sabato, Ottobre 31, 2026

Pasolini e il tragico, il libro di Carrera presentato nella Sala maggiore del palazzo comunale

PISTOIA – Martedì 3 novembre alle ore 17.30 nella Sala maggiore del palazzo comunale, nell’ambito di Pistoia Capitale del libro, sarà presentato il libro “La democrazia e le Furie. Pasolini e il tragico” (Quodlibet) di Alessandro Carrera (University cif Houston). A cura di Marino Biondi (Università di Firenze). Modera Alessandro Pagnini (Fondazione Francis Bacon).

Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini, l’intellettuale più celebre (esecrato e celebrato) del Novecento italiano, fino alla dubbia santificazione odierna, rischia di permanere in una ontologica separatezza, offrendosi a una analisi non compiacente come un autentico mistero doloroso della cultura italiana. Non se ne viene a capo, pur dopo avergli riconosciuto il dono della genialità.

Questo il tema del contendere, o meglio del dialogare, intorno al libro di Alessandro Carrera, tra l’autore, filosofo, musicologo, poeta, docente di Lingue moderne e classiche all’Università di Houston, e Marino Biondi, che ha insegnato Storia della critica e Letteratura italiana nella Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze, e che in libri e saggi si è occupato del poeta-scrittore e pensatore apocalittico.

Il libro di Carrera è di una rara complessità, capace anche di coordinare le ineludibili, potenti contraddizioni che si sprigionano da un’opera e da una mente totalmente avulsa da ogni convenzione. Pasolini, ultimo trageda della cultura contemporanea, che non conosce più la tragedia, il genere letterario del fato e della morte.

Alessandro Carrera

La complessa visione di Pasolini che Carrera presenta in “La democrazia e le Furie” non si fa riassumere in una definizione. Pasolini è un universo di sintomi personali e collettivi, un mistero doloroso che l’Italia ha contemplato e contemplerà ancora a lungo, forse senza risolverlo mai. Proprio perché Pasolini è a suo modo un mistero, una figura talmente mercuriale, dice Carrera, che si stenta a crederlo uscito dalle patrie lettere, non può essere affrontato con le armi di una serena critica letteraria.
Se si vuole istituire un dialogo con il Pasolini polemista, bisogna possedere almeno un grammo dell’aggressività polemica che lo caratterizzava.

Il libro di Carrera è un polittico dove due ante (il primo e il terzo capitolo) racchiudono un saggio più denso nel quale viene affrontato il rapporto di Pasolini con l’Orestiade, la tragedia di Eschilo che Pasolini ha tradotto, ampliato, e cercato di trasformare in un film di ambientazione africana. Ma il primo e il terzo capitolo, che fanno da prologo e da epilogo, sono necessari per inquadrare Pasolini come un reazionario vero, e quindi da prendere sul serio, non come una sorta di progressista-conservatore buono per tutte le ideologie. Il conservatore vuole che nulla cambi, ma il reazionario vuole abolire lo stato di cose presente, ed è quindi a suo modo un rivoluzionario, che
però intende ritornare al passato – nel caso di Pasolini, il Friuli della sua infanzia assurto a mito fondativo. Carrera analizza in parallelo la ricezione italiana e americana di Pasolini (che nel mondo accademico americano è una vera e propria icona) per sgombrare il campo e poter meglio accedere al senso profondo della sua rivisitazione dell’Orestiade. Nelle intenzioni originali di Pasolini, il lavoro su Eschilo dovrebbe mostrare la via d’uscita da un mondo arcaico e vendicativo verso la nascita della società civile, del diritto e della democrazia, se non che Pasolini in realtà a quel mondo arcaico si sente più affine di quanto vorrebbe, al punto da concludere Pilade, il suo “seguito” dell’Orestiade, con una maledizione contro la ragione, e di fatto contro la democrazia stessa. Ma è proprio su questo “estremismo” di Pasolini che è necessario confrontarsi, più che sulla sua nostalgia
per la scomparsa cultura contadina.
Alessandro Carrera è direttore del Department of Modern and Classical Languages alla University of Houston, in Texas, dove insegna Letteratura italiana e Global Studies. Laureato in Filosofia Teoretica alla Università degli Studi di Milano e con un dottorato in Musica e Media alla University of Huddersfield, in Gran Bretagna, ha lavorato per il Ministero degli Affari Esteri e ha svolto diversi
incarichi universitari negli Stati Uniti e in Canada. È autore di poesie, romanzi e saggi di letteratura italiana e comparata, filosofia, musica, cinema e arte. Tra i suoi libri più noti, la traduzione delle prose e canzoni di Bob Dylan, nonché la monografia La voce di Bob Dylan (Feltrinelli).

Ha scritto importanti saggi di musicologia e poesie e racconti che hanno meritato prestigiosi premi. L’ultima raccolta di poesie è Il vagoncino rosso (Crocetti). È direttore di “Gradiva. International Journal of Italian Poetry” (Olschki) di cui a Pistoia si è celebrato il cinquantenario (28 settembre 2025).

Marino Biondi

Marino Biondi, ha insegnato Storia della critica e della storiografia letteraria e Letteratura italiana nella Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze, e in libri e saggi si è occupato del poeta-scrittore e pensatore apocalittico. Fra i suoi studi pasoliniani, si segnala un esame della sua tesi di laurea discussa a Bologna nel 1945, Il Pascoli di gioventù, nel volume Critica e Biografia (Fara Editore). È
autore di importanti monografie sulla letteratura e la cultura italiana del Novecento.
È stato presidente della Fondazione Serra di Cesena, e su Renato Serra ha scritto a più riprese saggi fondamentali. Gli è stato assegnato il Premio Casentino per la Ricerca e la critica letteraria ed è stato membro della giuria di vari premi letterari, tra cui il Viareggio-Rèpaci. L’ultimo suo eccentrico libro è La scienza triste. Letteratura e storia in economia (Helicon).

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