martedì, Maggio 26, 2026

Eugenio Giani alla Festa di Capecchi: ‘Il modello-Pistoia un esempio nazionale’

di Riccardo Agostini

PISTOIA – Se deve essere festa, che festa sia. Una piazza dello Spirito Santo piena, accoglie il popolo del centrosinistra che aspettava questo momento da almeno 9 anni. Dunque, l’euforia si spiega e si comprende.

Giovanni Capecchi, eletto Sindaco, stappa spumante e lo condivide con i suoi elettori accorsi a festeggiare. Ma la piazza accoglie anche i vertici più alti del centrosinistra toscano, a partire dall’onorevole Marco Furfaro, al segretario regionale del PD Emiliano Fossi, alla consigliera regionale Simona Querci. Ma accoglie anche, e soprattutto, il presidente della regione Eugenio Giani.

Un Eugenio Giani raggiante e visibilmente soddisfatto. “Se me lo avessero detto sei mesi fa – afferma il presidente della regione – non mi sarei aspettato un risultato del genere. In realtà, invece, ho visto una crescita progressiva dal messaggio che poteva venire dal fronte progressista. Marco Furfaro mi presentò Giovanni Capecchi tempo fa. A quel punto mi sono ricordato di quando lui era assessore alla cultura ed io ero amministratore a Firenze e delle molte iniziative che avevamo fatto insieme. Ho trovato subito in lui una persona che mi piaceva”.

“Mi piaceva perché esprimeva cultura – prosegue – ed aveva un suo carisma rassicurante che dà protezione e senso di fiducia ai cittadini, tanto è vero che ha risvegliato una partecipazione di persone e di ambienti che non andavano più a votare. In un primo momento, questo, ha suscitato anche uno scontro perché non viene dal Partito Democratico. In realtà è stato anche utile perché nel PD è scattato un orgoglio per dimostrare che in questa coalizione il partito aveva un peso. Da qui le primarie e la candidatura di Stefania Nesi, che ha interpretato questo orgoglio. Dopo le primarie è scattato il meccanismo di unità. E’ stato bravo Giovanni Capecchi ad indicarla come vice sindaca. Si sono unite così due forze, una movimentista e l’altra più pragmatica e riformista. Pistoia è un esempio a livello nazionale. A Elly Shlein, a Igor Taruffi, al grande Marco Furfaro, che ha svolto un ruolo fondamentale a Pistoia, dico prendiamo in considerazione il modello Pistoia. Con questo si può vincere in tante altre realtà”.

Un Eugenio Giani, quindi, che accetta e sottoscrive la soluzione-Pistoia e la propone al mondo della sinistra su tutto il territorio nazionale.

Non a Prato, però. “A Prato – sottolinea Eugenio Giani – ci sono elementi di forte diversità, rispetto a Pistoia. Elementi di diversità che però confluiscono in uno stesso obiettivo e risultato. A Pistoia Giovanni Capecchi portava nuova energia per uno sforzo di rinnovamento. Biffoni, invece, è l’uomo che ha ben governato per 10 anni, che aveva ricevuto un messaggio da parte dei cittadini di rappresentare Prato al meglio in Regione e che poteva apparire costretto a ritornare perché aveva avuto poco spazio.  In realtà non era vero. A Biffoni avevo semplicemente detto: hai ricevuto un grande risultato; entra in Regione e preparati a comprendere le norme e le leggi del contesto regionale, dove non aveva esperienza. Tanto è vero che lo avevamo fatto presidente della commissione sanità, in assoluto la commissione più importante del consiglio regionale. Con questo è evidente che Matteo avrebbe avuto uno sbocco anche in Regione, probabilmente in giunta l’anno prossimo, con le elezioni politiche, quando alcuni dei nostri amministratori potranno essere eletti rappresentanti in parlamento. Rispetto a questo disegno, invece, si è posto il problema di Prato e di un candidato autorevole. Matteo ha, quindi, accettato di poterlo essere. Con questo ha fatto un percorso inverso.  Avendo già dato tutto nel passato, spesso nella politica si dice che mai si deve tornare nel luogo dove si è fatto il massimo. Invece Matteo lo ha fatto, e lo ha fatto molto bene, ritrovando subito la sintonia con la città.

Nel bellissimo intervento che ha fatto l’ultima sera ha citato una serie di aneddoti che me lo hanno fatto vedere con l’anima autentica “io son di prao e voglio esser rispettao”, con  quell’orgoglio tutto pratese, fatto di laboriosità e impegno.

Allora Matteo usò una espressione tipica: camminare veloce e parlare a voce alta. L’espressione tipica del pratese anni 60/70 che portò la città ad essere il capoluogo economico della Toscana, con la laboriosità, la voglia di correre, di imporsi nel parlare. Ho capito che esprimeva l’anima vera di una Prato che l’ha ripagato con un successo straordinario. Anche se viene dal passato, può dire molto nel futuro”.       

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