di Andrea Mori
PRATO – Sono quindici anni che Gabriele Mei vive per strada. Quindici anni quasi tutti passati a Prato. Lo abbiamo incontrato alla biblioteca Lazzerini, che lui frequenta spesso per caricare il cellulare, prendere libri in prestito (è un avido lettore) e bere qualche caffè.
Parlare con Gabriele significa osservare da vicino l’esistenza di una persona senzatetto, anche perché lui parla di tutto e con tutti, non a caso oltre ad aver scritto due libri, da diversi anni gestisce un proprio canale YouTube.

Gabriele, cominciamo dal principio: da quanto tempo vivi per strada?
Dal 30 maggio 2008, lo ricordo ancora. A quel tempo lavoravo 12-14 ore al giorno come facchino magazziniere in una ditta all’Interporto, finché non sono “scoppiato”. Scoppiato nel senso che non ce la facevo più, mi sentivo come il criceto sulla ruota che gira: corre, corre, ma non realizza nulla di concreto. Era un venerdì, dovevo entrare a lavorare dopo pranzo e fare le tre di notte; quello stesso giorno venni sbattuto fuori dall’affittacamere in cui alloggiavo perché non volevo più pagare, ero infatti stanco di spendere per un posto letto e rimanere sempre con pochi soldi in tasca.
A quel punto?
A quel punto parcheggiai la mia Clio vecchia, degli anni ’90, sempre all’Interporto; la macchina diventò il mio letto per due anni. Da quel momento iniziai a fare meno ore al lavoro, fino a quando dal 2010-11 non ho più avuto un impiego e quindi neanche soldi. Poi l’auto si guastò, per cui dovetti lasciarla ferma in un campo. Rimasto senza mezzo, per mangiare sono stato costretto tutti i giorni a farmela a piedi da I Gigli (che è vicino all’Interporto, ndr) fino alla mensa dei poveri che si trova dietro piazza Mercatale. Ero dimagrito parecchio perché il cibo che davano alla mensa consisteva in un pranzo che io mi facevo bastare tutto il giorno, oltre poi al fatto che la camminata che mi dovevo fare era di un’ora ad andare e un’ora a tornare. Poco tempo dopo mi fu fatto un trattamento sanitario obbligatorio (Tso) e diagnostica la schizofrenia, ovvero allucinazioni visive e uditive. Mi venne riconosciuta l’invalidità civile. Tra l’altro ancora oggi, nonostante la terapia farmacologica, soffro di voci nella testa.
Probabilmente ti sarai sentito più volte fare la domanda: “Ma perché non ti metti a lavorare”? Cosa rispondi?
Sì, è una domanda che mi viene fatta. E la risposta è che ho grandi difficoltà a lavorare sia per la mia condizione di invalido civile di cui ti ho appena parlato, sia per problemi fisici che l’impiego come facchino/magazziniere mi ha lasciato a gamba e schiena.
Quali sono le tue entrate in questo momento?
500€ dell’assegno d’inclusione e 350 dell’invalidità. Ogni tanto capita che mi vengano fatte donazioni su YouTube attraverso il mio canale, come per esempio quando ho bisogno di farmaci. Sempre con YouTube, poi, grazie ai video che realizzo riesco a guadagnare un centinaio di euro ogni 3 mesi.
A proposito di YouTube, dove da anni racconti la tua vita per strada, ci dici cosa ti ha spinto ad aprire il canale (“Gabriele Mei LIVES” ndr.)?
Il primo motivo è perché mi piacerebbe essere conosciuto, il mio sogno fin da bambino è infatti quello di diventare famoso, importante, ricco. Ovviamente mi sono chiesto, in quanto senzatetto, come avrei fatto a raggiungere questo successo e quindi chi e perché sarebbe potuto essere interessato al racconto della mia vita. Allora ho cercato, col cuore come con la mente, di realizzare degli approfondimenti così da far capire bene che cosa si prova a stare per strada. Poi, oltre al voler essere conosciuto, ho pensato che questi miei racconti potessero essere, come mi hanno suggerito le ‘voci’, un’azione nobile.
Spiegaci meglio cosa ti hanno detto queste ‘voci’?
