolata, hai fatto un po’ di tutto, sceneggiatore, editore…
Quello del fumettista oggi è un mestiere terribile perché i fumetti vendono sempre meno in edicola, vanno meglio in libreria, all’epoca però i fumetti vendevano molto. C’erano molte occasioni di lavoro si cominciava ovviamente con pubblicazioni di poco conto, che magari vendevano poco, però era l’occasione per farsi le ossa. Sono ragioniere, dopo aver lavorato tre anni in banca, ho deciso invece di fare solo il fumettista, sono un autodidatta, non ho fatto nessuna scuola d’arte e tutto quello che ho imparato l’ho imparato da solo chiedendo ai colleghi, agli amici. Ho fatto veramente di tutto, anche perché appunto il mestiere del fumettista, come tutti i mestieri artistici, è a rischio, in qualsiasi momento si può rimanere senza lavoro, perché magari cambia il direttore o chiude la rivista. Per cui bisogna arrangiarsi, fare un po’ di tutto.

Nella tua esperienza è stato più difficile far ridere o far riflettere?
Da lettore di fumetti dall’età di cinque anni e appassionato di questo linguaggio, ho sempre avuto solo la preoccupazione, da adulto, di poter restituire ai nuovi lettori, ai ragazzi, le stesse emozioni, il divertimento che avevo ricevuto io da piccolo. Non mi sono posto grandi problemi di come lo facevo e di cosa facevo. Nelle strisce umoristiche l’intento principale era quello di far ridere, anche se sotto sotto sicuramente passava anche quelle che sono le mie convinzioni sul mondo. L’inferno di Dante era un modo per fare i conti con le persone che gli avevano fatto del male e rappresentare la sua convinzione politica di Guelfo bianco e Ghibellino di tenere separati impero e papato. Le mie convinzioni politiche, da persona sostanzialmente di sinistra, diciamo anarchicheggiante in modo vago, erano quelle di vedere cosa c’è di violento e di brutto in certe istituzioni. Per cui il mio inferno, se si va a guardare alla fin fine è un po’ il mondo militare, la scuola come era ai miei tempi. Oggi forse è più libera e c’è possibilità di crescere meglio, però ai miei tempi era ancora la scuola ereditata dal fascismo con un certo autoritarismo, e la chiesa come istituzione, ecco il mio inferno è un po’ questo, una rappresentazione dell’istituzione gerarchica che si impone sui cittadini sudditi. Mentre scrivendo le sceneggiature di Zagor o del piccolo Ranger o di Dylan Dog e altri personaggi a cui ho lavorato qualche riflessione sul mondo l’ho fatta e ce l’ho girata dentro.
Il tempo è tiranno e la nostra intervista sta per finire, un’ultima domanda sul tuo libro di prossima uscita su Pinocchio
Il libro sarà pronto e verso la fine di settembre, al più tardi ottobre, sarà in libreria edito da Nicola Pesce. La copertina è gialla col mio Pinocchio e anche lì mi sono divertito ad aggiornare alcune cose, quella cosa verde in copertina che si vede ai piedi di Pinocchio è la mia versione del grillo parlante che non è un animaletto, non è un insetto, ma è una specie di Alexa o di Siri, cioè un attrezzo elettronico, è lui a fare la morale a Pinocchio. Per il resto sto lavorando invece a un’opera ancora più faticosa di quello che è stata la Divina Commedia e cioè la Bibbia fumetti, ma la vedremo fra qualche anno.

Siamo al Campionato della Bugia, ma Pinocchio era bugiardo?
Sia pure di legno, ma era un bambino che ogni tanto si difendeva con le bugie davanti al mondo dei grandi.
Dopo l’intervista, il primo momento istituzionale con la consegna da parte del decano Mauro Begliomini della Laurea Honoris Causa di Bugiardo ad Honorem. Emiliano Begliomini ha pronunciato l’investitura: “Marcello Toninelli, con il potere concessomi dalla pro loco Alta Valle del Reno, nel nome dell’Accademia della Bugia, ti laureo da oggi Bugiardo Ad Honorem”
Abbiamo raggiunto Marcello Toninelli la mattina del giorno dopo per chiedere le sue impressioni sulla serata: “Per quel che ha potuto valutare di ieri sera, direi che è una cosa originale, non a caso va avanti da 60 anni, per cui un bravo a chi se l’ha inventata e bravi quelli che la portano avanti. Avrò occasione di parlarne quando mi capiterà di fare delle presentazioni legate all’uscita del libro su Pinocchio”.


