domenica, Giugno 28, 2026

Dagli orti al vivaismo, il professor Carlo Vezzosi ospite dell’Accademia della Chionchina

di Marcello Paris

PISTOIA – Una piacevole serata fra le vigne del ristorante “Alberto” a Pistoia per parlare di piante e del vivaismo pistoiese con una persona che ha dedicato una vita all’agricoltura.

Carlo Vezzosi

Carlo Vezzosi, dottore agronomo, è stato per decenni professore prima e poi preside dell’Istituto agrario Barone De’ Franceschi formando centinai di studenti in una materia che per Pistoia è una importante risorsa.

Vezzosi ha ripercorso la storia dei vivai a Pistoia e dintorni e la loro prima apparizione negli “orti” delle case signorili e dei nobili per coltivare ortaggi per uso domestico per poi diventare giardini con coltivazione di fiori. Alla metà dell’Ottocento si estende la pratica del giardinaggio per uso anche di arredo. Questa pratica, poi, si è allargata agli spazi liberi all’interno delle mura cittadine e infine ai campi diventando un’attività economica molto redditizia con piante officinali, alimentari e fiori. E siccome capacità, terreno favorevole e facile commercializzazione il vivaismo pistoiese è arrivato a rappresentare una delle principali attività del territorio e una realtà più importante d’Europa.

Per esemplificare le origini, il professore ha ricordato uno dei luoghi fra i primi ad essere coltivato in modo professionale: si tratta della zona fra il Seminario e il giardino di Montoliveto, il brutto palazzo della vecchia Sip, dove c’erano gli orti del Monastero di San Francesco, poi altri all’interno dell’ultima cerchia muraria.

Sempre alla fine dell’Ottocento si iniziò a tenere delle mostre, fra queste in piazza San Francesco, allora piazza Mazzini, con i prodotti degli orti che ancora con si chiamavano vivai: i cataloghi riportavano la scritta, stabilimento orticolo.

Si arriva alle piante ornamentali. All’inizio del ‘900 si comincia la vera attività agricola con la produzione di piante nell’area vicina all’ospedale del Ceppo con la coltivazione in piena, terra senza vaso.

Il salto in quantità si ha dopo la prima guerra mondiale grazie all’aumentare della richiesta e la necessità di avere nuovi spazi, così la coltivazione si allarga a fuori le mura, soprattutto nella zona a sud della ferrovia, negli spazi ora occupati dalla Misericordia, dove c’era un vivaio al tempo il più importante d’Europa e che i meno giovani ricorderanno: i vivai Martino Bianchi, che si sviluppava verso via Fiorentina. Qui si faceva anche un po’ di ricerca.

E siccome le piante producevano un buon reddito gli operai iniaziarono l’attività in proprio dando vita allo sviluppo che oggi conosciamo.

Iniziò anche la produzione in vaso con innesti per ottenere nuove specie resistenti alle malattie e la necessità di “trattare” le piante, lavorarle per poterle esportare senza danni e prepararle per l’attecchimento nei luoghi di destinazione.

Poi di argomento in argomento Vezzosi si è lasciato andare alla critica della destinazione, soprattutto nel pubblico, di piante in luoghi non adatti per quella specie sia per terreno che per clima.

La caratteristica di Pistoia è la grande capacità di preparare le piante, tecnica che altri paesi hanno copiato o chiedono “come si fa“.

Insomma, alla Chionchina si è tenuta una vera lezione di storia sulle piante e sulla nascita di un’attività economica che fa essere Pistoia capitale mondiale delle piante e risorsa importante non solo per la città o la Toscana ma per l’intero Paese.

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