venerdì, Giugno 19, 2026

Potere al Popolo Toscana: Sollicciano rappresenta il fallimento del sistema

FIRENZE – Il Gip del Tribunale di Firenze ha disposto il sequestro preventivo di ben sette sezioni della Casa circondariale di Sollicciano a causa delle gravi condizioni igienico-sanitarie riscontrate nelle sezioni 1, 2 e 7 del reparto giudiziario maschile, nelle sezioni 9, 10 e 12 del reparto penale maschile e nella sezione Accoglienza. Una decisione senza precedenti nella storia del sistema penitenziario italiano.
“A seguito del provvedimento del Gip – si legge in una nota di Potere al popolo Toscana -, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria si vanta di aver stanziato 9 milioni di euro previsti dalla legge di bilancio 2025 e l’aggiudicazione della progettazione del 15 maggio scorso, presentando il trasferimento dei detenuti come parte di una programmazione già avviata. Sappiamo bene che questa ricostruzione non corrisponde alla realtà: il trasferimento dei detenuti ristretti nelle celle sequestrate è stato disposto a causa delle condizioni disumane e degradanti in cui erano costretti a vivere. I problemi strutturali e organizzativi dell’istituto erano noti da tempo. Abbiamo denunciato più volte l’endemica condizione di sovraffollamento, la presenza di muffa, infiltrazioni d’acqua, infestazioni di cimici dei letti e le numerose altre criticità che affliggono la struttura. In altre parole, abbiamo denunciato l’esistenza di una vera e propria discarica sociale, un luogo che produce trattamenti inumani e degradanti, incompatibili con i principi di una società civile. Riteniamo che Sollicciano oggi sia l’emblema di un sistema che ha rinunciato ad ogni funzione rieducativa e si limita a segregare e marginalizzare. Ciò di cui invece l’Italia ha bisogno è un sistema penale in cui il carcere sia un luogo di cambiamento e non di vendetta”.

A giudizio di Potere al popolo, un’alternativa esiste e deve fondarsi sul rafforzamento delle misure alternative alla detenzione, nell’ottica di superare il carcere come forma quasi esclusiva di pena. La detenzione dovrebbe rappresentare uno strumento di ultima istanza e, quando applicata, deve svolgersi nel pieno rispetto degli standard dei diritti umani, attraverso adeguati investimenti economici e una profonda riorganizzazione orientata al reinserimento sociale delle persone detenute. Solo così si può favorire un reale percorso di inclusione.

“Pretendiamo che le persone detenute vengano finalmente considerate parte integrante della società – concludono – e come tali, titolari di diritti di cui la politica deve farsi carico.
È necessario avviare una programmazione seria e credibile sul sistema penitenziario, superando la dicotomia tra società libera e società reclusa. Il modo in cui vengono gestite le sanzioni penali e la loro capacità di rieducare le persone influenzano inevitabilmente anche la società nel suo complesso. Infatti, i dati dimostrano che la recidiva è minore quando vengono svolti percorsi di rieducazione. Per tutte queste ragioni vogliamo una società in cui la sicurezza sia garantita dal welfare e dai diritti sociali, non dalla repressione e dalla detenzione”.

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