Che la strada per migliorare la condizione dei popoli su questo pianeta sono i valori: la nobiltà, il senso dell’onore, la giustizia, la lealtà, la fedeltà. È l’unico modo per far diminuire i conflitti tra gli uomini. La vittoria dell’amore sull’odio è l’unica strada che porta all’evoluzione dello spirito. Per intendersi, la vera guerra non è una come può essere quella tra Russia e Ucraina, bensì una ad un livello più profondo. Con i video che realizzo cerco proprio di tenere vivi e diffondere tali valori.
Nel corso dei tuoi quindici anni vissuti in strada avrai sicuramente avuto modo di osservare anche la Prato “oscura”. Ce la racconti?
Rispetto alle zone che frequento io, ti dico che in centro nel corso del tempo è aumentato il degrado, anche se questa è una cosa che sanno un po’ tutti: ci sono spacciatori, delinquenti, ladri, alcolizzati, tossicodipendenti, chi chiede l’elemosina. Poi, una zona veramente infestata da brutta gente è quella che parte dalla stazione centrale e arriva fino a piazza San Marco. In quell’area, a qualunque ora, puoi anche acquistare armi.
Circa un mese fa sei stato picchiato. Ci racconti cos’è successo?
Nell’ultimo periodo ho conosciuto alcune prostitute con problemi di droga che, tra una chiacchiera e l’altra, hanno finito per raccontarmi la storia della loro vita. Ascoltandole ho pensato che potesse essere una buona idea quella di intervistarle e caricare i video sul mio canale e così ho fatto. Pubblicare questi filmati deve aver infastidito qualcuno che non vuole che queste ragazze possano almeno avere la speranza di una vita migliore, o se non altro il contatto con qualcuno che non fa uso di sostanze, non beve e che ogni tanto le dà anche qualche soldo e da mangiare. Insomma, mentre stavo dormendo alla stazione centrale, alle 5 di mattina, un uomo ha iniziato a prendermi a bastonate violentemente e per diversi minuti, tanto che la polizia l’ha beccato sul fatto. Fortunatamente non mi ha rotto le ossa.
Dopo quello che è successo continuerai ad avere rapporti con le ragazze?
Sì, gli ho promesso che non le avrei abbandonate visto che comunque vivono di prostituzione, droga e brutte amicizie. Però devo stare attento: a volte è meglio lasciar passare un po’ di tempo prima di ributtarsi nella mischia, anche perché ho il braccio che mi fa ancora male per le botte.
Gabriele torniamo un attimo indietro nel tempo. Quando si pensa ad un senzatetto ci si immagina che questi sia cresciuto in un brutto contesto familiare (episodi di violenza, sostanze ecc.), è il tuo caso?
No. Ho avuto genitori splendidi e amorevoli che, tra l’altro, dal punto di vista economico non mi hanno fatto mai mancare niente. Entrambi operai che purtroppo sono morti nel giro di un anno l’uno dall’altro di tumore; la mamma aveva 53 anni e il babbo 56. Io ne avevo 23-24.
Permettimi adesso alcune domande più specifiche sulla tua vita di senzatetto. La prima riguarda l’igiene personale, e quindi: come ti lavi? E poi, in inverno, quando fa molto freddo, riesci a dormire?
Generalmente mi lavo in albergo, una volta al mese. A volte vado alla struttura del Comune dove ci sono le docce, anche se però la cerco di evitare visto la gentaccia che ci si trova. Le parti intime invece, essendo quelle che puzzano di più, le lavo molto più spesso, alle fontanelle. Sul freddo invece ti dico che non mi ha mai dato problemi, molto semplicemente mi copro. Il vero nemico di un senzatetto semmai è la pioggia, perché non sai dove andare a dormire.
Ti senti sostenuto dallo Stato?
Sì, perché in un modo o in un altro non mi ha mai abbandonato. Anche se qualcosa da dirgli ce l’ho: sono stato in una struttura del Comune per un anno e mezzo e mi sono ritrovato ad essere insieme a tossicodipendenti, ladri, spacciatori, alcolisti, ex detenuti. Io però non sono come loro, non sono come gli altri senzatetto, a me la strada non mi ha imbruttito, non mi ha incattivito.
Cosa apprezzi della tua vita “on the road”?
Premesso che io non ho mai voluto essere un senzatetto, una situazione in cui mi sono trovato e alla quale mi sono adattato, ho scoperto in seguito cose splendide che la maggior parte delle persone che stanno in casa perde. Una ad esempio è lo svegliarsi nel pieno della notte e guardare le stelle mentre “ascolti” il silenzio della natura, una cosa magica.



